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Piolín imbavagliato. L’autunno catalano, di Elena Marisol Brandolini

Piolín imbavagliato. Cronaca dell’autunno catalano, di Elena Marisol Brandolini, Ediesse, 2018, pag. 158, euro 13

Trovare Titti il canarino in copertina di un libro sulle vicende politiche catalane appare almeno insolito. Pensarlo poi imbavagliato – Piolín è il nome spagnolo del personaggio dei Looney Tunes – come suggeriscono il titolo, e la striscia rossa sul disegno, lascia ancora più sorpresi.

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Per capire le scelte di Elena Marisol Brandolini, giornalista che da anni vive e lavora in Catalogna, bisogna tornare al settembre del 2017: il governo spagnolo invia a Barcellona alcune migliaia di agenti della Policía Nacional e della Guardia Civil per affiancare i Mossos (la polizia catalana) in vista del referendum sull’indipendenza previsto il 1° ottobre.

Una parte di questi agenti viene sistemata nel porto di Barcellona, a bordo di una nave da crociera italiana sulla cui fiancata sono disegnati i personaggi di Titti e Silvestro. Una scena paradossale. vista la situazione incerta e tesa, che scatena immediatamente l’ironia del popolo catalano.

Quando poi arriva l’ordine di coprire la nave con dei teli, Piolín rimane lì sotto, ‘imbavagliato’. E diventa il simbolo della protesta indipendentista militante.

La Brandolini parte da questo aneddoto per raccontare le vicende che lo scorso autunno hanno coinvolto la Catalogna. Rielaborando gli articoli scritti a Barcellona tra settembre e dicembre per Il Fatto Quotidiano, la giornalista ha costruito una precisa e appassionante cronaca della “rivoluzione del sorriso” catalana contro uno Stato spagnolo sempre più repressivo e autoritario. Un movimento popolare pacifico che ha innescato una reazione fortissima del governo centrale.

Gli eventi sono ben noti. Il 1° ottobre, nonostante le violenze della polizia, si tiene il referendum: i catalani che vanno alle urne in un contesto di confusione e intimidazione, votano in maggioranza per l’indipendenza. E quando il re accusa la Generalitat catalana di “slealtà” verso lo Stato spagnolo, a scendere in piazza non sono solo gli indipendentisti ma tutta la regione:  “Non siamo delinquenti, non siamo pazzi, non siamo golpisti – dichiara Carles Puidgemont, allora presidente della Generalitat -, siamo gente normale che chiede solo di potere votare”.

Da lì in poi è un susseguirsi di avvenimenti politici destabilizzanti, riportati dal libro con occhio attento e appassionato. I valori democratici e di pacifismo che hanno caratterizzato il movimento indipendentista si sono scontrati con la repressione per la violazione di alcune norme istituzionali: il carcere per gli esponenti politici e la sospensione dell’autonomia catalana con il ricorso dell’articolo 155 della Costituzione da parte del governo spagnolo: “La Spagna in questo momento – sostiene la Brandolini – non assomiglia a una democrazia europea del XXI secolo”.

Quello che Piolín ci direbbe, tolto il bavaglio, è che l’autunno catalano parla di diritti, libertà e democrazia e perciò ci riguarda tutti. Non è una questiona spagnola, ma europea. È una questione nostra.

Ilaria Lang