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Noi e l’Europa

Obiettivo Barroso: la prossima mossa del governo italiano

25 Mag 2006 - Gianni Bonvicini - Gianni Bonvicini

Nel programma del governo Prodi e nelle dichiarazioni a Ventotene del neo-Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si fissa come priorità per l’Italia il rilancio del processo costituzionale europeo. Il tema viene sollevato proprio alla vigilia del Consiglio europeo di metà giugno, che dovrà chiudere o prolungare quello che eufemisticamente è stato chiamato periodo di riflessione, dopo il no francese e olandese. Ma se ci guardiamo in giro la confusione è ancora massima e nessuna vera proposta è ancora emersa.

Intanto i paesi che hanno ratificato sono saliti a sedici, avvicinandosi a quella soglia di venti che il Trattato costituzionale prevede per incaricare formalmente il Consiglio europeo della “riflessione” sul come procedere in mancanza dell’en-plein. C’è poca speranza, tuttavia, che in questo clima di ostile scetticismo quella soglia possa essere rapidamente raggiunta: ormai quasi tutti i “volonterosi” hanno già ratificato ed è difficile intravedere altri volontari. Neppure è pensabile che si vada a un rinegoziato su una diversa costituzione, come viene suggerito da qualche parte: non adesso, almeno.

Crisi di leadership
La verità è che l’Unione europea soffre di una profonda crisi di leadership in alcuni paesi chiave, fra cui Francia e Gran Bretagna, ed è ancora presto per giudicare l’efficacia dell’azione di Angela Merkel in Germania. In ogni caso né il completamento delle ratifiche né il rinegoziato sono alle porte. Che fare allora? Nel vuoto di leadership nazionali si apre una straordinaria opportunità per il presidente della Commissione, Manuel Barroso: fare ciò che i Trattati gli impongono e cioè prendere l’iniziativa politica e suggerire una strategia ai governi. L’unica possibilità, sul piano istituzionale, è quella di dimostrare che l’Ue riesce pragmaticamente ad avanzare. È la politica dell’”eppur si muove”, da noi già suggerita (Ettore Greco, And Yet It Moves: The European Constitutional Debate One Year Later)

Il terreno su cui agire è in primis quello della politica di sicurezza, un buon tema da “vendere” anche all’opinione pubblica europea. Vanno quindi prese alcune misure immediate e, sulla base del Trattato di Nizza e di una serie di decisioni informali, anticipare alcune norme del Trattato costituzionale. E in particolare: la Commissione deve manifestare la volontà di invitare regolarmente l’Alto Rappresentante Solana a tutte le riunioni in qualche modo attinenti le azioni esterne, al fine di rafforzare la coerenza delle azioni dell’Ue (ad esempio, nella gestione militare e civile delle crisi); si deve poi offrire a Solana di co-presiedere il Consiglio dei ministri degli esteri per dare continuità alla presidenza, in appoggio ai turni semestrali dei singoli paesi; infine va fatto avanzare il progetto di dare vita ad un servizio esterno Commissione/Consiglio per rendere visibile e concreta la presenza dell’UE all’estero.

Doppio fronte di azione
Come si è fatto per l’Agenzia della Difesa, le anticipazioni si possono fare, senza per questo indebolire l’intera Costituzione. Il governo italiano dovrebbe quindi agire su un doppio fronte. Convincere Angela Merkel che questa tattica anticipatoria non va a bloccare il processo costituzionale, che è in ogni caso in profonda crisi e che necessita di tempi lunghi e migliori. Dall’altra, premere assieme al governo tedesco su Barroso perché dia qualche segnale di preveggenza, superando la vecchia diatriba fra Commissione e Alto Rappresentante e indicando con coraggio al Consiglio europeo il cammino di una politica dell’”eppur si muove”, che blocchi il trend di progressiva disaffezione di un’opinione pubblica sempre più disorientata dall’immobilismo dei vertici