IAI
Transatlantic Trends 2006

Il riavvicinamento euro-americano: un’operazione riuscita solo a metà

6 Set 2006 - P. Isernia - P. Isernia

Gli sforzi intrapresi dalla seconda Amministrazione Bush per riavvicinare le due sponde dell’Atlantico dopo la crisi irachena hanno avuto solo un parziale successo. Questo è il principale risultato che emerge dalle inchieste Transatlantic Trends Survey (arrivata quest’anno alla quinta edizione) e European Elite Survey (condotta per la prima volta quest’anno) che hanno esaminato gli atteggiamenti dell’opinione pubblica europea e americana, dei parlamentari europei e degli alti funzionari della Commissione su uno spettro di temi transatlantici. Da quello che è forse il primo confronto sistematico fra l’élite e l’opinione pubblica europea da un lato ed il pubblico americano dall’altro emergono almeno tre risultati degni di nota.

Il primo è che le élite europee vedono con molto maggiore entusiasmo la leadership mondiale degli Stati Uniti e sono molto più saldamente in favore di una forte partnership europea di quanto lo sia l’opinione pubblica europea, anche se il loro giudizio nei confronti di Bush resta estremamente negativo.

Il 73% dei parlamentari europei (MPe) e il 75% dei funzionari della Commissione hanno dichiarato di ritenere la leadership degli Stati Uniti almeno “abbastanza desiderabile”, rispetto al 39% dei cittadini europei. Il 40% degli MPe e il 38% dei funzionari della Commissione ritengono che le relazioni fra Europa e Stati Uniti siano migliorate negli ultimi dodici mesi, rispetto al solo 16% del pubblico. L’85% dei funzionari della Commissione ha dichiarato che la Nato svolge ancora un ruolo essenziale per la sicurezza del proprio paese, insieme con il 72% dei parlamentari europei, rispetto al 59% del pubblico.

Questo spirito atlantico comporta anche una più convinta volontà di prendere le misure ritenute necessarie per rafforzare la leadership europea – la maggioranza dei parlamentari europei (61%) e dei funzionari della Commissione (52%) hanno dichiarato che in caso di intervento militare deciso dall’Unione europea, anche gli stati membri che non fossero d’accordo si dovrebbero adeguare a tale decisione. Maggioranze ancora più ampie di parlamentari europei (71%) e di funzionari della Commissione (65%) dichiarano che l’Ue dovrebbe rafforzare il proprio potere militare. Larghissime maggioranze di parlamentari (79%) e di funzionari Ue (96%) hanno affermato che l’Ue dovrebbe avere un suo proprio ministro degli Esteri, anche se i Governi degli stati membri non dovessero sempre concordare con le posizioni prese. Il pubblico al contrario si rivela maggiormente diviso su queste misure, con l’unica eccezione del ministro degli Esteri europeo, approvato dal 69% del pubblico.

Un secondo risultato è che, a livello di massa, europei ed americani sembrano ora più distanti tra loro di un anno fa. E questo non solo perché il pubblico europeo non ha ancora mutato il suo giudizio fortemente critico nei confronti della leadership americana, ma anche perché il pubblico americano comincia a dare segni di insofferenza verso la necessità di placare gli europei.

La percentuale di europei che vede positivamente la leadership degli Stati Uniti negli affari mondiali si è ribaltata dal 2002: i favorevoli erano allora il 64% rispetto al 37% di quest’anno, mentre i contrari sono passati dal 31% al 57%. La simpatia nei confronti degli Stati Uniti, misurata sul termometro dei sentimenti, è passata da 64° del 2002 al 51° del 2006. Gli europei continuano a valutare negativamente il presidente Bush. Il giudizio sul modo di gestire gli affari internazionali da parte di Bush è passato dal 38% di giudizi positivi del 2002 al 18% del 2006. La percentuale di europei che pensa che la Nato sia essenziale per la sicurezza del proprio paese è scesa dal 69% del 2002 al 55% nel 2006.

La maggioranza degli europei (55%) è a favore di una più netta indipendenza tra Stati Uniti e Ue sui problemi della sicurezza e sulle questioni diplomatiche (erano 50% nel 2004). Più rimarchevole, e costituisce la vera novità di questo anno, la maggioranza relativa degli americani desidera rapporti più stretti, ma la percentuale è scesa dal 60% nel 2004 al 45% nel 2006, mentre i fautori di una maggiore indipendenza sono passati dal 20% del 2004 al 30% del 2006.

Il terzo risultato è che qualsiasi sforzo di coordinare a livello transatlantico le politiche nei confronti delle minacce più attuali si scontra con il fatto che americani ed europei pur concordando sulla natura delle minacce globali, divergono sul modo in cui affrontarle.

Emblematica è la distribuzione degli atteggiamenti nei confronti dell’Iran. Pubblico ed élite politiche (ma non i vertici amministrativi dell’Ue) concordano sulla minaccia del nucleare iraniano e sul fatto che gli attuali tentativi degli Stati Uniti e dell’Unione europea per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari debbano continuare. Tuttavia, alla domanda su quale sia il modo migliore per farlo, la percentuale maggiore di americani (36%) dichiara di preferire sanzioni economiche, mentre la percentuale maggiore di europei (46%) preferisce incentivi economici.

Comparando poi il sostegno europeo con quello americano per le alternative politiche attuali e future, emerge che, tra gli americani, il 45% sarebbe favorevole all’uso della forza in Iran, subito o nel caso di fallimento delle misure non militari, mentre il 35% sarebbe disposto ad accettare un Iran nucleare e il 20% è incerto sul da farsi. In Europa, l’opinione pubblica è equamente divisa tra chi sosterrebbe l’uso della forza, subito o in seguito al fallimento delle opzioni non militari (37%) e chi accetterebbe un Iran nucleare (38%), con un 25% di incerti sulle misure da adottare. Ancora più distante è l’opinione delle élite politiche europee. Per i funzionari della Commissione (62%) e gli MPe (35%) accettare un Iran nucleare costituisce di gran lunga l’opzione preferita.

I risultati di queste inchieste mostrano che le élite europee desiderano ancora fortemente una stretta relazione transatlantica, pur a fronte di apprensione per l’attuale amministrazione americana, mentre il pubblico europeo non sembra condividere l’entusiasmo dei loro rappresentanti.

Le opinioni del pubblico arriveranno in futuro a coincidere con la visione del mondo delle élite, o piuttosto le élite dovranno necessariamente adeguarsi a quelle dei loro elettori? Oppure, forse, sarà la delusione per l’amministrazione Bush, un sentimento condiviso in Europa dalle élite e dagli elettori, a determinare nel complesso la visione del rapporto transatlantico. Gli eventi che si intravedono all’orizzonte forniranno ulteriori chiarimenti in merito al rapporto tra le élite e il pubblico in generale e metteranno alla prova la capacità dei leader europei di rispondere alle preoccupazioni del pubblico.

Transatlantic Trends 2006 è un progetto del German Marshall Fund of the United States e della Compagnia di San Paolo, con il sostegno della Fundação Luso-Americana, della Fundación BBVA e della Tipping Point Foundation. Da 5 anni, misura gli atteggiamenti dell’opinione pubblica negli Stati Uniti e in vari paesi europei (quest’anno sono 12) sui temi transatlantici.

European Elite Survey è un progetto del CIRCaP (Centro di Ricerca sul Cambiamento Politico) all’Università di Siena, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo. L’indagine misura l’atteggiamento di un campione di membri del Parlamento europeo (MPe) in nove paesi Ue e di alti funzionari della Commissione con un questionario identico a quello del Transatlantic Trends 2006. Per il rapporto e i dati di Transatlantic Trends 2006 ed European Elite Survey si veda: www. http://www.gips.unisi.it/circap/ e www.affarinternazionali.it.