IAI
Unione europea

Più concorrenza nel mercato della difesa

13 Dic 2006 - Michele Nones - Michele Nones

La pubblicazione, il 7 dicembre, della Comunicazione Interpretativa della Commissione Europea sugli acquisti militari chiude il primo tempo dell’iniziativa lanciata nel 2003 per rafforzare il mercato europeo della difesa. È un tassello della strategia complessiva che dovrebbe portare a nuove regole per consentire un più libero interscambio di componenti militari fra i paesi dell’Unione, a un maggiore sostegno europeo delle attività di Ricerca e Sviluppo (anche attraverso il Settimo Programma Quadro), a rafforzare giuridicamente il Codice di Condotta per l’esportazione di equipaggiamenti militari, a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti militari dei paesi dell’Unione. Ci vorranno anni per realizzare questo programma, ma un po’ alla volta l’Europa sembra intenzionata a costruire un mercato in grado di offrire alle sue Forze Armate prodotti più efficienti e a minore costo e alle sue imprese la possibilità di diventare più competitive e affrontare la sfida della globalizzazione.

Fino ad ora i paesi europei hanno privilegiato, chi più chi meno, i loro fornitori nazionali. In futuro dovranno conciliare la tutela delle capacità tecnologiche e produttive nazionali con l’esigenza di rafforzare la base tecnologica e industriale europea. Non ci sono più le risorse finanziarie per assicurare, come in passato, la sopravvivenza di molte, troppe industrie spesso assistite, né per far fronte ai costi dei nuovi sistemi d’arma, se non su base europea. Non ci sono più Forze Armate europee da equipaggiare per un confronto che fortunatamente era ed è rimasto sulla carta: ci sono, invece, operazioni internazionali a cui bisogna partecipare con adeguati ed efficienti equipaggiamenti.

Nel Trattato dell’Unione Europea si è a lungo tollerato un uso estensivo dell’art. 296 che consente agli Stati di derogare dall’applicazione delle sue regole quando sono in gioco gli interessi essenziali della sicurezza. La Comunicazione dovrebbe portare ad un utilizzo più mirato, motivato e omogeneo di questa possibilità.

Maggiore pragmatismo
È importante che la Commissione abbia compiuto in questi ultimi anni un percorso di avvicinamento alle problematiche del settore della difesa, riconoscendone le specificità. L’abbandono di certe posizioni ideologiche che sembravano voler applicare regole e procedure adatte al mercato civile, ma inapplicabili al mercato militare, consente oggi di ridurre la passata latente contrapposizione fra Stati e Commissione. Pur nel riconoscimento dei rispettivi ruoli, bisogna che le diverse componenti collaborino per rafforzare l’industria europea.

Nella stessa direzione di una maggiore concorrenza va, d’altra parte, anche l’iniziativa assunta dall’Agenzia Europea della Difesa con il varo del Codice di Condotta per gli acquisti militari, operativo da luglio, per i casi in cui gli Stati ritengono necessario invocare l’art. 296. In futuro si avrà così più competizione sia dentro sia fuori la copertura di questa deroga.

Il secondo tempo dell’iniziativa della Commissione dovrebbe vedere la messa a punto di una nuova Direttiva destinata agli acquisti nel campo militare e della sicurezza che tenga conto delle specifiche esigenze di questo mercato. Già nelle prossime settimane se ne comincerà a parlare, venendo incontro ad una precisa richiesta di alcuni paesi, fra cui l’Italia.

Se l’Europa sta riorganizzandosi, bisognerà che anche il nostro paese lo faccia, vincendo resistenze corporative e difficoltà burocratiche e istituzionali. Ma, soprattutto, preparando gli uomini che saranno chiamati a mettere in pratica nuove regole e procedure. I cambiamenti rappresentano sempre un’opportunità e un rischio. Ma se non facciamo niente per adeguarci resteranno solo i rischi.