IAI
Opera buffa strategica

L’antimissile ha perso la guida

15 Mar 2007 - Stefano Silvestri - Stefano Silvestri

Turchia, Grecia e Italia centro-meridionale e insulare scoperte? Il piccolo scudo antimissile fortemente voluto da George W. Bush non proteggerebbe il nostro paese, o almeno parte di esso, né altri due membri della Nato. Se ne adombra il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica e afferma che è ora necessario ristabilire la parità dei rischi strategici, magari dispiegando nel Mediterraneo alcuni sistemi di tamponamento come qualche incrociatore americano Aegis, con capacità antimissile, dei Patriot o quant’altro. Quanto è serio tutto questo?

La minaccia che non c’è
Così a prima vista non molto. Bush si prepara con grande spesa a contrastare una minaccia che ancora non c’è, almeno per quel che riguarda l’Iran (alla minaccia Corea del Nord non crede più nessuno e, comunque, non preoccupa la Nato), e che non si sa neanche se ci sarà in futuro. Per di più lo fa con un sistema e una tecnologia sul cui funzionamento sussistono ancora più che fondati dubbi. Ma in realtà il problema è più complesso e, malgrado ciò che dice il Segretario Generale, non risolvibile alla svelta con qualche incrociatore.

Il fatto è che forse è Mosca ad aver ragione. Se veramente Washington si preoccupa del riarmo iraniano o in genere della bomba islamica che potrebbe esserci nel prossimo futuro, perché ha deciso di dispiegare il suo sistema difensivo nell’Europa settentrionale e centrale? Non sappiamo ancora bene come funzionerebbe il sistema americano, ma se dovesse intercettare il missile quando si avvicina al suo apogeo, o anche a mid-course, compirebbe un’operazione molto più difficile e incerta di quella volta ad intercettarlo quando parte ed è reso visibilissimo dalla sua scia di fuoco e di fumo. Sarebbe stato molto più logico dispiegare le difese nel Mediterraneo e in Turchia e, magari, rispondere positivamente alle avances ufficiose fatte dai russi, che proponevano di collegare il sistema antimissile con i loro radar meridionali (un’opzione questa tanto più logica che ora gli Usa stanno studiando l’installazione di altri sistemi radar e/o missilistici nel Caucaso … ma indipendenti da quelli della Russia!).

Si sarebbe evitata in questo modo anche un’altra conseguenza negativa: uno studio dell’Association of American Scientists, qualche tempo fa, ha dimostrato che l’intercettazione di un missile balistico sulla Polonia farebbe probabilmente ricaderne i rottami (inclusa la testata nucleare) sull’Europa settentrionale. Se ci rammentiamo cosa successe nel 1991, durante la guerra per il Kuwait, quando si vide come i maggiori danni causati dai missili Scud lanciati dall’Iraq furono in effetti dovuti alle conseguenze delle intercettazioni missilistiche compiute dai missili Patriot (che in alcuni casi dirottarono su zone abitate missili che altrimenti sarebbero caduti in zone deserte), la cosa deve far riflettere. Comunque, perché scegliere la via più difficile, pericolosa e incerta, oltre che più contestabile sul piano politico?

Sognando lo scudo
Forse perché qualcuno a Washington continua a sognare che quel che è piccolo oggi potrebbe crescere domani, rispolverando la prospettiva dello scudo stellare (quello vero), che dovrebbe annullare la parità strategica e nucleare con Mosca (e con Pechino), abbandonando alle ortiche la dottrina della dissuasione nucleare e dell’equilibrio della minaccia distruttiva. In questa direzione vanno anche i discorsi sulla dominazione tecnologica, il controllo militare dello spazio eccetera.

Già solo questo dovrebbe preoccupare gli europei, che con la Russia condividono un continente. Ma anche di più dovrebbe preoccuparli il fatto che questa operazione nazionale americana mal si concilia con la continuità della dissuasione allargata americana, cioè della dottrina che è alla base della strategia della Nato. In effetti, non solo si stabilirebbero delle distinzioni di vulnerabilità tra gli alleati, ma si rafforzerebbe la tendenza americana a stabilire rapporti “speciali” con alcuni paesi, che risulterebbero così “più alleati” di altri (sono evidenti gli echi della visione di una “nuova” Europa contrapposta a una “vecchia” Europa).

In tutto questo, è ben strano che la Nato, nell’affrontare il tema del piccolo scudo americano e dell’Europa, sembri dimenticare che essa stessa aveva avviato almeno due progetti di difesa antimissile (ambedue con forte partecipazione americana) e cioè il Thaad per la difesa ad alta quota, contro missili balistici, e il Meads per la difesa tattica, di aree più circoscritte: cosa accade di questi progetti? Vengono annullati dal mini-scudo, gli si affiancano o possono essergli alternativi? Intanto al Vertice di Riga la Nato affermava che fra cinque anni sarà operativo il programma Altbmd (Active Layered Theatre Ballistic Missile Defence): come mai non risponde alle preoccupazioni sollevate dal Segretario Generale?

La confusione è tanta, e per questo è sbagliato pensare solo all’episodio del mini-scudo. In dubbio è tutta la dottrina nucleare alleata, a cominciare dal futuro delle armi nucleari tattiche americane ancora presenti in Europa. Qual è il loro ruolo, oggi e in prospettiva? Le poche testate nucleari rimaste sono bombe da aereo, a caduta libera: è probabile che fra 10 o 15 anni non avremo più neanche gli aerei attrezzati per portarle a destinazione. Ma anche ne restasse qualcuno, a cosa servirebbe?

Sono sistemi vulnerabili ad attacchi preventivi, a bassa penetrazione, ormai privi di una chiara missione dissuasiva o difensiva e lentissimi rispetto a quelli missilistici. Essi costituiscono ancora il legame materiale e il pegno visibile della dissuasione nucleare americana a difesa degli alleati europei. Ma i progressivi mutamenti della dottrina strategica americana (gli antimissile, la guerra preventiva, le pressioni per arrivare ad un uso pre-strategico di certi armi nucleari specialistiche, eccetera), nonché le evoluzioni tecnologiche e della minaccia ne diminuiscono la consistenza e il significato.

Il piccolo scudo di Bush è solo la cima di un iceberg di domande, e la Nato gli corre incontro. Come il Titanic?