IAI
Finanziaria e commercio estero

Ma queste misure aiutano la competitività?

12 Ott 2006 - Giorgia Giovanetti - Giorgia Giovanetti

Conti pubblici sotto controllo, redistribuzione del reddito, finanziamento a settori strategici e primi passi sulla strada delle riforme strutturali sono i “quattro punti salienti” della manovra, così come presentata dal Ministro Padoa-Schioppa, che complessivamente muove 33,4 miliardi: 11,9 da riduzioni nel Sistema Stato, 4,6 dagli Enti Locali, 3 miliardi dalla Sanità e 4 di entrate tributarie.

Al Governo servivano 14,8 miliardi di euro di aggiustamento netto per riportare il deficit tendenziale nel 2007 da circa 4 punti percentuali al 2,8%, e rispettare gli impegni presi con l’Unione Europea. Gli altri 18,6 miliardi servono invece a finanziare scelte discrezionali di politica economica, definite col termine (non chiarissimo) di “misure a favore dello sviluppo”. Queste misure hanno l’obiettivo di sostenere la ripresa, che l’economia italiana sembrerebbe aver finalmente imboccato nel 2006, e di invertire la tendenza alle sperequazioni di reddito.

Poca attenzione all’export
Il commercio estero, termometro dello stato di salute del nostro sistema paese e da sempre fondamentale propulsore della crescita italiana, non è, contrariamente alle attese, un vero protagonista della finanziaria, anche se naturalmente la competitività del sistema è influenzata da alcune delle misure proposte. Si può dire con certezza che la legge finanziaria non ha “aggredito” in maniera diretta e forte le principali cause che hanno negli ultimi 10 anni determinato il calo delle quote di mercato delle esportazioni italiane a prezzi costanti (le quote in valore dell’Italia sono rimaste pressoché stabili dal 2000 al 2004 e lievemente scese nel 2005, mentre quelle in quantità sono diminuite costantemente, passando da 4,7 a 4,5 in cinque anni): vale a dire una specializzazione produttiva e geografica nei settori tradizionali e verso le aree a più bassa crescita, il nanismo del sistema produttivo, lo scarso grado di internazionalizzazione delle imprese, la loro bassa capacità di innovare. Ciò non toglie che, pur non intervenendo in maniera diretta, gli obiettivi che la manovra persegue siano essenziali per la sostenibilità delle prospettive di crescita e sviluppo in un paese economicamente avanzato quale il nostro.

Allo stato attuale, gli unici interventi predisposti dalla manovra con possibili effetti positivi sul nostro livello di competitività internazionale sono il taglio del cuneo fiscale destinato alle imprese e gli incentivi fiscali per chi investe in ricerca. Queste misure, pur agendo su periodi di tempo differenti (rispettivamente breve e lungo periodo), potrebbero e dovrebbero, se ben utilizzate dalle imprese stesse, contribuire a renderle più competitive sui mercati internazionali, riducendone i costi, elevandone il know how tecnologico e migliorandone la produttività.

In particolare gli incentivi fiscali per la ricerca sembrerebbero essere pensati e modulati appositamente per le piccole e medie imprese, parte preponderante del tessuto produttivo del nostro paese e particolarmente colpito dalla agguerrita concorrenza dei produttori dei paesi emergenti. La possibilità di investire in ricerca dovrebbe contribuire al riposizionamento del nostro mix merceologico verso segmenti qualitativamente più elevati, e quindi meno vulnerabili alla concorrenza low cost, e, al tempo stesso, alimentare la crescita dimensionale delle nostre aziende.

Iniziative autonome
Il nostro sistema produttivo, in realtà come quasi sempre accade, sembrerebbe aver anticipato queste scelte di politica economica ed essersi già autonomamente avviato su questo sentiero, come appare evidente dalla svolta ciclica che si è avuta nel 2006, in particolare, nell’industria, dove si registra un aumento della produzione manifatturiera, così come del fatturato e degli ordini affluiti alle imprese, in un contesto di diffuso risveglio delle esportazioni sul fronte internazionale. Ciò non toglie che sia comunque importante il contributo che la mano pubblica può dare nel proseguire su questo sentiero, soprattutto per le nostre piccole e medie imprese.

L’importanza di dotarsi di un sistema produttivo più efficiente e competitivo è suggerita anche da una serie di “indirizzi” che la manovra finanziaria indica (norme per l’internazionalizzazione del sistema agroalimentare; sviluppo degli hub portuali; incremento del fondo istituito per le azioni a sostegno del marchio “made in Italy”), certamente di minor rilievo dal punto di vista quantitativo della riduzione del cuneo fiscale e degli incentivi alla ricerca, ma comunque sintomatici della rilevanza che la questione, pur in una fase di ristrettezze economiche, ricopre all’interno del governo.

E, seppur in un’ottica di più lungo periodo, positivi sono anche i tentativi lanciati nella finanziaria di ridurre il nostro approvvigionamento dall’estero di materie prime energetiche, attraverso una attiva politica di lotta agli sprechi, attraverso il sostegno all’utilizzo di mezzi più efficienti dal punto di vista energetico e meno inquinanti e, infine, attraverso una serie di interventi rivolti a migliorare l’efficienza energetica nell’edilizia. Si ricordi che nel 2005, così come per il 2004, il peggioramento del nostro disavanzo commerciale è essenzialmente dipeso dal dilatarsi del deficit energetico.