IAI
Italia e India

Le opportunità della nuova locomotiva asiatica

12 Feb 2007 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

La crescita economica dell’India nell’anno fiscale che si chiuderà il prossimo marzo stabilirà un nuovo record (9,2%) per gli ultimi due decenni e andrà oltre ogni aspettativa, anche la più ottimistica. Ma proprio questi brillanti risultati accrescono le ansie di chi teme una brusca frenata a breve a causa del persistente surriscaldamento provocato da una domanda che cresce da tempo al di là delle capacità di offerta del sistema economico. I sintomi ci sono tutti, un po’ ovunque, e si riflettono in un mercato borsistico che è cresciuto più del 400% negli ultimi quattro anni e in un comparto immobiliare che ha visto i prezzi delle case raddoppiarsi nelle grandi città negli ultimi due anni.

Meglio, allora, tenersi alla larga e attendere tempi migliori? Tutt’altro. Rischi ce ne sono, certo, ma un rallentamento – come sostengono molti osservatori – semmai si verificherà, sarà lieve e di breve durata; e tale, comunque, da non compromettere il cammino dell’India lungo il sentiero che la potrebbe portare a medio-lungo termine a riagganciare le economie più avanzate.

Un futuro grande attore dell’economia globale
Con una dimensione demografica simile a quella cinese (1,2 miliardi di abitanti), ma con un sistema politico e una strategia di sviluppo assai differenti, l’India si candida a divenire uno dei futuri giganti dell’economia mondiale. Oggi è al decimo posto nella classifica delle maggiori economie; entro il 2030, tenuto conto di tutta una serie di variabili, l’India potrebbe divenire la terza potenza economica -in termini assoluti – davanti al Giappone e subito dopo gli Stati Uniti e la Cina. Pur rimanendo un paese povero, visto che il suo livello di reddito pro capite resterà ancora a lungo molto al di sotto di quello medio dei paesi più industrializzati. Anche il ritardo nei confronti dell’economia cinese resterà comunque significativo, con un contributo da parte della Cina al Pil mondiale che si prevede sarà tra venti anni più che doppio rispetto a quello indiano.

La composizione della produzione e dell’occupazione dell’economia indiana riflette già oggi questo minore potenziale di sviluppo. L’agricoltura è tuttora molto importante e occupa più della metà della forza lavoro del paese; mentre il settore manifatturiero è relativamente limitato, seppure in espansione. Sono comunque i servizi, e soprattutto i servizi ad alto contenuto di informazione (finanza, telecomunicazione, business), che hanno rappresentato il vero motore della crescita indiana nell’ultimo decennio, anche se coprono solo il 28 per cento del totale dei servizi. E una delle determinanti fondamentali di questa crescita dei servizi è rappresentata dalle delocalizzazioni (outsourcing) attuate da molte imprese occidentali che hanno trasferito e/o sviluppato in India parti rilevanti della loro attività.

Grandi opportunità ma condizionate da grandi riforme
Il raggiungimento del traguardo, assai ambizioso, di riaggancio con l’area avanzata, tuttavia, non è affatto scontato ma dipende dalla realizzazione di riforme economiche ancor più radicali rispetto al passato, in grado di piegare la resistenza dei potenti interessi costituiti che dall’interno oggi ostacolano i necessari cambiamenti. Un compito reso più arduo dai grandi problemi economico-sociali che l’India deve ancora affrontare. Solo per citarne tre tra i più rilevanti: un elevatissimo aumento dei tassi di occupazione per soddisfare il consistente previsto aumento dei giovani in età da lavoro; un deciso rilancio delle infrastrutture materiali (strade, ferrovie, porti, energia) e immateriali attualmente del tutto inadeguate, che è reso difficile dai persistenti disavanzi strutturali del bilancio pubblico; una più decisa lotta alla povertà e alle disuguaglianze, in aumento nel periodo più recente, con un 35 per cento della popolazione che ancora vive con meno di un dollaro al giorno.

Detto ciò, le opportunità offerte già oggi dall’economia indiana alimentano grandi interessi in tutti i paesi avanzati. La classe media (definita da coloro che vantano un reddito superiore ai 4,500 dollari all’anno) è stimabile intorno ai 100 milioni di persone, ed è destinata a crescere fortemente e raggiungere i 300 milioni nel prossimo decennio, con redditi medi anche superiori a quelli attuali. Sul fronte degli investimenti diretti esteri si prevede un raddoppio dei flussi provenienti dal resto del mondo e diretti in India nel presente anno fiscale (11 miliardi di dollari) con maggiori incrementi attesi nei comparti delle telecomunicazioni, dell’energia, dei servizi urbani e alla produzione, dei trasporti, e delle apparecchiature elettriche. Una significativa crescita dovrebbe interessare anche i flussi di investimenti in uscita dall’India, da parte di gruppi indiani già oggi molto attivi in molti rilevanti comparti quali il farmaceutico, le telecomunicazioni, il software e più di recente la siderurgia.

Il misto di sfide e opportunità per l’Italia
Di qui l’importanza della visita della nutrita delegazione italiana guidata dal Presidente del Consiglio Romano Prodi che si sta svolgendo in questi giorni in India e che segue a distanza di due anni quella con Carlo Azeglio Ciampi. È una visita difficile perché deve contribuire a colmare un ritardo notevole che abbiamo accumulato nei confronti della presenza di altri Paesi occidentali nell’economia indiana, in primo luogo europei. Debolezze presenti sia sul fronte commerciale che su quello degli investimenti esteri nel Subcontinente.

Per l’economia italiana, al pari di altri paesi emergenti, l’India rappresenta un misto di sfide e opportunità. Le prime derivano dalla crescente capacità indiana di produrre a bassi costi un’ampia varietà di prodotti, anche manufatti, in prospettiva. Le seconde sono legate agli sbocchi di mercato già da ora – e ancor più in futuro – di sicura rilevanza per le nostre produzioni. Innanzi tutto per le macchine industriali e beni di investimento; poi per la forte domanda di infrastrutture, materiali e immateriali, necessarie allo sviluppo futuro del paese; infine per i prodotti di consumo di qualità destinati ai ceti a reddito medio alto che stanno crescendo – come abbiamo visto – nelle grandi megalopoli.

Nuove strategie per affrontare l’economia globale
Ed è evidente che se non si comincerà a muovere e investire da subito colmando i ritardi e rafforzando la presenza delle nostre imprese, gli spazi di mercato che si apriranno in futuro saranno sempre più difficili da conquistare. Certo, per cogliere queste opportunità bisognerà superare, a livello di sistema-paese, facili e inutili diffidenze, che si sono diffuse in questi anni, imparando a convivere con i nuovi paesi emergenti e realizzando sinergie e forme d’integrazione sempre più avanzate. Se la concorrenza aumenta e il mercato mondiale cambia, le nostre imprese, in particolare, devono modificare le loro strategie e organizzazioni, accelerando i processi di innovazione, internazionalizzandosi e accrescendo i vantaggi in termini di qualità dei beni che tuttora vantano nei confronti dei nuovi produttori a basso costo. E queste nuove strategie devono essere sostenute e alimentate da una strategia di sistema-paese in cui le politiche e gli strumenti pubblici facciano la loro parte. Il successo del viaggio di questi giorni in India si valuterà rispetto a queste sfide.

Paolo Guerrieri è Vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali

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