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Gran Bretagna

Blair, o della grande delusione

20 Set 2006 - Cesare Merlini - Cesare Merlini

Al congresso del partito laburista inglese di prossima apertura, Tony Blair sembra destinato a imboccare un viale del tramonto del quale l’ultimo segreto sarà la lunghezza. Diranno che con lui se ne va il Primo Ministro che ha avuto più successo con gli elettori del suo paese, eppure difficilmente sarà rimpianto. Diranno che con lui se ne va un personaggio dei maggiori dalla fine della guerra fredda, eppure difficilmente la sua sarà un’uscita gloriosa. Io dico che con lui se ne va una grande occasione che non è stata colta.

Eppure, le premesse del successo c’erano tutte: il leader giovane e volitivo; l’imbocco di quella terza via fra socialismo e liberalismo che tutti cercavano; l’assenza di avversari credibili all’interno; la scarsa e incerta luce di cui brillavano i suoi omologhi di oltre Manica e di oltre Atlantico.

Non che tutte le attese siano state tradite. Si può star certi che i suoi estimatori, forse più numerosi fuori che in patria, non mancheranno di evidenziare i suoi risultati di politica interna, economica e istituzionale, magari ricamando su quanto è più di sinistra e quanto più di destra. Tutto vero, o quasi, ma non è questo che ci interessa in questa sede. Qui il focus è sul fianco debole della nave Blair, la politica estera.