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Addio alla Serbia

La lunga strada per l’indipendenza del Kosovo

25 Gen 2007 - Valerio Briani - Valerio Briani

I prossimi mesi saranno cruciali per il futuro della provincia serba del Kosovo. A breve il negoziatore delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari presenterà la sua proposta per lo status futuro del Kosovo. Sono passati otto anni da quando i bombardamenti della Nato hanno costretto la Serbia a ritirare dal Kosovo tutte le sue forze di sicurezza e smantellare le sue strutture statali. La regione è formalmente ancora una provincia serba, ma è in pratica sotto protettorato internazionale dalla fine della guerra con la Nato, ed è decisa ad ottenere l’indipendenza.

Accordo difficile
Fino ad oggi è stato impossibile trovare un accordo fra serbi e kosovari albanesi sul futuro status della regione. L’anno passato Ahtisaari ha dovuto prendere atto che proseguire ulteriormente con i negoziati sarebbe stato inutile e forse anche controproducente. Entrambe le parti sono rimaste sulle loro posizioni. I serbi non si sono dimostrati disposti a concedere al Kosovo nulla di più che un’ampia autonomia amministrativa, mentre i kosovari albanesi hanno continuato a pretendere l’indipendenza piena. In mancanza di una soluzione negoziata fra le parti, Ahtisaari ha deciso di presentare la propria proposta per lo status del Kosovo.
br>Trovare una soluzione che soddisfi entrambe le parti è però un compito improbo. Per questa ragione Ahtisaari probabilmente rinuncerà a proporre una definizione formale dello status. Il suo piano punterà invece a far partire un processo al termine del quale il Kosovo si dichiarerà indipendente in modo unilaterale. Il risultato finale sarà nel migliore dei casi un’indipendenza de jure con tanto di riconoscimento internazionale e seggio all’Onu, e nel peggiore l’indipendenza di fatto.

Il contenuto del piano
Il pacchetto di proposte di Ahitsaari dovrebbe prevedere una sorta di indipendenza condizionata da una presenza internazionale più o meno forte. Quasi sicuramente il piano non conterrà la parola indipendenza per evitare le prevedibili reazioni serbe. Il legame costituzionale che lega il Kosovo alla Serbia sarà comunque reciso e il Kosovo godrà di alcuni attributi della sovranità, come il potere di firmare trattati internazionali. L’estensione reale di questa indipendenza condizionata sarà però determinato dall’ampiezza dei poteri attribuiti alla presenza internazionale.

L’attuale missione civile internazionale Unmik, dopo aver devoluto parte dei suoi poteri alle autorità civili del Kosovo, verrà sostituita da una missione a guida europea che si dovrebbe chiamare Ufficio Civile Internazionale (International Civilian Office, Ico). L’Ico, che sarà probabilmente una struttura molto più piccola di Unmik, sarà guidato da un Rappresentante civile internazionale che svolgerà contemporaneamente la funzione di Rappresentante speciale dell’Unione europea. La missione militare a guida Nato, la Kfor, invece rimarrà sul campo a garantire la sicurezza.

Non è ancora chiaro che tipo di competenze e poteri verranno assegnati all’Ico. Secondo il diplomatico a capo del gruppo che sta lavorando alla pianificazione della missione, Torbjorn Sohlstrom, l’Ufficio civile avrà autorità di intervenire solo in determinate aree chiave, che dovrebbero includere: giustizia e la sicurezza, difesa dei diritti umani e delle minoranze, decentramento amministrativo. L’Ico inoltre si limiterà al monitoraggio, all’osservazione e all’assistenza alle autorità kosovare intervenendo solo in casi particolari. In sostanza, l’Ico sovrintenderà l’autogoverno dei kosovari albanesi intervenendo in casi eccezionali.

Secondo fonti diplomatiche, al contrario, l’Ico rappresenterà la vera amministrazione civile del Kosovo. Sarà dotato di ampia autorità, compresa quella di abrogare leggi approvate dall’Assemblea del Kosovo. Se davvero i poteri dell’Ico saranno così ampi, la popolazione kosovara non vedrà molta differenza rispetto alla situazione attuale. In questo caso, la delusione e la frustrazione potrebbero spingere gli albanesi ad atti di violenza contro le minoranze serbe o contro le forze di sicurezza internazionali. La situazione sul terreno è già instabile, e una scintilla potrebbe provocare degli incidenti seri come quelli del 2004.

Il processo di indipendenza
Dopo la presentazione della proposta Ahtisaari si avvierà un processo che potrebbe concludersi con la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo. Una tale conclusione non è però scontata e, comunque, potrebbe richiedere un tempo imprecisato.

La proposta Ahtisaari verrà presentata alle parti in causa e successivamenta al Gruppo di contatto per i Balcani (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Russia) e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Perché il Kosovo possa ottenere il riconoscimento internazionale è necessario che il Consiglio approvi una nuova risoluzione, dato che quella che attualmente definisce lo status del Kosovo, la n.1244, risale ai tempi della Repubblica Federale di Jugoslavia. Ottenuta una nuova risoluzione che riconosca il suo distacco dalla Serbia, Pristina potrà dichiararsi indipendente con un atto unilaterale e potrà cercare di ottenere il riconoscimento internazionale. Inizierà allora la battaglia diplomatica per ottenere un seggio alle Nazioni Unite.

Gli ostacoli su questo percorso sono costituiti principalmente dalla difficoltà di ottenere una risoluzione e dal rischio di scontri e incidenti. Non è affatto sicuro che il Consiglio riesca ad approvare una nuova risoluzione. Mentre i paesi occidentali sembrano aver accettato controvoglia l’idea che il Kosovo sarà indipendente, e sono orientati ad acconsentire all’indipendenza del Kosovo, la Russia sembra seriamente intenzionata a bloccare con un veto qualsiasi risoluzione che non venga concordata dalle due parti.

In questo caso, ottenere l’assenso serbo, anche informalmente, sarà essenziale. Sembra che dalle recenti elezioni in Serbia uscirà un governo filo occidentale e interessato all’integrazione nella Nato e nella Ue, e sul quale quindi sarà possibile esercitare più influenza; ma nessun governo serbo accetterà mai la secessione del Kosovo senza ottenere nulla in cambio per placare la frustrazione popolare. Anche la Cina inoltre, che ha i suoi problemi con gli indipendentisti nello Xingjiang e con il Tibet, potrebbe votare contro per evitare di creare uno scomodo precedente. Senza una nuova risoluzione, ben pochi paesi sarebbero disposti a riconoscere il Kosovo indipendente, che si dovrebbe allora accontentare di una indipendenza de facto.

Anche ammesso che non vengano posti veti, il processo di redazione della nuova risoluzione richiederà probabilmente diverse settimane, forse anche diversi mesi. E la risoluzione quasi sicuramente subordinerà il riconoscimento all’approvazione di riforme che garantiscano in modo più estensivo i diritti umani e delle minoranze, riforme che sarà necessario progettare, approvare e applicare. Il momento in cui il Kosovo potrà legittimamente rivendicare la piena indipendenza potrebbe facilmente slittare fino all’estate e oltre.

Un ritardo eccessivo, considerate le precarie condizioni di sicurezza, potrebbe avere gravi conseguenze. Ai kosovari albanesi era stata promessa l’indipendenza per la fine del 2006, e il ritardo ha provocato malumori tali da indurre la Kfor ad aumentare le misure di sicurezza nelle strade. A questa si aggiunga la delusione provocata dalla mancanza del termine chiaro “indipendenza” nella proposta di Ahtisaari. Se ci saranno nuovi scontri con i serbi che vivono nel nord del Kosovo, come quelli del 2004, la causa kosovara nella comunità internazionale ne risentirà sicuramente.

Il piano Ahtisaari non sarà, come alcuni hanno sperato, la soluzione del problema dello status del Kosovo. Aprirà però una nuova fase di negoziazioni fra le potenze interessate del gruppo di contatto, il Kosovo e la Serbia, al termine del quale forse emergerà un nuovo Stato. La strada scelta, in sostanza, sembra essere quella di acconsentire tacitamente all’indipendenza del Kosovo, diluendo il processo in diversi mesi nella speranza che in questo modo il contraccolpo in Serbia sia meno forte ed il governo serbo si rassegni al fatto compiuto. La conclusione di questo processo è subordinata a tante variabili che è impossibile prevedere l’esito finale.

Le recenti elezioni in Serbia, come già detto, non hanno dato la vittoria agli ultranazionalisti, e questo rende il processo un po’ meno difficile. L’unica cosa sicura è che il Kosovo, indipendente o meno, dipenderà a lungo dalla presenza della comunità internazionale, sia per il mantenimento della sicurezza che per lo sviluppo politico ed economico.

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