IAI
Medio Oriente

L’atomica iraniana: un incubo a più dimensioni

12 Apr 2006 - Riccardo Alcaro - Riccardo Alcaro

Il programma nucleare dell’Iran è al centro di un contenzioso internazionale che vede in gioco il sistema multilaterale di non-proliferazione nucleare, gli equilibri regionali nella regione del Golfo e i rapporti tra le principali potenze mondiali, Usa, Europa, Russia e Cina.

L’Iran ha ammesso di avere sviluppato un programma nucleare in clandestinità per quasi vent’anni, in violazione degli accordi con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il governo iraniano insiste però sulla natura pacifica del programma, sottolineandone la conformità al Trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp), di cui è parte. Le ispezioni dell’Aiea in Iran non hanno in effetti riscontrato nulla di illegale nelle attività nucleari dichiarate, non hanno però potuto escludere l’esistenza di attività non dichiarate. Questo è bastato perché, dietro pressione di Usa e Ue, il caso finisse al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Gli Usa considerano un Iran in possesso di armi nucleari una sfida diretta al sistema di relazioni che assicura la loro egemonia in Medio Oriente e nel Golfo Persico. La bomba atomica darebbe all’Iran maggiori capacità di influenzare i suoi vicini, la possibilità di minacciare direttamente Israele e un formidabile deterrente contro ogni tentativo di forzare dall’esterno un cambio di regime. Non sorprende quindi che Washington protenda verso un approccio molto duro nei confronti di Teheran e si rifiuti di escludere l’opzione militare.

L’intransigenza degli Stati Uniti costituisce un motivo di preoccupazione in più per gli europei. Persuasi della necessità di contenere l’erosione del Tnp, britannici, francesi e tedeschi si sono spesi per conto dell’Ue in un lungo e vano negoziato nel tentativo di distogliere Teheran dalle sue ambizioni nucleari. Fallite le trattative, la priorità degli europei è divenuta ora evitare un’escalation e preservare le condizioni per tornare al tavolo negoziale. In una situazione così complessa, quali scenari futuri è dunque possibile immaginare?

L’improbabile ipotesi militare
Fino a quando l’Iran insisterà nel rifiuto a rinunciare ad arricchire l’uranio – un procedimento in diverse fasi necessario tanto alla produzione di energia quanto ad armare le bombe – non ci sarà sufficiente spazio per un accordo. Secondo alcuni in Europa l’Iran potrebbe essere portato a più miti consigli se gli Usa si impegnassero in trattative bilaterali dirette, ma Washington non sembra averne l’intenzione.

Egualmente improbabile, per lo meno nel breve periodo, è l’ipotesi di un bombardamento americano o israeliano (con aiuto americano) delle infrastrutture nucleari iraniane. Gli Usa non dispongono al momento di capitale politico sufficiente per giustificare una nuova azione armata contro un paese islamico. Inoltre, sia gli alleati europei sia la Russia e la Cina (entrambe con grandi interessi in Iran) sono fortemente contrari. Infine, l’efficacia dell’attacco è dubbia, visto che il programma nucleare iraniano è sparso per tutto il paese e in parte costruito in siti sotterranei.

La disputa verrà quindi gestita per il prossimo futuro dalla diplomazia. Verosimilmente, americani ed europei punteranno ad attivare un processo di graduale incremento della pressione diplomatica, qualora l’Iran restasse sordo alle richieste del Consiglio di sicurezza: prima una o più risoluzioni di reprimenda dell’Iran e poi l’imposizione progressiva delle cosiddette sanzioni ‘intelligenti’, mirate cioè a colpire gli interessi privati di importanti esponenti di governo o legati agli ambienti di governo. È anche possibile, ma non probabile, che si arrivi a qualche tipo di sanzione economica (mentre è fuori discussione un embargo come quello sull’Iraq).

Un compromesso all’Onu?
Questo approccio presuppone una serie di compromessi da raggiungere in sede Onu con Russia e Cina, contrarie all’adozione di forti misure punitive. Non si può quindi escludere l’insorgere di difficoltà, né che Washington giudichi i compromessi raggiunti insoddisfacenti. In quel caso è possibile che gli Usa intraprendano iniziative al di fuori del contesto Onu e chiamino i loro alleati a prendervi parte.

Gli europei sembrano disposti ad adottare misure punitive limitate anche senza autorizzazione Onu, ma la tenuta del fronte transatlantico è tanto più incerta quanto più dure saranno le iniziative promosse dagli Usa. Di questo si è consapevoli su entrambe le sponde dell’Atlantico. Gli europei temono di dover di nuovo scegliere tra i loro interessi di sicurezza – no ad un nuovo fronte nel Golfo – e i loro rapporti con gli Usa. Gli americani non vogliono correre il rischio di alienarsi ulteriormente il ridotto favore di cui godono in Europa.

Diversamente dall’Iraq, quindi, l’Onu resta la migliore delle opzioni tanto per gli Usa quanto per gli europei. Per questo, è auspicabile che gli uni e gli altri, invece di preoccuparsi di rispondere punto per punto ad ogni ‘provocazione’ del governo iraniano, si dedichino a tenere in piedi la debole intesa con Russia e Cina.

Approfondimenti
Il contenzioso sul programma nucleare iraniano