IAI
Finanziaria e politica estera

Poche luci e ancora molte ombre nel bilancio della Difesa

12 Ott 2006 - Michele Nones - Michele Nones

La manovra di bilancio 2007 dovrebbe nelle intenzioni del Governo chiudere il più tragico biennio finanziario nella storia delle Forze Armate, riportandoci alla situazione monetaria del 2004. Basterebbe, forse, questa considerazione per giudicare il livello dell’impegno italiano nel campo della difesa e le difficoltà delle Forze Armate nel far fronte ai compiti assegnati: in quell’anno, dopo un periodo di incrementi molto limitati, si sosteneva che il bilancio avrebbe dovuto essere aumentato del 50% per coprire tutte le esigenze. Con due ulteriori aggravanti: nel 2004 all’esercizio e investimento andava il 47% (mentre la quota ottimale era stimata nel 60%) mentre nel 2007 vi andrà circa il 28% e, nel frattempo, l’inflazione ha tagliato i valori in termini reali.

Intervento straordinario
Di fronte al drammatico problema dell’impossibilità di rispettare programmi e contratti in corso, il Governo ha deciso un indispensabile intervento straordinario a favore degli investimenti che porterà il valore di esercizio ed investimenti a circa il 39% e il totale delle spese per la “funzione difesa” a circa 14 miliardi e mezzo di euro. Il rischio era, altrimenti, quello di un blocco dell’approvvigionamento dei nuovi mezzi e del pagamento di pesanti penali.

Si può stimare che il 90% delle risorse destinate agli investimenti saranno assorbite dai programmi in corso e che, di conseguenza, per le nuove esigenze nel campo della ricerca e dell’acquisizione resteranno disponibili un paio di centinaia di milioni di euro. Il rinnovamento del pattugliamento marittimo, dell’attacco al suolo, dei veicoli blindati, del Csar, oltre che il rafforzamento delle componenti più deboli o incomplete, a partire dagli equipaggiamenti elettronici per le forze di terra, rischia così di non trovare copertura finanziaria. Se non fosse per i finanziamenti destinati all’innovazione tecnologica da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, l’ammodernamento del nostro strumento militare, così come il mantenimento e lo sviluppo delle aree di eccellenza dell’industria italiana aerospaziale e della difesa, non avrebbero speranza. Anche perché il quadro del bilancio di cassa resta pesantissimo col rischio di non poter onorare le fatture già emesse dalle imprese italiane ed estere.

Ad uscire anche peggio dalla manovra saranno le spese per l’esercizio. All’appello manca circa un miliardo di euro, pari a circa un terzo di quanto ritenuto indispensabile per il mantenimento dello strumento militare e a quanto stanziato fino al 2004. Questo significa che la manutenzione dei mezzi sarà impostata sulla base dell’indispensabilità, anziché sull’opportunità e il risultato sarà un loro maggiore logoramento con necessità di sostituzione anticipata. Ma, soprattutto, questo comporterà una ridotta attività di addestramento (poche ore di volo e di navigazione, esercitazioni terrestri ridotte in numero ed estensione). Ed è evidentemente una scelta incompatibile con il forte impegno delle Forze Armate nelle operazioni internazionali dove il successo e la sicurezza del personale dipendono, oltre che dalla disponibilità di equipaggiamenti adeguati, dal livello di preparazione degli uomini. E così come i mezzi non si possono né sviluppare né acquisire dall’oggi al domani, nemmeno il personale può essere formato se non con un lento e costante addestramento.

Correzioni di rotta
Per quanto riguarda il logoramento accelerato dei mezzi nelle missioni internazionali, se ne è finalmente preso atto e, nell’impostazione dell’operazione in Libano, si è prevista una correzione di rotta attraverso lo storno dei rimborsi Onu. Ma per tutte le altre, destinate anch’esse a prolungarsi nel tempo, il problema resta irrisolto.

Il prossimo bilancio dovrebbe, quindi, riportarci al di fuori dell’emergenza, ma non di un preoccupante livello di allarme. Una piccola boccata d’ossigeno non risolve i nodi strutturali anche se è indispensabile per una riflessione più serena sul futuro della sicurezza e della difesa del nostro paese. Va dato atto al Ministro della Difesa della sua volontà di svolgere il suo ruolo istituzionale, facendosi carico dei problemi delle Forze Armate, e di essere stato capace di trovare ascolto nel Governo e, in particolare, nei suoi più autorevoli componenti. Questo non può, però, essere considerato il punto di arrivo, ma solo quello di partenza per poter affrontare la necessaria ristrutturazione dello strumento militare. I vertici delle Forze Armate possono gestire tecnicamente ed operativamente questo processo: hanno bisogno di chiare indicazioni politiche su cosa il paese si aspetta e della disponibilità a sostenerne finanziariamente i costi al di fuori del Bilancio della Difesa.