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Addio alla Serbia

La lunga strada per l’indipendenza del Kosovo

8 Feb 2007 - Valerio Briani - Valerio Briani

I prossimi mesi saranno cruciali per il futuro della provincia serba del Kosovo. Il negoziatore delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari ha presentato la sua proposta per lo status futuro del Kosovo. Sono passati otto anni da quando i bombardamenti della Nato hanno costretto la Serbia a ritirare dal Kosovo tutte le sue forze di sicurezza e smantellare le sue strutture statali. La regione è formalmente ancora una provincia serba, ma è in pratica sotto protettorato internazionale dalla fine della guerra con la Nato, ed è decisa ad ottenere l’indipendenza.

Accordo difficile
Fino ad oggi è stato impossibile trovare un accordo fra serbi e kosovari albanesi sul futuro status della regione. L’anno passato Ahtisaari ha dovuto prendere atto che proseguire ulteriormente con i negoziati sarebbe stato inutile e forse anche controproducente. Entrambe le parti sono rimaste sulle loro posizioni. I serbi non si sono dimostrati disposti a concedere al Kosovo nulla di più che un’ampia autonomia amministrativa, mentre i kosovari albanesi hanno continuato a pretendere l’indipendenza piena. In mancanza di una soluzione negoziata fra le parti, Ahtisaari ha deciso di presentare la propria proposta per lo status del Kosovo.

Trovare una soluzione che soddisfi entrambe le parti è però un compito improbo. Per questa ragione Ahtisaari ha rinunciato a proporre una definizione formale dello status. Il suo piano punta invece a far partire un processo al termine del quale il Kosovo si dichiarerà indipendente in modo unilaterale. Il risultato finale sarà nel migliore dei casi un’indipendenza de jure con tanto di riconoscimento internazionale e seggio all’Onu, e nel peggiore l’indipendenza di fatto.

Il contenuto del piano
Il pacchetto di proposte di Ahitsaari prevede una sorta di indipendenza condizionata da una presenza internazionale da definire in termini numerici ma dotata di forti poteri di controllo. Il piano non contiene la parola indipendenza per evitare le prevedibili reazioni serbe. Il Kosovo approverà comunque una Costituzione che garantirà i diritti umani e le libertà fondamentali e definirà il Kosovo una società multietnica, governata democraticamente e rispettosa dello stato di diritto. Oltre alla Costituzione il Kosovo godrà di poteri (come quello di firmare trattati internazionali) e simboli (bandiera, inno) propri degli stati sovrani. La Costituzione verrà approvata entro un periodo di transizione di 120 giorni. Alla fine di questo periodo la Costituzione entrerà in vigore e l’attuale missione civile internazionale Unmik trasferirà tutti i suoi poteri legislativi ed esecutivi alle istituzioni kosovare.

La difesa dei diritti delle minoranze ha un posto importante nella proposta Ahtisaari. Le minoranze non albanesi vedranno protette la loro cultura, la lingua, ed i loro simboli. Godranno di un particolare meccanismo di rappresentazione politica che garantirà sia la presenza di rappresentanti delle minoranze negli organi legislativi sia il potere di questi rappresentanti di bloccare il voto su determinate questioni considerate vitali per le minoranze stesse (un po’ il modello bosniaco). Le minoranze potranno inoltre esercitare l’autogoverno a livello locale grazie ad un’ampia decentralizzazione amministrativa. La Chiesa ortodossa serba godrà di particolare tutela.

La comunità internazionale manterrà comunque una forte presenza in Kosovo. Allo scadere del periodo di transizione inizierà il mandato del Rappresentante civile internazionale (International Civil Representative, Icr), che sarà anche il rappresentante speciale dell’Ue. L’Icr supervisionerà l’applicazione del piano Ahtisaari. Per assicurare questo obbiettivo godrà di poteri specifici ancora da definire, tra i quali sicuramente quello di annullare leggi adottate dalle istituzioni kosovare e di rimuovere funzionari pubblici che reputi lavorino in modo contrario alla lettera o allo spirito del piano Ahtisaari. Oltre all’Icr sarà dispiegata una missione europea Pesd con il compito di assistere le autorità kosovare e monitorare il loro lavoro nel rafforzamento dello stato di diritto; la missione lavorerà quindi su polizia, sistema giudiziario e controllo delle frontiere. Infine, rimarrà sul campo una missione militare internazionale guidata dalla Nato a garanzia della sicurezza.

Il processo di indipendenza
Si sta avviando dunque un processo che potrebbe concludersi con la proclamazione formale dell’indipendenza del Kosovo. Una tale conclusione non è però scontata e, comunque, potrebbe richiedere un tempo imprecisato.

La proposta Ahtisaari, che è stata presentata alle parti in causa, verrà portata davanti al Gruppo di contatto per i Balcani (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Russia) ed al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Perché il Kosovo possa ottenere il riconoscimento internazionale è necessario che il Consiglio approvi una nuova risoluzione, dato che quella che attualmente definisce lo status del Kosovo, la n.1244, risale ai tempi della Repubblica Federale di Jugoslavia. Ottenuta una nuova risoluzione che riconosca il suo distacco dalla Serbia, Pristina potrà dichiararsi indipendente con un atto unilaterale e potrà cercare di ottenere il riconoscimento internazionale. Inizierà allora la battaglia diplomatica per ottenere un seggio alle Nazioni Unite.

Gli ostacoli su questo percorso sono costituiti principalmente dalla difficoltà di ottenere una risoluzione e dal rischio di scontri e incidenti. Non è affatto sicuro che il Consiglio riesca ad approvare una nuova risoluzione. Mentre i paesi occidentali sembrano aver accettato controvoglia l’idea che il Kosovo sarà indipendente, e sono orientati ad acconsentire all’indipendenza del Kosovo, la Russia sembra seriamente intenzionata a bloccare con un veto qualsiasi risoluzione che non venga concordata dalle due parti.

In questo caso, ottenere l’assenso serbo, anche informalmente, sarà essenziale. Il primo ministro uscente Kostunica ed il presidente Tadic si sono subito espressi contro la proposta Ahtisaari, ma potrebbe anche trattarsi di un tatticismo giustificato dai negoziati per formare un nuovo governo. Sembra che dalle recenti elezioni uscirà un governo filo occidentale e interessato all’integrazione nella Nato e nella Ue, e sul quale quindi sarà possibile esercitare più influenza; anche se nessun governo serbo accetterà mai la secessione del Kosovo senza ottenere nulla in cambio per placare la frustrazione popolare. Anche la Cina inoltre, che ha i suoi problemi con gli indipendentisti nello Xingjiang e con il Tibet, potrebbe votare contro per evitare di creare uno scomodo precedente. Senza una nuova risoluzione, ben pochi paesi sarebbero disposti a riconoscere il Kosovo indipendente, che si dovrebbe allora accontentare di una indipendenza de facto.

Anche ammesso che non vengano posti veti, il processo di redazione della nuova risoluzione richiederà probabilmente diverse settimane, forse anche diversi mesi. Il momento in cui il Kosovo potrà legittimamente rivendicare la piena indipendenza potrebbe facilmente slittare fino all’estate e oltre.

Un ritardo eccessivo, considerate le precarie condizioni di sicurezza, potrebbe avere gravi conseguenze. Ai kosovari albanesi era stata promessa l’indipendenza per la fine del 2006, e il ritardo ha provocato malumori tali da indurre la Kfor ad aumentare le misure di sicurezza nelle strade. A questa si aggiunga la delusione provocata dalla mancanza del termine chiaro “indipendenza” nella proposta di Ahtisaari. Se ci saranno nuovi scontri con i serbi che vivono nel nord del Kosovo, come quelli del 2004, la causa kosovara nella comunità internazionale ne risentirà sicuramente.

Il piano Ahtisaari non è, come alcuni hanno sperato, la soluzione del problema dello status del Kosovo. Aprirà però una nuova fase di negoziazioni fra le potenze interessate del gruppo di contatto, il Kosovo e la Serbia, al termine del quale forse emergerà un nuovo Stato. La strada scelta, in sostanza, sembra essere quella di acconsentire tacitamente all’indipendenza del Kosovo, diluendo il processo in diversi mesi nella speranza che in questo modo il contraccolpo in Serbia sia meno forte ed il governo serbo si rassegni al fatto compiuto. La conclusione di questo processo è subordinata a tante variabili che è impossibile prevedere l’esito finale.

Le recenti elezioni in Serbia, come già detto, non hanno dato la vittoria agli ultranazionalisti, e questo rende il processo un po’ meno difficile. L’unica cosa sicura è che il Kosovo, indipendente o meno, dipenderà a lungo dalla presenza della comunità internazionale, sia per il mantenimento della sicurezza che per lo sviluppo politico ed economico.