IAI
L’Iran e il nucleare

E’ giuridicamente lecito bombardare per bloccare l’arma atomica?

2 Mag 2006 - Natalino Ronzitti - Natalino Ronzitti

Da tempo si sta parlando dell’opzione militare per impedire all’Iran di venire in possesso dell’arma atomica. Il dibattito ha per oggetto le conseguenze politiche di tale opzione e la sua fattibilità strategica, ma poco o niente si è detto della sua liceità. In altri termini, l’uso della forza per distruggere mediante un bombardamento aereo o missilistico i siti nucleari iraniani, specialmente quelli di produzione dell’uranio arricchito, è conforme al diritto internazionale oppure costituirebbe una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite?

La forza può essere lecitamente usata in legittima difesa oppure su autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds). Al momento, non ricorre nessuna delle due ipotesi.

La minaccia non è imminente
Presupposto per l’esercizio della legittima difesa è che uno Stato sia vittima di un attacco armato. La legittima difesa può essere esercitata dallo Stato vittima, oppure da terzi in favore della vittima (legittima difesa collettiva). Né Israele, né gli Stati Uniti (o il Regno Unito, che potrebbe intervenire insieme agli Usa) hanno subito un attacco armato da parte dell’Iran. La legittima difesa può essere effettuata (benché sia opinione controversa) anche nell’imminenza di un attacco armato. Ma questo non è il caso dell’Iran, che palesemente non sta preparando un attacco armato, a parte le minacce per ora solo verbali di M. Ahmadinejad contro Israele.

Il caso iraniano potrebbe ricadere sotto la dottrina Bush della guerra preventiva, che in realtà è una formulazione più ampia della legittima difesa, poiché il nuovo concetto strategico afferma che la nozione di imminenza deve essere oggi intesa in modo diverso dal contesto tradizionale.

La legittima difesa potrebbe essere esercitata anche nei confronti di uno Stato, governato da un regime autoritario, che tenti di entrare in possesso dell’arma atomica in violazione dei trattati internazionali sottoscritti (in questo caso il TNP). Ma il nuovo concetto strategico, nella parte che qui rileva, non è conforme al diritto internazionale.

I precedenti sono contrari. Nel 1981 Israele bombardò il reattore nucleare iracheno Osirak, invocando la legittima difesa. L’azione fu considerata una violazione della Carta delle Nazioni Unite dal Consiglio di Sicurezza (CdS), che adottò una risoluzione ad hoc (n. 487 del 1981). Gli Stati Uniti non posero il veto.

Il ruolo del Consiglio di Sicurezza
La politica iraniana di acquisizione dell’arma nucleare potrebbe essere qualificata come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale da parte del Cds, cui spetterebbe decidere, in base al Capitolo VII della Carta, se autorizzare un’azione armata, dopo aver intimato all’Iran di smantellare il proprio programma nucleare. Ma sarebbe necessaria una risoluzione chiara, la cui adozione appare improbabile a causa del veto che opporrebbero Russia e Cina.

Non sarebbe sufficiente, come da qualche parte è stato prospettato, il richiamo alla violazione degli obblighi di trasparenza, imputabili all’Iran in relazione al suo programma nucleare, contenuto nel preambolo della risoluzione del Consiglio dei governatori dell’Aiea del 4 febbraio 2006. In breve, solo il Cds potrebbe autorizzare l’uso della forza per far fronte ad una minaccia “latente” e non “imminente” quale quella iraniana.

Ma a supporre che l’uso della forza sia autorizzato dal Cds, sarebbe lecito ricorrere all’arma atomica (altra opzione che è stata prospettata) per bombardare i siti nucleari iraniani? Nei pochi casi in cui il Cds ha autorizzato il ricorso alla forza armata non si è mai fatta espressa menzione dei mezzi da usare. Nel caso concreto, però, di fronte alla possibilità del ricorso all’arma nucleare, occorre ricordare che nel 1996 la Corte internazionale di giustizia ha adottato un parere, in cui afferma che l’uso dell’arma atomica è in linea di principio contrario al diritto internazionale umanitario, lasciando irrisolta solo la questione delle circostanze estreme di legittima difesa che mettono in pericolo l’esistenza stessa dello Stato attaccato.

Ora è vero che un parere della Corte non è un atto giuridicamente vincolante e che gli Stati Uniti e altri membri occidentali ne hanno vivacemente contestato le conclusioni. Ma la Corte internazionale di giustizia è un organo delle Nazioni Unite e il Consiglio, qualora dovesse autorizzare il ricorso alla forza armata, non potrebbe non tenere conto di quanto affermato dalla Corte e dovrebbe escludere, implicitamente o esplicitamente, l’uso dell’arma nucleare.