IAI
Missione in Libano

Le scarse risorse delle Forze Armate italiane

15 Set 2006 - Michele Nones - Michele Nones

La decisione di assicurare una massiccia partecipazione italiana alle operazioni per assicurare il mantenimento della pace in Libano costituisce una sfida per le Forze Armate e per il paese. Sono ormai quindici anni che ogni anno la Difesa chiede una certa quantità di risorse che ogni volta è stata prima tagliata in sede di definizione del bilancio e poi ulteriormente ridotta in sede di approvazione parlamentare (qualche volta per iniziativa parlamentare, qualche volta governativa e qualche volta di ambedue). Ogni anno, con altrettanta regolarità, le Forze Armate hanno indicato le conseguenze negative e, soprattutto da quando nell’ultimo triennio siamo arrivati a raschiare il fondo del barile, i rischi per il paese (anche nel mantenere nel medio periodo un minimo di capacità di difesa) e per gli stessi militari (anche nel partecipare nel breve e medio periodo alle operazioni internazionali).

In questa occasione vi sarebbero stati tutti i presupposti perché i vertici militari ne suggerissero un ridimensionamento e facessero presente che questo era il risultato della pluriennale disattenzione verso le preoccupazioni espresse.


Sul piano formale l’operazione riceve, come le altre, una specifica copertura finanziaria e molti sono, quindi, convinti che non incida sulle nostre capacità di difesa. Si potrebbe anzi sostenere che le operazioni internazionali, essendo di fatto delle grandi e costanti esercitazioni in cui ruotano nel tempo decine di migliaia di uomini, suppliscono alla carenza di risorse finanziarie e di aree sul territorio nazionale per l’addestramento. Per di più consentono al personale di ricevere consistenti compensi che riequilibrano i più bassi livelli retributivi rispetto ai colleghi degli altri maggiori paesi: un vero e proprio incentivo che contribuisce a rendere sempre disponibili i nostri militari.

Sul piano sostanziale, invece, queste operazioni comportano un accelerato invecchiamento degli equipaggiamenti utilizzati, per di più in condizioni ed ambienti più difficili dove anche il logoramento è maggiore. La necessaria massima operatività rappresenta un ulteriore vincolo negativo per quanto attiene i regolari e normali interventi di manutenzione. Il risultato è che materiali pianificati per essere sostituiti dopo un decennio durano pochi anni e che, di conseguenza, servirebbero ingenti finanziamenti per cambiare una pianificazione costruita fino ad un decennio or sono solo per garantire il mantenimento di capacità minime di difesa in tempi di ridotte attività operative.

Una nuova seria pianificazione dovrebbe tener conto non solo del nuovo ventaglio di equipaggiamenti richiesto dalle operazioni internazionali, ma anche della nuova più breve vita media di tutti gli equipaggiamenti. In altri termini bisognerebbe assicurare un adeguato finanziamento anche per far fronte alla necessità di ricostituire le risorse via via consumate, E questo senza dimenticare che vi è per le Forze Armate italiane un deficit strutturale accumulato nel corso di decenni di mancati investimenti che richiederebbe un maggiore sforzo iniziale.

Visione di lungo periodo
Nel campo della difesa la costruzione di ogni asset richiede molto tempo: questa regola vale per le Forze Armate che impiegano anni per formare i loro uomini e addestrarli ad operare insieme utilizzando al meglio i risultati dell’innovazione tecnologica e vale per l’industria che deve fornire i necessari equipaggiamenti, investendo massicciamente nelle proprie risorse umane e tecniche. Tutto questo richiede un flusso costante e consistente di investimenti: in nessun paese questo è avvenuto senza un adeguato livello di spese militari. Non si vede, di conseguenza, perché potrebbe avvenire in Italia.

La sfida per le Forze Armate è ora quella di assicurare il successo della missione pur partendo da un pesante deficit addestrativo e di equipaggiamenti. La sfida per il paese è quella di affrontare finalmente il nodo delle risorse necessarie per assicurare un’adeguata capacità di difesa e sicurezza del paese, dimostrando che questa volta la fiducia nelle Forze Armate è stata ben riposta.