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L’Ue in discorsi da bar, di Michele Gerace

“È l’Europa, bellezza!”, di Michele Gerace, Rubbettino, 2018, pag 112, euro 8.

C’è un bar virtuale e itinerante dove si discute d’Europa: è, appunto, il Bar Europa, in cui Michele Gerace incontra, fra gli altri, accademici, federalisti, giornalisti e “gruppi di giovani che non si rassegnano e continuano a credere che le cose possano cambiare e […] provano a fare la propria parte”.

Europa - bellezza - GeraceL’idea nasce da una frase di George Steiner che recita: “l’Europa è innanzitutto un caffè pieno di gente e parole”. Le conversazioni al Bar Europa, già pubblicate sul blog di Eunews, vengono ora raccolte da Gerace in questo volumetto, che ha in copertina il murale Europa ’15, in una periferia romana.

Fatte salve la prefazione di Pierluigi Castagnetti e la postfazione di Marco Piantini, l’autore dà un taglio decisamente informale al suo lavoro: a partire dal titolo – È l’Europa, bellezza! , che molti altri simili ne echeggia, partendo dalla sfruttatissima citazione di Humphrey Bogart ne ‘L’ultima minaccia’ – fino alla suddivisione dei capitoli preceduti dall’indicazione del tempo di lettura e dal titolo di una canzone di cui si consiglia l’ascolto.

Gerace affronta un tema complesso e controverso come l’Europa con uno stile diretto, accattivante e talvolta irriverente, giungendo arditamente a confrontare la dinamica di comunità nei rapporti tra Stati e Unione con “una dinamica già vista, quella di ‘trombamici’”, citando a sostegno la Treccani e rimpiazzando il ruolo del sesso con quello dei vantaggi economici.

Michele Gerace è dirigente nell’Area ‘Adempimenti derivanti dall’appartenenza all’Unione europea’ del Consiglio regionale del Lazio ed è presidente dell’Osservatorio sulle Strategie europee per la Crescita e l’Occupazione. Frequentatore e animatore del Bar Europa, è ideatore dell’omonima rubrica su Radio Godot.

Nella conversazione numero 13, in particolare, viene affrontato il tema della crescente sfiducia verso l’Unione europea confermata o alimentata dal sempre maggiore consenso acquisito da partiti populisti, nazionalisti ed euroscettici in Europa. “L’Unione europea può risultare distante, può essere incomprensibile e può ispirare diffidenza, ma non per questo è da buttare”, scrive Gerace dopo l’incontro con il politologo Piero Tortola.

Il tema dell’identità è ricorrente a partire dall’introduzione, ma anche in tutte le conversazioni collezionate. È ripreso anche il motto ufficiale dell’Unione europea dal 2000, “Uniti nella diversità”, in tutte le lingue ufficiali dell’Ue, per sottolinearne la duplice natura di identità individuale e collettiva, intesa come conoscenza delle proprie origini e consapevolezza di appartenere a un preciso luogo del mondo e a una cultura temporalmente definita. Viene evidenziato che la diversità “è fonte di ricchezza per l’identità europea che è radicata in una cultura” comune e dominante nel panorama occidentale.

Ma l’autore trova anche lo spazio per citare grandi autori come Socrate, Shakespeare, Kant, Goethe, Keats, con – fra l’altro – “l’importanza di pensare con la propria mente” e i principi di La Pace Perpetua che hanno ispirato i padri fondatori dell’Ue insieme all’idea di Europa senza frontiere di Voltaire.

Verso la conclusione del libro l’autore parla dei giovani, sostenendo che la scarsa fiducia in ciò che pensano, dicono o si pensa che siano in grado di comprendere sia una delle principali cause della loro indifferenza. Aggiunge che i giovani non dicono ciò  che pensano perché pensano che non possa interessare a nessuno: “Iniziano con il non dire quello che pensano e finiscono con lo smettere di pensare”, diventando così indifferenti.

Giulia Doneddu