IAI
Banca Mondiale

Laos, una mega-diga che fa discutere

23 Giu 2006 - Alessandro Magnoli - Alessandro Magnoli

La Banca Mondiale ha approvato un megaprogetto, la costruzione di una diga da 1,2 miliardi di dollari sul fiume Nam Theun in Laos, uno dei paesi più poveri dell’Asia dell’Est (tre quarti della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà). Con questa decisione la Banca torna a finanziare i grandi progetti infrastrutturali. Ma si tratta di una decisione molto controversa: in Laos la diga è vista come una panacea, ma le organizzazioni non governative (Ong) sono contro la sua costruzione per il pesante impatto che avrà sull’ambiente e sulle popolazioni locali.

La diga, che è previsto divenga operativa nel 2010, allagherà un’area pari a una volta e mezza il lago di Garda, richiederà lo spostamento di 6.200 persone (in maggioranza minoranze etniche), complicherà la vita dei 70.000 abitanti dei villaggi situati a valle della stessa e stravolgerà l’ecosistema. In cambio, genererà corrente elettrica per 1070 Megawatt destinati al mercato thailandese, triplicando così le esportazioni di energia del Laos. Dalla diga il Laos ricaverà ingenti risorse finanziarie (1,95 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni).

L’appoggio della Banca Mondiale
Dopo aver studiato il progetto e averne valutato i rischi per più di 15 anni, la Banca Mondiale ha deciso nel 2005 di appoggiarlo finanziariamente con un grant (regalo) di 20 milioni di dollari e di provvedere le necessarie garanzie con prestiti per altri 250 milioni. Una decisione “storica”: è il primo megaprogetto approvato dalla Banca Mondiale negli ultimi dieci anni. In cambio del suo appoggio, la Banca ha richiesto che: i) sia risparmiata un’area di foreste vergini nove volte più grande dell’area allagata e sia dedicata alla conservazione di biodiversità; ii) coloro che vengono estromessi ricevano condizioni migliori in quanto ad alloggio e possibilità di reddito; iii) il Governo del Laos sia più trasparente nella gestione delle risorse pubbliche, migliori le politiche di sanità ed educazione e stimoli la crescita economica (aiutato in tutto ciò da un aggiustamento strutturale – poverty reduction support credit – per 10 milioni di dollari). Infine, iv) la Banca monitorerà l’implementazione del progetto.

Le domande difficili dello sviluppoQuanto descritto mette sul tavolo domande non facili: perchè un paese esca dalla povertà, sono accettabili i danni ambientali? I mega-progetti infrastrutturali servono allo sviluppo? Soprattutto, hanno senso in paesi in cui la governance è debole?

L’impatto ambientale e umano. Nel corso degli anni, la diga ha suscitato vasta opposizione: molti gruppi ambientalisti hanno ripetutamente segnalato i rischi per l’ecosistema, per alcune specie animali (elefanti, tigri e daini vedranno il loro habitat stravolto) e per la biodiversità (una particolare specie di pesce rischierà l’estinzione). Non ultimi, i 6.200 indigeni sfollati dall’allagamento dovranno riscostruirsi una vita altrove. Al tempo stesso, è anche vero che il Laos è il paese più povero dell’Asia dell’Est. Ha bisogno di tutto: strade, scuole, ambulatori, ponti. E ne ha bisogno al più presto. Dove trovare le risorse?

La crescita (al 6% l’anno dal 1991), la pressione fiscale (pari al 12% del Pil) e i paesi donatori (14% del Pil e 69% degli investimenti) stanno dando il massimo. Per finanziare lo sviluppo futuro c’è bisogno di più risorse e la diga può garantirle. È una strategia rischiosa: le risorse finanziarie sono infatti condizione necessaria ma non sufficiente; il Governo deve non solo vendere elettricità, ma anche fare in modo che le risorse così generate vengano investite in iniziative anti-povertà.

Risorse a un Governo non trasparente? Il progetto della diga porterà 150 milioni di dollari l’anno alle casse di un paese tra i meno “trasparenti” dell’Asia. Ha senso che un governo la cui governance è debole abbia accesso a risorse finanziarie altrimenti impensabili? Nei mesi precedenti la decisione della Banca Mondiale, 153 organizzazioni non governative di 42 paesi diversi hanno mandato una petizione al suo presidente, manifestando la loro opposizione, e vari gruppi ambientalisti hanno sostenuto che il governo del Laos non è in grado di gestire i proventi della diga nè di prendersi cura dei diritti dei suoi cittadini. Per ovviare a quanto sopra, la Banca Mondiale ha stipulato con il Governo accordi chiari: i proventi della vendita dell’elettricità devono essere esclusivamente dedicati a sanità, educazione e infrastruttura. Se gli accordi saranno rispettati, nel primo anno di vita del progetto la spesa in educazione primaria e sanità di base aumenterà del 30 percento.

Insomma, i rischi sono enormi, ma le risorse generate sono indispensabili: vale la pena di provare. Per uscire dalla povertà in cui è intrappolato, il Laos non ha molte opzioni: deve fare buon uso delle sue risorse naturali. La Banca Mondiale ha deciso di intervenire per aiutare il Governo a gestire tali rischi, ridurre la povertà e migliorare la gestione ambientale.

Per saperne di più:
Banca Mondiale (progetto NT2)
Banca Mondiale (Laos)
Lao National Committee for Energy
Nam Theun 2 Power Company
World Commission on Dams