IAI
Economia italiana

La sfida dei nuovi paesi emergenti

15 Nov 2006 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

Le esportazioni italiane hanno ripreso a tirare da circa un anno e le previsioni per il futuro più immediato segnalano ulteriori possibili rafforzamenti. La crescita del nostro export potrà sfruttare l’atteso consolidamento della ripresa europea e, soprattutto, il forte sviluppo dei paesi emergenti, che stanno offrendo un contributo fondamentale all’espansione del commercio mondiale in questa fase. Per le nostre imprese, in quest’ultimo caso, si tratterà di recuperare parte del terreno perduto in passato.

Le nuove correnti di scambio
Sono ormai svariati anni che un gruppo di aree ed economie emergenti (gli originari BRICs, ovvero Cina, India, Russia e Brasile a cui si sono aggiunti via via nuovi paesi) hanno imboccato la via di una rapida industrializzazione, accrescendo il proprio peso nell’economia e nel commercio mondiali.

Le loro esportazioni di manufatti sono più che raddoppiate dalla metà degli anni Novanta, coprendo un’ampia gamma di prodotti e utilizzando tecnologie provenienti per lo più dalle molte imprese dell’area avanzata (ma ancora poche sono quelle italiane) che hanno investito in loco per beneficiare dei bassi costi ma anche delle opportunità di espansione di questi paesi.

È il fenomeno comunemente definito della “frammentazione internazionale della produzione”, che sta caratterizzando l’economia globale e contribuendo a ridisegnare la mappa della divisione del lavoro e, con essa, delle grandi correnti di scambio a livello mondiale.

In questi anni i paesi emergenti hanno acquistato e importato molto dall’estero, soprattutto dai paesi avanzati, sia beni intermedi e d’investimento a elevata intensità di capitale umano sia tecnologie, per impiegarli nei loro processi di sviluppo industriale. Queste tendenze sono destinate a rafforzarsi nei prossimi anni. In tutte le proiezioni a quindici-venti anni si prevede, infatti, che molte delle economie emergenti si collochino nei posti di prima fila della rinnovata economia mondiale.

L’impatto sull’economia italiana
Sono tutti trend che assumono un particolare significato per l’Italia. Come finora ha mostrato il caso della Cina, la nostra economia rischia di essere fortemente penalizzata dalla nuova competizione dei paesi emergenti senza riuscire a sfruttare appieno – e comunque assai meno di altri paesi europei (vedi Germania) – le nuove opportunità che si aprono sui loro mercati. Il fatto è che mentre Cina, India e gli altri emergenti crescevano a tassi record in questi anni, le imprese italiane ne hanno approfittato molto poco, preoccupate per lo più dei pericoli provenienti da questi paesi.

La presenza dell’Italia è in effetti ancora relativamente modesta in molte delle nuove aree, in particolare in Asia, in termini di esportazioni ma anche, e soprattutto, di investimenti esteri e insediamenti produttivi. È un gap che ha ovviamente cause molteplici, ma che dobbiamo cominciare a colmare, attingendo a un insieme di risorse imprenditoriali, finanziarie e istituzionali alla nostra portata. E occorre farlo in fretta, perché i tempi a disposizione sono divenuti assai stretti.

Il “Global Outlook” IAI
Sono queste in estrema sintesi le principali indicazioni che emergono dal X Rapporto (“Global Outlook 2006”) del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dello IAI, che è stato presentato a Roma. Esso prende in esame e discute le grandi tendenze geo-economiche del sistema internazionale e la politica economica estera dell’Italia, con un approccio disaggregato, che vuole ricostruire, attraverso case study fatti di aree-paesi e temi, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d’intervento.

Nella sua parte conclusiva il Rapporto IAI auspica un insieme di misure per favorire ai vari livelli (imprese, sistema bancario e territori) un deciso rilancio dell’internazionalizzazione complessiva del nostro sistema paese, che resta tra le più basse dell’area avanzata. È una condizione necessaria se vorremo sfruttare nei prossimi anni le grandi opportunità e, allo stesso tempo, raccogliere in positivo le molte sfide provenienti dalle economie emergenti.