IAI
La crisi del Libano

L’avventurismo degli hezbollah tra Siria ed Iran

2 Ago 2006 - Carlo Calia - Carlo Calia

Sull’attuale crisi in Libano l’opinione corrente è che gli hezbollah siano stati incoraggiati o abbiano addirittura preso ordini dall’Iran, desiderosa di alleggerire la pressione internazionale. Una versione semplicistica. Il grosso stock di missili di cui dispongono gli hezbollah è stato certamente fornito dall’Iran, che è anche la beneficiaria finale della crisi. Tuttavia i libanesi, liberi dal diretto controllo siriano, hanno ormai una relazione di alleanza con Teheran e Damasco, ma non più di dipendenza.

Nashrallah ha probabilmente deciso autonomamente di attaccare la pattuglia israeliana. Israele era in difficoltà in Palestina e godeva da anni di una pace relativa al nord, dopo il ritiro di Tsahal dal Libano. Perché avrebbe dovuto aprire un nuovo fronte ? Operazioni del genere si erano concluse precedentemente con dei convenienti scambi perfino con il temibile Sharon.

Anche nell’ambito della politica interna libanese, una crisi con Israele giungeva opportuna per confermare al debole governo Siniora, sottoposto a forti pressioni americane e francesi, la necessità di lasciare intatta la milizia hezbollah. Male che fosse andata, le estese difese costruite alla frontiera avrebbero reso difficile una azione militare israeliana. Soprattutto il numero enorme di missili accumulati costituiva un elemento nuovo che, adeguatamente utilizzato, avrebbe permesso un rapida conclusione dello scontro militare.

Un calcolo azzardato
Se questa analisi è esatta, anche i dirigenti hezbollah hanno adesso verificato il noto principio che in materia di guerra si sa sempre come si comincia, ma non come si finisce. Perché alla fine della crisi, prestigio in Medio Oriente a parte, la loro posizione nel semidistrutto Libano regredirà a quella di anni prima. Sarà meno che mai possibile eliminarli, ma saranno nuovamente considerati pericolosissimi per il paese, nel quale invece stavano diventando un centrale partito di governo.

Gli hezbollah infatti sottolineavano da anni la natura di movimento di resistenza all’occupazione e, dopo l’uccisione di Hariri, avevano partecipato alla ripresa vigorosa del sentimento nazionale in Libano. Adesso Nasrallah afferma di non lottare per il Libano, ma per “la nazione islamica”. Una posizione che lo renderà meno popolare nel suo paese. Oltre ad essere mal vista dai dirigenti sunniti di molti governi della regione.

La novità rilevata in questa crisi è l’assenza questa volta di un controllo finale siriano. In altri tempi Damasco avrebbe fermato i lanci di missili, non appena fosse stata chiara la determinazione israeliana di procedere per reazione a distruzioni estese delle infrastrutture libanesi. I legami dei siriani con il Libano sono forti per ragioni storiche, economiche e politiche. Al contrario gli iraniani non hanno interesse a limitare i danni di quello sfortunato paese e rischiano meno reazioni israeliane dirette.

Gli stessi Stati Uniti sembrano adesso esaminare la possibilità di un ruolo moderatore siriano. È quindi utile ricordare i rapporti esistiti nel passato tra hezbollah, siriani e iraniani. Sono stati gli iraniani a dar vita al movimento all’inizio degli anni ’80, ma è stata poi la Siria a trasformare gli hezbollah da gruppo terrorista a disciplinato movimento di guerriglia. La dirigenza iraniana era più esasperata ed estremista, ma chi controllava sul terreno gli hezbollah erano i siriani. Gli iraniani in effetti potevano fornire aiuti economici e istruttori militari, ma dovevano contare sui siriani per far giungere in Libano le armi necessarie. I siriani, soprattutto, controllavano il paese, di cui avevano (ed hanno) una completa conoscenza della lingua e del suo complicato mondo politico e sociale, uno strano miscuglio di cultura araba, non iraniana, con la presenza massiccia di dati culturali europei in campo economico e istituzionale.

La Siria perde il controllo
Tra l’altro il Presidente Assad non era ingombrato da passioni e preoccupazioni di tipo religioso, anzi non voleva che gli sciiti libanesi si distaccassero dalla comunità libanese, considerata parte della Siria stessa, arbitrariamente distaccata dagli europei dopo la prima guerra mondiale. Soprattutto la Siria voleva che gli hezbollah fossero uno strumento militare che agisse disciplinatamente, senza provocare eccessivamente Tel Aviv. I dirigenti del movimento che per passione religiosa od odio per Israele non rientravano in questo schema, sono stati dai siriani allontanati dal comando, o semplicemente assassinati. Ma adesso Damasco non ha più il controllo del territorio in Libano e gli equilibri regionali di potenza tra Siria ed Iran sono stati fortemente modificati a favore dell’Iran.

Una seconda novità, messa in luce dagli scontri in corso, è la disponibilità di cui godono gli hezbollah di un numero molto grande di missili, dei quali è impossibile impedire il lancio. Israele recluta facilmente informatori determinanti nel disordinato mondo palestinese, largamente corrotto e diviso da conflitti interni. Il mondo chiuso degli hezbollah è invece impenetrabile ai servizi di informazione israeliani. Domani una fascia di sicurezza, garantita in un modo o nell’altro internazionalmente, renderà difficili gli scontri alla frontiera. Ma non sarà facile impedire la ricostruzione nel retroterra degli stock di missili. Questi ultimi rimarranno certo di un tipo tale da non costituire una minaccia strategica per Israele. Ma non si può escludere che questo armamento possa essere da Teheran “upgraded” in termini di raggio di azione e di precisione nel raggiungere i bersagli.

Siamo infine in presenza di un altro elemento che ha contribuito enormemente alla straordinaria “impudenza” degli hezbollah. La sensazione sempre più diffusa in Medio Oriente che gli Stati Uniti, e i suoi alleati, non prevengano, o successivamente non controllino, le situazioni di guerra.