Tianxia americana: perché la Cina non prenderà il posto degli Usa

Salvatore Babones, sociologo americano, esperto dell’integrazione economica globale cinese, e professore presso l’Università di Sydney ha recentemente pubblicato un libro in cui contesta la tesi del declino statunitense a favore di un’ascesa economica e politica della Cina. Il volume di Babones (“American Tianxia, Chinese money, American power, and the end of history”) utilizza il modello storico della Tianxia cinese per dimostrare il ruolo cruciale degli Stati Uniti nell’ordine mondiale ed evidenziare le debolezze del sistema cinese.

I leader cinesi considerano la Cina come il fulcro, economico e politico, dell’Asia e alcuni analisti prevedono l’ascesa di Pechino al centro del sistema mondiale emergente, arrivando a sostituire gli Stati Uniti. Nel suo volume, Babones analizza l’estensione del sistema politico ed economico statunitense, mostrando come le previsioni che suggeriscono una imminente predominanza globale della Cina non siano accurate. Gli Stati Uniti, secondo Babones, rimangono la principale economia globale, i talenti continuano a trasferirsi nel Paese, l’esercito è ancora il più potente al mondo, ma soprattutto la Tianxia americana promuove valori morali universali come stato di diritto, democrazia e diritti umani, insieme agli interessi individuali.

L’autore ridimensiona il valore delle mosse geopolitiche della Cina in Asia centrale, in Africa, nell’Oceano Indiano, nella Cina orientale e nei mari della Cina meridionale. Babones evidenzia il rallentamento economico in Cina, i tassi di emigrazione tra i cittadini più ricchi, qualificati e istruiti, e i suoi problemi demografici per respingere la famosa profezia del 1904 di Sir Halford Mackinder sul futuro ruolo della Cina negli equilibri geopolitici mondiali.

Il concetto di Tianxia è da sempre presente nella storia cinese, con varie interpretazioni. Sia come terra, o insieme di tutte le terre, sotto il cielo, sia come scelta comune fatta da tutti i popoli del mondo per rappresentare la volontà generale ma soprattutto come sistema politico universale per il mondo. La mancanza di una dimensione globale e di un appeal ideologico della Tianxia cinese costituiscono le principali motivazione per cui Babones rifiuta l’idea di una futura ascesa politica e culturale della Cina.

La Tianxia statunitense invece riesce a parlare a tutti i cittadini del mondo. “Solo uno Stato fondato sul primato dell’individuo e ideologicamente impegnato nella libertà di opportunità per tutti gli individui”, afferma Babones, “potrebbe divenire il centro di un sistema mondiale veramente globale”. Per molte persone in tutti gli angoli del globo gli Stati Uniti non sono esclusivamente una nazione, ma un centro culturale, economico e istituzionale di un mondo che ha interamente costruito un immaginario culturale unico. L’Occidente non ha una parola per descrivere l’estensione e la pervasività di questo fenomeno, perché l’Occidente moderno fino ad ora non aveva mai visto qualcosa di simile.

L’ultima volta che il mondo intero è stato così organizzato intorno ad un unico Stato era nel XV secolo, quando la dinastia Ming in Cina costituiva il centro del potere in Asia orientale. La Cina in quel momento non era solo il leader o l’egemone regionale; era lo Stato centrale di una vasta area politica e culturale che si estendeva dalla Birmania sino al Giappone. La parola Tianxia descrive esattamente questo fenomeno, letteralmente significa “tutto sotto i cieli”, ma nei giorni della Cina imperiale, si riferiva a “un regno illuminato” di “valori universali che determinavano chi fosse civilizzato e chi non lo era”, secondo le parole dell’eminente storico Wang Gungwu. La cultura cinese era lo standard a cui tutti aspiravano, con la padronanza della calligrafia cinese come determinante segno di raffinatezza e cultura ovunque in Asia orientale, anche tra persone non di lingua cinese.

Oggi gli Stati Uniti sono il centro di una Tianxia globale. Si tratta di una dinamica che pervade tutte le aree della vita. Gli Stati Uniti hanno orientato il modo in cui il mondo – e soprattutto l’élite del mondo – agisce, lavora e pensa. Nell’interpretazione di Babones tutte queste dinamiche dimostrano, insieme alla scarsa capacità cinese di generare una reale attrazione culturale, l’impossibilità di Pechino di ricoprire quel ruolo centrale a cui molti analisti fanno spesso riferimento.

American Tianxia, Chinese money, American power, and the end of history, Salvatore Babones, Policy Press, 2017, 88 pagg., 45 euro.

Recensione a cura di Stefano Pelaggi, docente presso l’Università di Roma La Sapienza e Research Fellow presso il Centre for Chinese Studies a Taipei.