IAI
I problemi dell’economia

Rilanciare l’internazionalizzazione per agganciare la ripresa europea

12 Apr 2006 - Paolo Guerrieri - Paolo Guerrieri

Il 2006-2007 sarà un periodo di ripresa per l’Europa. Per beneficiarne appieno e tornare a crescere dopo anni di ristagno, l’economia italiana deve arrestare la perdita di competitività in corso e rilanciare produzione ed esportazioni. Servono misure efficaci, anche immediate, e scelte coraggiose all’interno e in campo internazionale, soprattutto nelle strategie di politica economica estera. E’ una sfida prioritaria questa – unitamente a quella del risanamento dei conti pubblici – per il nuovo Governo che si formerà tra qualche settimana guidato da Romano Prodi. Un compito difficile, per molti versi drammatico, vista la gravità della situazione economica e l’esile vantaggio di cui godrà la nuova maggioranza.

E’ soprattutto in campo internazionale che la forte perdita di competitività accusata dal nostro paese in questi anni ha manifestato gli effetti più marcati. Un dato fra tutti: la quota delle esportazioni italiane nel commercio mondiale è seccamente diminuita, precipitando dal 4,6 per cento della metà degli anni Novanta al 2,7 per cento nel 2005 (valutata a prezzi costanti). Nello stesso periodo quella tedesca è cresciuta dal 10,3 all’11,7 per cento.

Una priorità per il nuovo Governo
A differenza del passato, il contributo al PIL italiano proveniente dalla domanda estera netta (esportazioni al netto delle importazioni) è stato sempre nullo o negativo negli ultimi quattro anni, favorendo la retrocessione del nostro paese all’ultimo posto nella graduatoria europea della crescita (0,3 per cento il tasso medio italiano nel periodo 2002-2005).

Ed è sempre questa perdita di competitività che oggi impedisce all’Italia di agganciare pienamente la ripresa in corso. Secondo la maggioranza delle previsioni, la fase d’espansione si rafforzerà in Europa nella seconda parte dell’anno. Anche l’economia italiana ne beneficerà, ma secondo aspettative diffuse (OCSE, Commissione Europea) crescerà poco anche nel 2006-2007, assai meno della media europea (1,3 il tasso di crescita atteso).

Come sfruttare di più e meglio, di quanto stia avvenendo, la ripresa europea e internazionale rappresenta una vera priorità della politica economica del nuovo Governo.

Serviranno misure immediate. Come la riduzione del cuneo fiscale, che dovrà essere consistente, anche se i cinque punti promessi da Prodi nella campagna elettorale appaiono difficili da finanziare alla luce del preoccupante disavanzo pubblico mostrato anche dai dati più recenti. Un taglio, in ogni modo, che dovrà cominciare a contenere il forte divario creatosi in questi anni tra i costi di produzione dell’Italia e quelli dei principali partner europei. E’ di circa quindici punti nei confronti, ad esempio, della Germania.

Interventi di ampio respiro
Ma serviranno anche interventi di più ampio respiro e con effetti differiti nel tempo, che dovranno affrontare mali antichi della nostra economia: l’inadeguata specializzazione del sistema industriale, l’eccessiva frammentazione della struttura produttiva, l’arretratezza e bassa qualità di molti servizi alla produzione. Saranno necessarie in questo caso riforme strutturali per accrescere la competitività dei nostri esportatori e, più in generale, la produttività del nostro sistema economico, ferma da tempo e in caduta libera rispetto a quelle dei concorrenti.

Ma per produrre ed esportare di più oggi serve anche una presenza internazionale più diffusa e radicata delle nostre imprese. Abbiamo esportato poco in questi anni anche perchè abbiamo investito poco all’estero e abbiamo attratto ancora meno investimenti esteri in confronto ad altri partner europei. A metà degli anni Novanta l’Italia aveva lo stesso grado di apertura agli scambi commerciali della Germania (49,6 contro 49,9), ma negli ultimi dieci anni il nostro è aumentato di poco (57,5) mentre quello tedesco è balzato a 72,4.

L’internazionalizzazione della nostra economia – intesa come apertura alle ristrutturazioni in atto nell’economia globale – deve così aumentare in misura significativa. Bisognerà smontare a questo riguardo quelle retoriche e strumentali demonizzazioni dei processi di internazionalizzazione molto utilizzate in politica, sia a destra sia a sinistra. Andrà, in effetti, ripetuto che l’internazionalizzazione rappresenta un volano fondamentale della competitività del nostro paese ed un elemento da governare al meglio per farne emergere appieno le potenzialità.

Una politica economica estera adeguata
Servirà soprattutto una politica economica estera all’altezza delle sfide presenti nell’economia globale e tale da sostenere questo rinnovato sforzo di proiezione all’estero del nostro sistema produttivo. Accrescendo la capacità di meglio focalizzare le sue priorità (in primo luogo di tipo geo-economico quali l’Est Europa e i Balcani, i paesi del bacino del Mediterraneo, Cina e India, tra le più importanti) per poi gestire al meglio l’allocazione dei fondi (pochi) a disposizione e farli funzionare senza sprechi.

Per tutto questo è necessaria una guida unitaria della politica economica estera che è mancata, viceversa, in questi anni. Va così rivista la sua struttura di comando, attraverso una riforma decisa del suo coordinamento strategico.

Quel poco che si è fatto in questi anni, lo si è fatto in modo molto frammentato e con una scarsa coordinazione tra centro e periferia. Uno scollamento grave che il nostro paese non si potrà più permettere in futuro. A meno di non accettare di essere definitivamente relegato al margine dei giochi che davvero contano nell’economia globale.