IAI
Arabia Saudita

Nel Regno dei Saud qualcosa sta cambiando

23 Apr 2007 - Mario Arpino - Mario Arpino

Nonostante la conflittualità, l’instabilità e le incertezze che continuano ad affliggere il Medio Oriente, l’Arabia Saudita, lo Stato più potente della Regione, si affaccia ormai sullo scenario globale in modo propositivo, con l’evidente determinazione di porsi quale guida dei “moderati”. Questa, ritengo, sarà l’impressione che il nostro Presidente del Consiglio porterà a casa in seguito alla sua visita. Non sono ancora trascorsi due anni da quando Abdallah, dopo 23 anni di regno del fratello Fahad, è assurto al vertice dello Stato e della famiglia al-Saud, e già si può osservare come questo periodo sia stato caratterizzato da una transizione più dinamica, continua, ma senza scossoni. Sebbene, come principe della Corona, avesse di fatto già retto le sorti del Regno durante tutto il lungo periodo di infermità del fratello, la sua formale ascesa al trono come Custode delle Due Sante Moschee (è questo il titolo che legittima il suo potere) ha portato sfide importanti e profonde aspettative in tutta la penisola, nella direzione cambiamenti concettuali nei settori economico, politico e sociale.

Novità di carattere economico
Per quanto riguarda l’economia, negli ultimi tempi l’Arabia Saudita ha notevolmente semplificato le sue politiche commerciali, ponendo in vigore nuove leggi che regolano la concorrenza e aprono agli investimenti stranieri con un maggior grado di trasparenza. Parallelamente, è stato introdotto un sistema di tassazione “business friendly” e sono stati definitivamente liberalizzati i servizi bancari e finanziari. Fino a poco tempo fa, infatti, gli imprenditori dovevano ricevere un invito da un cittadino saudita prima di intraprendere un viaggio d’affari nel Regno, e già questo è un chiaro segno di voler rompere l’isolamento.

Le misure subito intraprese hanno fatto sì che, solo quattro mesi dopo l’avvicendamento al trono, l’Arabia Saudita abbia potuto entrare come centoquarantanovesimo membro dell’Organizzazione mondiale per il Commercio (Wto), dopo ben dodici anni di paziente negoziato. Tra le altre misure adottate, il Regno ha aperto il settore dei servizi alla partecipazione straniera, impegnandosi a proteggerne le proprietà intellettuali. Sono già state abbattute le barriere commerciali nelle telecomunicazioni, nell’information technology e nei settori farmaceutico, chimico e dell’aviazione civile.

Ci si aspetta ora che queste aperture inducano sinergie e accelerazioni a cascata in tutti i settori beneficiari. Un esempio è la trasformazione in atto nel settore delle Poste, ente statale, che è oggetto di un’azione di incremento dell’efficienza su modello privato, in vista di un lancio sul mercato. Secondo il direttore della Sagia (Saudi Arabian Investment Authority), l’essere membri del Wto dà agli investitori stranieri la sicurezza che le leggi e i regolamenti in vigore nel Paese sono ormai allineati agli standard internazionali.

La politica degli investimenti
Le riforme e gli investimenti interni, favoriti dall’alto prezzo del greggio in questi ultimi anni, consentono ora di migliorare le condizioni di vita di una popolazione che raggiunge ormai i 27 milioni e, soprattutto, di fornire opportunità di lavoro e di impiego alle giovani generazioni. Il forte incremento del numero di residenti e il conseguente alto tasso di disoccupazione rendono urgente ricercare ed espandere, con priorità, sopratutto le attività economiche non legate all’industria petrolifera. Al momento, sono in atto una quarantina di mega-progetti in un’ampia gamma di attività industriali. In termini di investimenti, quelli legati al petrolio e al gas infatti sono ormai meno di un quarto del totale.

Tra i mega-progetti di indirizzo strutturale, c’è la realizzazione, sulla costa del Mar Rosso a nord di Gedda, di un vastissimo complesso economico-industriale. Il progetto, noto con il nome di King Abdallah Economic City, è destinato a fungere da catalizzatore per attirare nuove opportunità di investimenti nazionali e stranieri, con l’aspettativa di creare mezzo milione di posti di lavoro in attività economiche e industriali.

Riforme e lotta al terrorismo
In parallelo con questi progetti infrastrutturali innovativi, l’agenda di Re Abdallah prevede un nutrito carnet di riforme sociali e politiche, in quanto vi è consapevolezza e preoccupazione per le tendenze estremiste che covano in diversi strati della popolazione, e non solo nella parte più povera. Forse con ritardo, ma sicuramente con decisione dopo il triplice attentato suicida occorso a Riad nel 2003, in Arabia Saudita le misure nei confronti dei militanti di Al Qaeda e dei religiosi che davano loro supporto sono ormai di gran lunga le più dure tra tutti i Paesi arabi o musulmani.

Le Autorità hanno anche piena consapevolezza delle distorsioni e dei danni causati nella mente dei giovani da un certo tipo di istruzione religiosa, e si sono ben rese conto che è necessario fornire loro un tipo di insegnamento che sia sufficientemente ampio per far da ponte tra la cultura tradizionale e la comprensione di quella occidentale. Per raggiungere questo obiettivo di medio-lungo termine, sono gia state avviate riforme scolastiche graduali.

Tra queste misure, vi sono particolari corsi per gli insegnanti affinché combattano l’intolleranza religiosa, mentre vengono introdotti nuove metodologie di studio e nuovi libri di testo. Vengono inoltre sviluppati programmi internazionali, per permettere a un numero sempre maggiore di studenti sauditi di frequentare corsi all’estero, conoscere nuovi amici e aprirsi a culture diverse.

Segnali di apertura anche all’interno
Per quanto riguarda la politica estera e il Medio Oriente, il Regno si sta ormai proponendo al mondo musulmano sunnita come “leadership” alternativa a quella di Teheran nel mondo sciita, a fronte dell’evidente debolezza strutturale e fragilità propositiva che oggi, purtroppo, mostra l’Egitto. Anche in politica interna il progresso è graduale, lento, ma comunque già avviato. Probabilmente l’Arabia Saudita avrà difficoltà a diventare una democrazia compiuta, ma, intanto, si è cominciato l’anno scorso a tenere le prime elezioni municipali e si intende continuare attraverso una serie di referendum dove i cittadini saranno messi in grado di votare su aspetti che riguardano direttamente la loro vita quotidiana.

Anche la prospettiva di estendere il voto alle donne è oggetto di dibattito ormai aperto, come pure lo è quello sul ruolo delle donne nelle società. Sembra poco, ma già il concetto di “dibattito” per l’Arabia Saudita è un passo da gigante. Molti sauditi oggi spingono per cambiamenti più rapidi, mentre altri preferirebbero passi più cauti. Altri ancora, e questa purtroppo è una realtà, sono contrari a qualsiasi tipo di cambiamento che possa intaccare le tradizioni anche in minima parte.

La sfida che si trovano a fronteggiare Abdallah, la famiglia al-Saud e il Governo consiste proprio nel procedere con determinazione, ma senza creare eccessive tensioni e squilibri tra queste tre tendenze in conflitto.