IAI
Iran e Olocausto

I think-tank del mondo contro il negazionismo

25 Dic 2006 - Stefano Silvestri - Stefano Silvestri

Non è facile né comodo prendere decisioni che ostracizzano un altro istituto di studi. Una delle funzioni degli istituti internazionalistici è sempre stata infatti quella di mantenere aperti i canali di comunicazione e di dialogo con gli ambienti intellettuali e accademici degli altri paesi, quali che siano i regimi o le politiche condotte dai rispettivi governi. Questo atteggiamento di completa indipendenza ha spesso dati frutti importanti e comunque ha contribuito a mantenere viva una rete di rapporti internazionali, conoscenze e scambio di opinioni e di analisi di primaria importanza per la comprensione degli eventi internazionali. A volte questi contatti “neutrali” hanno anche permesso di aprire importanti canali di comunicazione politica.

Questo abbiamo fatto per anni anche con l’IPIS, l’Istituto collegato con il Ministero degli Esteri iraniano, ricavandone utili indicazioni e ottimi contatti. Non solo. Spesso gli Istituti di alcuni paesi sono in realtà parte dell’Amministrazione e debbono quindi obbedire ai loro Governi, ma al loro interno ospitano voci e opinioni diverse che, senza quel canale, sarebbe probabilmente impossibile ascoltare e comprendere. Ciò è avvenuto in passato con lo stesso IPIS e con molti altri istituti (compresi quelli dei paesi comunisti, al tempo della Guerra Fredda).

Per questo non è certo a cuor leggero che così tanti istituti e personalità hanno comunque deciso di sottoscrivere la dichiarazione che qui alleghiamo. Tuttavia sembrava ai firmatari che in questo caso non fosse possibile scindere le responsabilità e il ruolo dell’IPIS da quelle del suo Governo e soprattutto non fosse possibile ignorare una tale palese violazione degli standard minimi di quell’onestà intellettuale e scientifica che deve reggere i rapporti tra istituti e studiosi. La direzione dell’IPIS, convocando e introducendo il convegno dei negazionisti dell’Olocausto ha purtroppo creato una grave spaccatura nel mondo degli istituti internazionalistici che contribuisce a isolare ulteriormente l’Iran e i suoi studiosi, anche i tanti che certamente non condividono quell’iniziativa, dalla comunità internazionale.

Noi cercheremo in ogni modo di superare questa nuova spaccatura, ma non potevamo ignorare quella decisione.

DICHIARAZIONE DEGLI ISTITUTI DI STUDI SULLA POLITICA INTERNAZIONALe SULLA CONFERENZA DI TEHERAN DI NEGAZIONE DELL’OLOCAUSTO
Nei giorni 11 e 12 dicembre 2006 l’istituto iraniano IPIS (Institute for Political and International Studies) ha organizzato a Teheran una conferenza dal titolo “Review of the Holocaust: Global Vision” (Rivedere l’Olocausto: una visione globale).

Per l’occasione è stato riunito un gruppo di negazionisti dell’Olocausto, con la partecipazione delle più alte autorità politiche della Repubblica Islamica dell’Iran. L’IPIS è stato l’organizzatore dell’incontro, e ha svolto un ruolo sia logistico che sostanziale, invitando i negazionisti a presentare le loro analisi sull’Olocausto. Il direttore generale dell’IPIS, Rasoul Mousawi, ha pronunciato il discorso di apertura.

L’IPIS aveva, in precedenza, svolto un ruolo come principale interlocutore iraniano dei think-tank e dei centri di ricerca stranieri specializzati nelle questioni di politica internazionale. La complicità dell’IPIS con i negazionisti di quel Male assoluto che fu l’Olocausto fa perdere a questo istituto il suo status di interlocutore affidabile e la sua accettabilità come partner.

In queste condizioni, i firmatari di questa Dichiarazione, come responsabili degli Istituti sulla politica internazionale, hanno deciso i seguenti passi:

 Sospendere tutti i programmi in corso con l’IPIS, come meeting e seminari comuni, così come i programmi di scambi di studiosi e di pubblicazioni.
 Rifiutare ogni partecipazione a qualunque meeting e seminario organizzato dall’IPIS.
 Declinare qualunque invito dell’IPIS a recarsi in Iran.
 Rifiutarsi di invitare i rappresentanti dell’IPIS ai nostri incontri e seminari.

Riteniamo di mantenere il principio del dialogo con l’Iran. Ma non riterremo possibile riconsiderare le nostre decisioni relative all’IPIS fino a quando questo istituto non deciderà di cambiare rotta, con un esplicito rifiuto della negazione dell’Olocausto e con il ritorno ai riconosciuti standard accademici.

21 dicembre 2006

LISTA DEI FIRMATARI
Presidenti e direttori di istituto (aggiornata al 20 dicembre 2006)

Ross Babbage, Director, Strategy International, Australia
Alyson Bailes, Director, SIPRI, Stockholm
Rafael Bardaji, Director-international policy, FAES, Spain
Dennis Blair, President, IDA, Virginia
Pascal Boniface, Director, IRIS, Paris
John Chipman, Director-general, IISS, London
Marta Dassù, Director, Aspen Italia, Rome
Thérèse Delpech, Director, Strategic Affairs, CEA, France
Lawrence Freedman, King’s College, London
Jeff Gedmin, Director, Aspen Institute Berlin
Dominique Giuliani, Chairman, Robert Schuman Foundation, Paris
François Godement, Director, AsiaCentre, Paris
Nicole Gnesotto, Director European Union Institute for Security Studies,Paris
Doug Goold, Head of Canadian Institute fo International Affairs
Charles Grant, Director Centre for European Reform, London
Jeremy Greenstock, Director, Ditchley Foundation, UK
Daniel Gros, Director, CEPS, Bruxelles
Istvan Gyarmaty, Director, Centre for Democratic Transition, Budapest
Allan Gyngell, Director, Lowy Institute, Sidney
John Hamre, Chairman, CSIS, Washington DC
François Heisbourg, Chairman, IISS, London, President, Geneva Centre for Security Policy
Nanna Hvidt, Director, Danish Institue for International Affairs
Christophe Jaffrelot, Director, CERI, Paris
Fred Kempe, President and CEO, Atlantic Council, Washington DC
Craig Kennedy, President, German Marshall Fund, Washington DC
Ivan Krastev, Director, CLS, Sofia
Roman Kuzniar, Director, Polish Institute for International Affairs
Pierre Lévy, Director CAP, Paris
Sonja Licht, Director, BFPE, Belgrade
Ognyan Minchev, Director, Institute for Regional and International Studies,Sofia
Thierry de Montbrial, Director, IFRI, Paris
Robert O’Neill, Director, US Studies Center, Sydney
Guillaume Parmentier, Director, CFE, Paris
Carlos Pascual, Director, Foreign Policy Studies Brookings, Washington DC
Volker Perthes, Director, Stiftung Wissenschaft und Politik, Berlin
Florentino Portero, Director, GEES, Spain
Bruno Racine, Chairman, FRS, Paris
Tomas Ries, Director, Swedish Institute for International Affairs
Adam Daniel Rotfeld, Director, Polish Institute for International Affairs
Enrico Sassoon, Editor-in-Chief, “AffarInternazionali” On-Line Review
Jiri Schneider, Prague Security Studies Institute
Guillaume Schlumberger, Director, FRS, Paris
Jiri Schneider, Prague Security Studies Institute
Stefano Sivestri, President, IAI, Rome
Gordon Smith, Centre for International Studies, Victoria, Canada
Eugeniusz Smolar, Director, Centre for International Relations, Warsaw
Fred Tanner, Director, Geneva Centre for Security Policy
Seyfi Tashan, Director, Foreign Policy Institute, Turkey
Loukas Tsoukalis, President, ELIAMP, Athens
Tapani Vaahtoranta, Finnish Institute of International Affairs
Alvaro Vasconcelos, Director, IEEI, Lisbon
Franz Vranitzky, President, Bruno Kreisky Forum for International Exchange,Vienna
Rob de Wijk, Director, Clingendael Security Programme, The Hague

FIRMATARI INDIVIDUALI

Ron Asmus, Christoph Bertram, Bernard Bobé, Paul Cornish, Ivo Daalder, Olivier Debouzy, Michael Emerson, Jozef Goldblat, Rita Hauser, Karl Kaiser, Catherine Kelleher, Marin Lessenski, Roberto Menotti, Klaus Naumann, Thomas Pickering, François Rachline, Vasantha Raghavan, Bob Rae, Berel Rodal, Simon Serfaty, Lilia Shevtsova, Bruno Tertrais, Strobe Talbott