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Scenari 2007

Economia globale forte, ma con qualche rischio

3 Gen 2007 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

L’interrogativo di fondo sulle prospettive dell’economia mondiale nel 2007 è se l’Europa e l’Asia del Pacifico riusciranno a mantenere – pur in presenza di un brusco rallentamento dell’economia americana – ritmi di crescita elevata. Così da sostenere la fase di espansione globale che è in corso da più di cinque anni e con dinamiche davvero positive, come non era più avvenuto dai lontani anni Sessanta. La risposta della maggior parte degli osservatori e, soprattutto, dei mercati internazionali è positiva. L’economia globale crescerà anche nel 2007, anche se meno dello scorso anno, dal 3.9% al 3.2% . Ma tutto ciò, a condizione che la frenata in corso negli Stati Uniti non si trasformi, in questo primo semestre, in una spirale recessiva, che finirebbe per soffocare la crescita anche nel resto del mondo.

La staffetta della crescita nell’area più avanzata
Un rischio, quest’ultimo, che sembra per ora contenuto. Grazie alla tenuta della domanda interna (consumi più investimenti) e al buon andamento delle esportazioni, l’economia americana dovrebbe riuscire ad assorbire gli effetti più negativi della crisi del mercato delle abitazioni, mantenendo nel 2007 una espansione di tutto rispetto, intorno al 2 per cento, anche se inferiore ai fasti degli ultimi anni (3,5%).

Il rallentamento dell’economia americana – al pari di quanto avvenuto nell’ultima parte del 2006 – dovrebbe venir compensato nell’anno in corso dal mantenimento e/o dall’accelerazione della crescita in altre regioni del mondo. Innanzi tutto in Europa, che ha ripreso a crescere dopo oltre cinque anni di semi-ristagno. Un fattore determinante è stata la ripresa in Germania che ha ribadito così il proprio ruolo fondamentale di cuore produttivo dell’intera area europea.

Anche la crescita europea, tuttavia, subirà un rallentamento nel 2007 rispetto all’anno record appena trascorso (dal 2,6 al 2,0 per cento): per ragioni sia interne (aumento dei tassi di interesse e politiche fiscali più austere in alcuni paesi chiave, quali Germania e Italia), sia legate agli andamenti dell’economia mondiale (apprezzamento dell’euro e conseguente freno all’export). L’espansione dell’economia europea potrebbe comunque riprendere vigore nella seconda parte dell’anno sempre che i paesi europei – soprattutto i grandi dell’area continentale – rafforzino quei processi di aggiustamento e di riforme timidamente avviati nel periodo più recente.

Il ruolo da protagonisti dei paesi emergenti
Il 2007 dovrebbe vedere altresì la definitiva consacrazione di alcuni paesi e aree emergenti nel ruolo di protagonisti dell’economia mondiale. In testa Cina e India, che anche quest’anno contribuiranno in misura determinante al sostegno della fase di espansione globale in corso, pur accusando un leggero arretramento rispetto alle dinamiche di crescita record registrate nell’anno appena trascorso (rispettivamente 10,5 e 9%). Anche le altre aree emergenti, quali l’Est Europa e l’America Latina, il Medio Oriente e persino l’Africa, sono previste proseguire il loro percorso di sviluppo. Nel loro complesso il gruppo delle economie emergenti dovrebbe crescere intorno al 7-7,5 per cento nel 2007, un tasso di incremento tre volte superiore a quello che caratterizzerà, nello stesso periodo, l’area dei paesi più sviluppati.

Il dollaro e l’enorme deficit corrente americano
Previsioni per la maggior parte ottimistiche, dunque, per l’economia mondiale con riferimento all’anno appena iniziato ma che non devono far dimenticare i rischi e le incognite, davvero pesanti in taluni casi, che tuttora condizionano il suo futuro.

Per limitarsi ai fattori economici, va ricordato innanzi tutto lo stratosferico deficit della bilancia dei pagamenti correnti americana, che ha raggiunto nuovi livelli record lo scorso anno (circa 900 miliardi di dollari ovvero il 6.8% del Pil Usa) e che registrerà solo una lieve riduzione nel 2007 (intorno al 10%) grazie al rallentamento degli Stati Uniti, da un lato, e alla ripresa in Europa e Asia, dall’altro.

Il suo finanziamento continuerà a gravare, come avvenuto in questi ultimi anni, soprattutto sulle banche centrali di Cina, Giappone e dei maggiori paesi esportatori di petrolio. È un circuito reale-finanziario del tutto peculiare, che di fatto sostiene la crescita globale, ma che è alla lunga insostenibile; anche se nessuno è oggi in grado di prevedere quando e come verrà modificato.

Ciò che si sa, viceversa, è che il deficit americano continuerà a spingere il dollaro verso il basso anche nel 2007, soprattutto nei confronti dell’euro, con nuovi possibili record di apprezzamento della valuta europea, al di là di quanto avvenuto negli ultimi mesi.

Le perduranti incognite del mercato petrolifero
Uno shock in grado di stravolgere le previsioni di crescita globale potrebbe derivare da un brusco perdurante aumento dei prezzi del petrolio (al di sopra dei 75 dollari al barile). Potrebbe essere causato in una qualsiasi momento dell’anno da brusche interruzioni nelle forniture di greggio derivanti dall’aggravarsi di uno o più dei tanti focolai di crisi che caratterizzano il quadro geostrategico: quali le forti tensioni in Medio Oriente, il duro confronto con l’Iran, la guerra civile in Iraq e Nigeria, e altri possibili gravi attacchi terroristici. Il mercato petrolifero, per quanto caratterizzato da prezzi in diminuzione negli ultimi quattro mesi dello scorso anno (al di sotto dei 60 dollari), continuerà ad essere dominato in effetti da forti tensioni tra domanda e offerta complessive e, soprattutto, da ridottissimi margini di capacità inutilizzata, in grado di esporlo a nuove crisi, anche repentine.

La minaccia del neomercantilismo
In ultimo va fatta menzione del rischio di un ritorno del protezionismo, o meglio del neomercantilismo, nei rapporti commerciali tra aree e paesi. La sospensione del Doha Round del Wto, verificatasi nel luglio dello scorso anno, potrebbe trascinarsi a lungo e incentivare i maggiori paesi ad accrescere nel 2007 la stipula di accordi bilaterali e preferenziali, con una conseguente forte politicizzazione degli scambi mondiali. Il rischio da fronteggiare è che la competizione tra i grandi poli dell’economia mondiale (Stati Uniti, Europa, Cina e India in testa) nelle loro strategie di bilateralismo commerciale possa superare una certa soglia e degenerare in forme di esasperato ‘neomercantilismo’.

Più che il ritorno a forme di chiusura e protezionismo del passato (tariffe e dazi), di fatto improponibili perché incompatibili con la nuova organizzazione dell’attività economica su scala globale, è l’affermazione di un virulento ‘neomercantilismo’ nelle relazioni commerciali a rappresentare oggi la vera minaccia da scongiurare. I costi sarebbero pesanti per tutti, a partire dai paesi più poveri e meno sviluppati, privi di un reale potere negoziale.