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Politica estera

Dopo le elezioni, un interregno pericoloso

12 Apr 2006 - Stefano Silvestri - Stefano Silvestri

Finite le elezioni, l’Italia entra in periodo di interregno. La durezza della contrapposizione elettorale rischia di impedire una facile transizione di governo e questo potrebbe avere alcune gravi conseguenze anche in politica estera. Nei prossimi due mesi si giocheranno partite importanti in Medio Oriente, sui palestinesi, sull’Iran, sull’Iraq, il Vertice del G-8, la preparazione di quello della NATO che avverrà quest’autunno, e altre ancora. E’ impensabile che l’Italia possa svolgere un ruolo di rilievo con un Governo in normale amministrazione e per di più destinato ad essere sostituto dalla sua opposizione. La politica estera è uno dei campi dove sono possibili molti importanti punti di incontro tra la vecchia e la nuova maggioranza, ma questa potenzialità deve essere organizzata ed attuata concretamente, e ciò non sarà possibile se si manterrà l’attuale clima di teso confronto.

Molti pensano ad accordi “larghi” per affrontare i maggiori appuntamenti istituzionali del nuovo Parlamento, dalla elezione dei loro Presidenti a quella del Presidente della Repubblica. Queste scelte hanno grande importanze e un’altrettanto grande visibilità. Nel concreto però se la transizione maggioranza/opposizione al livello dei maggiori dicasteri comincerà solo dopo la conclusione di questi processi (e per allora il clima politico sarà di nuovo reso rovente dalla campagna politica amministrativa e da quella per il referendum costituzionale) rischierà di essere troppo tardi e di imporre gravissimi costi al Paese.

Se veramente vogliamo un sistema politico bipolare impariamo da chi tale sistema lo maneggia con successo già da molti anni. Negli Stati Uniti si sa chi sarà il nuovo Presidente già a novembre, anche se entrerà in carica solo verso fine gennaio. Nel frattempo però l’amministrazione uscente spalanca subito gli uffici e i dossier dei vari ministeri agli inviati dell’Amministrazione entrante e concorda con essa tutte le scelte principali. Questo non è dovuto né a un “inciucio” né a un cedimento politico, ma solo alla consapevolezza che le attività economiche e politiche del Governo non possono procedere a balzelloni e subire ritardi o improvvise perdite di credibilità, ma hanno bisogno di continuità e certezza.

Sta quindi ora a Prodi nominare rapidamente alcuni suoi “fiduciari” da inviare presso ogni dicastero e sta a Berlusconi e al suo governo accoglierli con la necessaria trasparenza e collaborazione: questo se le due parti politiche hanno a cuore il futuro del Paese.