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Lobbying EU foreign policy-making, di B. Voltolini

Lobbying in EU foreign policy-making, di Benedetta Voltolini, Routledge/UACES Contemporary European Studies, pagg. 224.

Benedetta Voltolini, docente di Relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Maastricht, analizza l’influenza delle attività di lobbying condotte dagli attori non statali sulle strategie di politica estera dell’Unione europea, concentrandosi in particolare sul caso del conflitto israelo-palestinese.

Lobbying EU foreign policy-making, di B.VoltoliniLobbying in EU foreign policy-making” è il risultato di un lungo studio volto a fornire risposte a tre grandi interrogativi: come gli attori non statali contribuiscono all’orientamento dell’Ue rispetto al conflitto? Con quali strumenti? E come si lega, nelle attività di lobbying, l’approccio a livello europeo con quello dei singoli Stati?

Per rispondere a queste domande, l’autrice fa prima una raccolta dei contributi scientifici precedenti sulla questione, un punto sulle modalità e il contesto in cui gli attori non statali si muovono nel quadro della politica estera dell’Unione. Questo lavoro – cui è dedicato il capitolo 1 – permette di distinguere preliminarmente sia i diversi ruoli giocati dagli attori (consensuale nel caso del dialogue-builder, antagonista nel caso dell’opponent e un misto tra le due posizioni in quello del voice-articulator), sia il tipo di argomentazioni usate (di carattere tecnico, politico o misto) dai lobbisti nel perseguire i propri interessi.

I capitoli successivi illustrano l’approccio adottato dall’Unione europea nei confronti del conflitto israelo-palestinese sin dall’inizio della sua cooperazione politica. In particolare, il capitolo 3 individua gli attori non statali coinvolti, suddividendo i 325 presenti nel database in sei categorie: gruppi imprenditoriali, organizzazioni non governative, movimenti di solidarietà, think tank, media e singoli individui.

I capitoli 4, 5 e 6 evidenziano – a partire da casi studio specifici – le azioni condotte dagli attori non statali nelle diverse aree, portando a una classificazione di “ruoli e contesti” delle attività di lobbying esercitate  nel quadro del conflitto tra Israele e Palestina.

Ne emerge che gli attori non statali attivi nella formazione della politica europea interagiscono positivamente con tutti i loro interlocutori, sia che questo abbia un’ampia risonanza mediatica (è il caso dei voice articulator) sia che non ce l’abbia (nel caso del dialogue-builder), e qualunque siano le argomentazioni utilizzate: tecniche (usate ad esempio dal gruppo Mattin o da Teva), politiche (Eccp, Cepr, Eel, Ecj), o miste (Emhrn, Aprodev, Cisde). E che i pareri tecnici di carattere economico o legale sono più utili a influenzare la politica estera dell’Unione europea rispetto a quelli di carattere strettamente politico.

Al contrario, come riporta il capitolo 7, gli attori non statali che operano a livello nazionale giocano soprattutto il ruolo di antagonisti, facendo leva sugli aspetti politici della questione.

Mettendo in luce come gli attori non statali “tendano a giocare un ruolo di tipo consensuale e a fornire valutazioni tecniche quando operano a livello europeo”, la Voltolini dipinge accuratamente la logica su cui si basa il processo decisionale nell’Ue: un processo che vede quindi una profonda collaborazione tra attori, diversi e poco politicizzati, individuali e istituzionali.

Il libro si colloca all’interno di una serie ristretta di studi sulle attività di lobbying nella formazione della politica estera comunitaria, ed è un buon punto di partenza per future ricerche su un tema tanto complesso. La stessa analisi della Voltolini non esaurisce tutti gli aspetti che caratterizzano il fenomeno.

Sebbene l’opera sia evidentemente rivolta a un pubblico mirato di lettori, le spiegazioni contenute al suo interno e lo stile semplice e chiaro fanno del libro una prima e piacevole lettura anche per i non addetti ai lavori, magari interessati a farsi un’idea di come si elaborano le strategie di politica estera all’interno dell’Ue.

Recensione a cura di Andrea Aversano Stabile