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Scenari 2007

Giro del mondo, senza Saddam

8 Gen 2007 - Mario Arpino - Mario Arpino

Seppure ormai senza Saddam, la pellicola degli eventi globali continuerà a svolgersi anche nel 2007, proiettando sul grande schermo degli scenari internazionali eventi che spesso sono déjà vu, ma che altrettanto spesso, vivendo noi nell’”epoca delle sorprese”, ci colgono decisamente impreparati. E allora, concluso con la fine del rais un inutile “reality show” che tuttavia continua a tenere cartello per la sorte dei suoi due co-imputati, non è male affacciarci all’anno nuovo con un tentativo di visione a giro d’orizzonte di ciò che già oggi, al di là delle sorprese, possiamo leggere nel nostro futuro. Non è molto, ma ce n’è abbastanza per destare qualche preoccupazione.

La precaria evoluzione del Medio Oriente
Se vogliamo partire dai prediletti temi medio-orientali, la lente di ingrandimento continuerà a essere focalizzata sulle poco prevedibili mosse dell’asse Iran-Siria-Hamas-Hezbollah, che potrebbe continuare a fiaccare la precaria struttura libanese e quindi, improvvisamente, provocare l’interruzione della “tregua” (e non della “pace”) con Israele, al momento precariamente presidiata dai caschi blu di Unifil a guida italiana, in base ad una risoluzione dell’Onu solo in minima parte applicabile. Onori e oneri. Speriamo bene.

Continuando verso est, ritroviamo la difficile sfida accettata dalla Nato in Afghanistan, dove quasi tutti i buoni alleati europei (con eccezione degli olandesi) si mostrano fortemente determinati, con ammirevole grinta, a far fare ai propri militari gli idraulici, i muratori, gli infermieri e i vivandieri, lasciando ai soliti anglo-americani il compito ingrato di combattere le spietate bande armate dei mullah. Potrà continuare così? Ne dubito.

Per il resto gli Stati Uniti, lasciati soli con pochi inglesi in crisi anche in Iraq, difficilmente entreranno attivamente in altre avventure, e su questo, almeno per taluni aspetti, ci può tranquillizzare.

Inquietanti scenari africani
Se scendiamo un attimo ai meno prediletti, anzi, ai trascurati scenari africani, ci accorgiamo che la situazione è davvero inquietante. La Somalia è, come sempre, in guerra civile, ma l’alimentazione da parte degli infiltrati di Al Qaeda sta rischiando il coinvolgimento di altri attori, anche su scala extra-continentale, oltre che una riaccensione delle polveri tra Asmara e Addis Abeba.

Nel Darfur i massacri continuano; in Nigeria lo sfruttamento delle risorse petrolifere con minimi ritorni per i locali scatenerà ben presto problemi assai seri; le dinamiche secondo cui si muovono Ciad e Repubblica Centro-africana sono indecifrabili, mentre in Angola, Kenya e Costa d’Avorio, oltre che nella stessa Nigeria, le prossime elezioni cercheranno di offrire al mondo un simulacro di democrazia.

C’è infatti ancora chi, anche qui da noi, continua a ritenere sinonimi le parole “elezioni” e “democrazia”. L’immagine reale, invece, continuerà a essere fornita da povertà, malattie e prevaricazione da parte di chiunque riesca ad appropriarsi di un kalashnikov.

Tra Cina, Corea e Russia…
Con un balzo verso il lontano Oriente, in autunno il Congresso del Partito Comunista cinese farà da cassa di risonanza alla politica di sviluppo lanciata da Hu Jintao a inconfessato e inconfessabile danno dell’Occidente, mentre l’Occidente stesso, specie quello di Bruxelles, continuerà e far finta di compiacersi dello sviluppo cinese. La Corea del Nord potrebbe invece cominciare ad avviarsi verso quel collasso tanto auspicato da chi vive lontano, ma anche tanto temuto dai vicini di casa.

Mentre la Russia, vinta ormai la battaglia dell’energia con gli ex sudditi, comincerà a prepararsi per un poco probabile dopo-Putin del 2008, l’Unione Europea inizia l’anno con una velleitaria presidenza tedesca, ma è facile prevedere che lo concluderà, come al solito, stando litigiosamente alla finestra, a osservare quel mondo reale che, continuando il suo cammino, si allontana sempre di più.

L’Italia e le Organizzazioni internazionali
E le Organizzazioni Internazionali? Il vertice di Riga non ha apportato alla Nato alcun reale afflato di freschezza e novità, mentre si spera che almeno l’Onu, passando dalla guida non esattamente limpida e imparziale di Kofi Annan a quella del lindo sudcoreano Ban Ki-Moon, nel 2007 sia in grado di offrire alla Comunità internazionale almeno un po’ di quella leadership credibile di cui si avverte con così grande urgenza la disponibilità. Aiuterà, in questo, la nostra presenza tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza? Si spera proprio di sì, a meno che, incalzati dalle utopie, non continuiamo a esaurire in colore e rumore il nostro peso politico, producendo entropia condita da buoni propositi.