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Unione Europea

D’Alema: così si sblocca il processo di integrazione

26 Ott 2006 - Gianni Bonvicini - Gianni Bonvicini

Ce n’era bisogno. Finalmente alcune parole chiare sulla strategia dell’Italia per fare uscire dalla grave crisi il processo di integrazione europea. Le ha pronunciate il ministro degli Esteri Massimo D’Alema nel suo discorso del 25 ottobre all’Istituto Universitario Europeo. Sul Trattato costituzionale, in particolare, la tesi di D’Alema è precisa: è necessario salvaguardare quel testo e ripartire da esso per inserire le modifiche che i no francese e olandese hanno rese necessarie. Non valgono quindi altre scorciatoie suggerite nell’ormai lunghissimo “periodo di riflessione”, siano esse il “Nizza plus” o un minitrattato come vagheggiato da Sarkozy.

Da questo punto di vista, il governo italiano si muove con maggiore decisione sulle posizioni di Angela Merkel, che per il momento non vuole neppure sentire parlare di rimettere in questione il Trattato costituzionale. In realtà è evidente che esso andrà modificato, se non altro per l’ovvio motivo che non potrà essere ripresentato tale e quale a francesi e olandesi. Ma ciò che è importante è che esso non venga accantonato o stravolto.

Strumenti necessari
Il ragionamento di D’Alema è di costruire, quindi, una linea di difesa intorno al “cuore” del Trattato di Roma 2004, allo scopo di proteggere sia il largo consenso che su quel testo era emerso in sede di Convenzione, e poi di firma da parte dei 25 capi di Governo, sia la validità di alcune riforme istituzionali che danno all’Unione gli strumenti di cui ha oggi assoluto bisogno. E qui va detto che l’analisi di D’Alema è particolarmente interessante.

Il ministro, infatti, nota che l’Unione nei suoi primi cinquant’anni di vita ha essenzialmente sviluppato le politiche e le regole “interne”, dal mercato unico all’Euro, dove dà prova di essere piuttosto bene attrezzata ed efficace. Mentre ha invece trascurato la dimensione esterna, sia dal punto di vista delle politiche, a parte quella commerciale (e, aggiungiamo noi, dell’allargamento), che da quello delle istituzioni. E oggi le sfide e la sicurezza dell’Unione si trovano più al di fuori dei propri confini che all’interno di essi.

Nella politica estera e di difesa non basta certo la figura dell’Alto Rappresentante a rendere credibile ed efficace il ruolo dell’Ue nel mondo. Di qui la necessità di mantenere tutto quello che di buono si è riusciti a inventare e poi a negoziare nel redigere il Trattato costituzionale.

D’Alema traccia perciò un confine invalicabile: “La creazione di un Ministro degli Affari esteri, che presieda il Consiglio e faccia parte della Commissione; la designazione di un Presidente stabile del Consiglio europeo; l’estensione del voto a maggioranza qualificata sulla base del principio della doppia maggioranza; l’introduzione di meccanismi di democrazia diretta e di un più chiaro sistema della ripartizione di competenze e delle fonti legislative; il conferimento di forza giuridica vincolante alla Carta dei diritti.” Si tratta di indicazioni precise su cui “non riteniamo ci siano spazi per un negoziato al ribasso”.

La questione dei confini
L’altro tema forte dell’agenda europea del ministro riguarda la questione dei confini dell’Unione. Già il sollevare il termine “confini” è un atto di coraggio in un’Unione che ha una grande voglia di chiudere le porte, ma che non può dichiararlo apertamente. D’Alema taglia il nodo gordiano e fissa i confini del prossimo futuro. Dentro ci saranno Bulgaria, Romania, tutti gli stati e staterelli dei Balcani e, dulcis in fundo, la Turchia. Fuori Ucraina, Russia e stati dell’ex-spazio sovietico nonché il Mediterraneo del sud.

Questa visione farà venire il mal di pancia a molti europei, Francia e Germania in testa, che vorrebbero bloccare tutto, o quasi, già da subito e per molti anni a venire. Ma se le istituzioni saranno forti, anche i confini tracciati da D’Alema saranno meglio digeribili. Istituzioni e confini sono quindi aspetti dello stesso problema: la sicurezza e la responsabilità dell’Unione nelle regioni vicine. E che l’Italia abbia una posizione finalmente chiara non è cosa di poco conto in vista dei futuri negoziati sul Trattato costituzionale e sull’allargamento.

Per saperne di più:

Gian Luigi Tosato, Per un rilancio dell’Europa – Le ragioni della flessibilità