IAI
Profilo

Ahmadinejad: chi era costui?

11 Apr 2006 - Mario Arpino - Mario Arpino

Il palcoscenico internazionale non è mai stato avaro di personaggi originali. Dopo Ceaucescu, Saddam, Arafat e Milosevic, assieme al Colonnello ed a Fidel sono ormai altri ad alimentare le cronache con nuova notorietà. Tra questi, il quasi sconosciuto Mahmood Ahmadinajed assurge decisamente al ruolo di Superstar.

Divenuto Presidente della Repubblica Islamica iraniana dopo il ballottaggio elettorale con il riformista Rafsanjani, vinto con il 62% dei voti di un 55% dei votanti rispetto agli aventi diritto, si ripromette di ripristinare i severi principi che avevano ispirato Khomeini contro la “dittatura” di Reza Pahlavi. “Ma noi” – ricorda spesso nei suoi discorsi – “non abbiamo certo abbattuto l’impero per instaurare la democrazia. L’obiettivo è riportare il Paese al rispetto integrale della legge”. Quella islamica, s’intende.

Questo, tanto per chiarire subito chi è il personaggio. Nato nel 1956 a Garmsar, centro agricolo cento chilometri a sud-est di Teheran, figlio di un fabbro (oh, il destino!), essendo intelligente e brillante viene selezionato per l’università, dove ottiene un diploma in ingegneria civile. Imbevuto delle idee di Khomeini, partecipa alla sommossa del 1978 e aderisce al movimento dei pasdaran, le guardie laiche della rivoluzione. Si fa onore durante la guerra contro Saddam, congedandosi nel 1988 con gradi e medaglie.

Ciò gli consente di scalare il potere sino a diventare governatore di Ardebil, posizione che mantiene fino al 1997. Si sposta poi a Teheran, dove ottiene un master in “trasporti e traffico” e insegna come assistente di Logistica Civile. Con questa esperienza tecnico-amministrativa nel 2003, con margini assai ridotti, è eletto sindaco di Teheran.

Resta tuttavia uomo di opposizione, protesta contro tutto, reclama più moralità coranica e più rigore, e diviene ben presto popolare per una politica sociale condotta con efficace continuità. Questo curriculum lo ha però tenuto lontano dai riflettori della scena internazionale, puntati solo e sempre sugli “opposti” ayatollah Khatami e Rafsanjani. Ecco perché la sua elezione, se qui è stata una sorpresa, per molti iraniani lo è stata assai di meno.

Sul nucleare e sul rapporto con gli Stati Uniti le sue posizioni, pur assai rigide, non lo sono mai così tanto da fargli correre quei rischi dei quali è lucidamente consapevole. Per il nucleare, procede con un consenso popolare bipartisan, ma mantiene aperte alcune porte. Ciò servirà all’interno in caso di retromarcia, visto che il Khomeini prima maniera riteneva “immorale” il nucleare.

Circa il rapporto con gli Usa, interrotto dagli americani ai tempi dell’assalto all’Ambasciata, durante la campagna elettorale soleva dire che se l’interruzione è stata volontà dell’America, una eventuale ripresa potrà accadere solo per volontà dell’Iran. È proprio ciò che oggi, sia pure a basso profilo, sta tentando di fare.