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Europei al voto 1979/1989, di Doriana Floris

Europei al voto. Politica, propaganda e partecipazione in Italia, Francia e Regno Unito 1979-1989, di Doriana Floris, FrancoAngeli, 2017, pag. 236, euro 31.

Dal 1979, ogni cinque anni i cittadini europei sono stati chiamati ad eleggere i loro rappresentanti al Parlamento europeo, l’assemblea dell’Unione che persegue gli interessi dei popoli del continente.

FlorisMa che cosa significa votare per il Parlamento europeo? Se lo chiede Doriana Floris, esperta di istituzioni e storia europea, che attualmente vive a Bruxelles, dove lavora per la delegazione permanente dell’Italia alla Nato, e che si occupa di politiche internazionali nel processo di integrazione europea in chiave interdisciplinare e comparata.

Nel suo libro ‘Europei al voto. Politica, propaganda e partecipazione in Italia, Francia e Regno Unito 1979-1989’, la Floris mette a confronto tre Paesi europei con culture del voto diverse, facendone tre casi di studio che, “per le loro particolarità, hanno consentito di approfondire diversi aspetti legati all’inizio dell’apertura istituzionale del Parlamento europeo verso il coinvolgimento dei cittadini”.

Il periodo storico su cui l’autrice si concentra sono le prime tre elezioni del Parlamento europeo, che venne votato a suffragio universale per la prima volta nel 1979 e che sta ora per giungere alla conclusione della ottava legislatura.

“Durante il primo decennio di elezioni europee, attori politici e istituzioni sono stati protagonisti di una competizione nuova che ancora oggi pone interrogativi sulla capacità di raggiungere l’elettorato, considerata la progressiva diminuzione del dato partecipativo”, scrive l’autrice. “La scarsa affluenza si è dimostrata, tuttavia, effetto di una ripartizione diffusa delle cause che vanno dalla valutazione della posta in gioco, alla comunicazione politica e istituzionale, alla propaganda elettorale”.

In tutto questo il cittadino europeo ha subito una trasformazione che “ha visto accrescere in lui un certo grado di consapevolezza”.

I dati analizzati, relativi alle tre elezioni che avvennero negli anni 1979, 1984 e 1989, hanno mostrato come lentamente gli europei abbiano perso interesse per le istituzioni comunitarie, definite da Jacques Delors “oggetto politico non identificato”.

Secondo la Floris “l’astensionismo, la scelta di annullare il voto, o di consegnare una scheda bianca rivelano atteggiamenti provocati da un comune denominatore che è quello di porsi contro qualcosa”. E andando più in profondità spiega: si tratta di “un’avversione nei confronti dei politici del proprio Paese, nei confronti dell’Europa considerata scomoda inutile, complicata, oppure nei confronti di un sistema organizzativo sovranazionale che, tra l’altro, pone anche la questione di un trattamento economico privilegiato a chi avesse la fortuna di essere eletto e rimanere quindi almeno cinque anni a rappresentare il proprio Paese”.

A distanza di quasi quarant’anni non si può dire che l’avversione verso l’Unione sia diminuita. Mentre su tutta Europa soffia un vento sovranista, i cittadini degli Stati membri si apprestano ad andare alle urne il prossimo maggio.

Segnalazione a cura di Francesca Capitelli