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Elezioni francesi

Sarkozy aumenta il vantaggio

15 Feb 2007 - Livio Caputo - Livio Caputo

L’ombra delle imminenti elezioni francesi comincia a proiettarsi sull’Europa. Dall’esito dello scontro tra Nicolas Sarkozy, candidato gollista che grazie al suo efficientissimo apparato ha riassorbito anche il dissenso interno del clan Chirac, e Segolène Royal, candidata socialista designata a furor di popolo scavalcando i vecchi notabili del partito, dipenderanno infatti molte cose: i nuovi equilibri politici dell’Unione, l’esito del tentativo di rilanciare il processo costituzionale, il futuro dei rapporti transatlantici, l’intensità della spinta riformista nella cosiddetta “vecchia Europa”nei prossimi cinque anni.

Forte incertezza
Per quanto i sondaggi assegnino un vantaggio sempre più cospicuo a Sarkozy, è prematuro oggi fare previsioni, soprattutto perché non sappiamo come si comporteranno, al ballottaggio, gli elettori dei numerosi candidati presumibilmente eliminati al primo turno. Quelli di Le Pen a destra, quelli della comunista Buffet e dei vari esponenti ultra a sinistra e soprattutto quelli di Francois Bayrou, una specie di Casini francese che si è staccato dal centro-destra per tentare una avventura solitaria al centro e le cui quotazioni sono in continuo aumento. Possiamo però dire, fin da oggi, che direzione imboccherà la Francia sui temi caldi a seconda se vincerà Supersarko o Madame Royal.

Nel caso Sarkozy riuscisse ad arrivare all’Eliseo dovremo registrare una sensibile virata a destra della leadership europea perché, al contrario di Chirac, l’attuale ministro dell’Interno è un liberal-conservatore di origine controllata, anche se, per ragioni elettorali, non disdegna le aperture populiste. La sua vittoria arriverebbe un anno dopo il successo della cristiano-democratica Angela Merkel sul socialdemocratico Gerhard Schroeder in Germania e precederebbe di altrettanto un probabile ritorno al potere dei Popolari in Spagna. Anche in Gran Bretagna i sondaggi danno, per la prima volta in oltre un decennio, i conservatori di David Cameron in vantaggio sui laburisti, ma qui le elezioni sono ancora lontane.

Visti anche gli stretti legami che Sarkozy ha stabilito con Gianfranco Fini (più che con Forza Italia), al governo italiano di centro-sinistra, in controtendenza rispetto all’Europa che conta (ma anche a Polonia, Svezia, Danimarca, Grecia, Olanda, Romania e Paesi baltici) verrebbe a mancare una sponda importante. Non c’è perciò da stupirsi se la nostra coalizione di governo fa il tifo per Madame Royal, che nel suo discorso dell’11 febbraio ha illustrato un programma abbastanza simile a quello dell’Unione: grande sforzo per la giustizia sociale, anche a costo di aumentare la tassazione.

Per quanto riguarda il tentativo, che sta prendendo corpo proprio in questi giorni e che culminerà nella dichiarazione di Berlino del 25 marzo, di rilanciare il processo costituzionale europeo, nessuno dei due candidati può essere considerato un alleato sicuro. Entrambi credono nell’Europa, ma nessuno dei due – anche per le divisioni dei rispettivi schieramenti – può riproporre ai francesi senza sostanziali modifiche il testo che hanno bocciato due anni fa. Il rilancio della Carta non potrà perciò avvenire prima che il nuovo presidente francese si sia insediato, ma anche che abbia formato il suo governo e abbia valutato le varie opzioni.

Questo ci porterà, purtroppo, alla fine del semestre di presidenza tedesca, vera forza motrice del rilancio europeo, ma i Paesi che prenderanno il timone nei due semestri successivi sembrano già essersi impegnati a seguire la linea. E’ certo, comunque, che Sarkozy e Royal chiederebbero ai partner modifiche diverse: il primo punterebbe di più sulla politica estera e di difesa, la seconda sulle politiche sociali.

I rapporti con gli Usa
La principale novità di una presidenza Sarkozy, rispetto a Chirac ma anche a Mitterrand, sarebbe comunque un rapporto meno conflittuale con gli Stati Uniti, che si ripercuoterebbe su tutta l’Unione. Al contrario dell’attuale presidente, egli è un ammiratore della società americana, non ha mai creduto in una contrapposizione tra le due sponde dell’Atlantico ed è convinto che l’Occidente debba fare fronte comune contro il terrorismo islamista,

Le opinioni di Segolène Royal sull’argomento sono più sfumate, anche per la sua scarsa esperienza di politica internazionale, ma se diventasse presidente sarebbe comunque condizionata non solo dagli umori della base socialista, ma anche di quelli della sinistra massimalista, che in cambio dell’appoggio al secondo turno pretenderebbe senz’altro di entrare nel suo esecutivo e – un po’ come avviene in Italia – non mancherebbe di far sentire il suo peso.

Infine, le riforme. La Francia fa parte, con Italia e Germania, del gruppo di Paesi europei che più ne ha bisogno, anche se l’inattesa ripresa della natalità le dà forse un po’ più di respiro sul fronte pensionistico. Entrambi i candidati riconoscono questo bisogno di rinnovamento, ma si muovono in direzioni diverse. Sarkozy è un modernizzatore di ispirazione liberista, apparentemente deciso a liberare il Paese dai molti lacci e laccioli che ne frenano l’economia; i cento punti illustrati dalla Royal hanno invece una impronta abbastanza socialista, con forti connotati di giustizia sociale e di sostegno ai ceti medio-bassi.

Inoltre, mentre il primo sembra avere, all’interno del suo schieramento, la forza di imporre le proprie decisioni, la seconda, nonostante la schiacciante vittoria alle primarie, potrebbe essere più condizionata dai maggiorenti del suo partito che le hanno contestato la designazione e che, di fronte alle sue difficoltà, hanno addirittura adombrato la possibilità di un cambio di candidato in corsa: molto dipenderà, perciò, da chi – tra Strass-Kahn, Fabius, Lang e gli altri maggiorenti – diventerà capo del Governo, perché sul capitolo riforme hanno pareri diversi.

Ancora tre mesi, e sapremo quale Francia ci toccherà come partner. Ma sappiamo fin da adesso che, per l’Unione Europea, sarà l’avvenimento centrale dell’anno.