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Il Colle più alto, di Mario Pacelli e Giorgio Giovannetti

“Il Colle più alto. Ministero della Real Casa, Segretariato generale, Presidenti della Repubblica”, di Mario Pacelli e Giorgio Giovannetti, G. Giappichelli Editore, 2017, pag. 272, euro 28.

Da Vittorio Emanuele II a Carlo Azeglio Ciampi, dalla nascita del Regno di Italia all’inizio della Seconda Repubblica, il volume di Mario Pacelli e Giorgio Giovannetti, ‘Il Colle più alto. Ministero della Real Casa, Segretariato generale, Presidenti della Repubblica”, pubblicato da Giappichelli, racconta gli uomini, le storie e gli apparati di una delle istituzioni italiane più influenti e meno conosciute: il Quirinale.

Il colle più altoOggi sede istituzionale e residenza della Presidenza della Repubblica, il palazzo ha una lunga storia che affonda le sue radici nel Rinascimento, attraversa tutta l’epoca della Roma dei Papi, e arriva fino alla storia dell’Italia unita, dai Savoia alla Repubblica.

Nella prefazione, Giuliano Amato, ex premier, oggi giudice della Corte costituzionale, parla in toni entusiasti di questo lavoro: “Chi ama le vicende istituzionali e soprattutto gli aneddoti dai quali sono quasi sempre punteggiate; chi è attratto dagli interna corporis, curioso di sapere ciò che essi, in quanto tali, sono tenuti a nascondere; chi della storia ama conoscere non solo l’essenziale (a cui gli storici, ciascuno dal suo punto di vista, la riducono), ma anche l’inessenziale; chi è attratto da uno o più di questi piaceri troverà il libro di Giovannetti e Pacelli godibilissimo”.

Ma – aggiunge Amato – la godibilità di questo volume, opera monumentale di ricostruzione e ricerca non “va a scapito qui della serietà del lavoro e della affidabilità delle informazioni e dei dati che esso fornisce. Le fonti sono d’archivio e i percorsi storici sono tracciati con assoluta precisione”.

I due autori non sono nuovi a operazioni di questo tipo, che percorrono la storia delle istituzioni italiane. Giorgio Giovannetti è saggista e giornalista parlamentare, è stato vicedirettore di Rai Parlamento e condirettore di Gr Parlamento e ha scritto per la Nuova Antologia, l’Enciclopedia Treccani e l’Istituto Aspen. Mario Pacelli insegna Diritto pubblico alla Sapienza e ha scritto saggi di storia delle istituzioni fra cui ‘Le radici di Montecitorio’ (2000) e ‘Cattivi esempi’ (2001).

L’arco storico coperto va dallo Statuto Albertino agli anni di Carlo Azeglio Ciampi. Fu lo Statuto a dare la prima “conformazione giuridica” e la prima “disciplina pubblicistica” alla Corona e al patrimonio del re.

Nella loro ricostruzione, i due autori fanno precedere l’analisi delle figure e degli operati dei presidenti della Repubblica da una storia degli apparati amministrativi della Presidenza, a partire dalla Real Casa del Regno d’Italia, diviso in Casa Civile e Casa Militare, spesso in conflitto tra di loro.

La parte centrale del volume è dedicata al Segretariato generale, che fu istituito con la legge n. 1077 del 1948 e che gestisce e periodicamente riorganizza il Quirinale. I dieci capitoli successivi sono dedicati uno ciascuno ai presidenti della Repubblica – da De Nicola a Ciampi – e sono contrappuntati di aneddoti più o meno noti che riguardano gli inquilini che si sono susseguiti nel corso di sessant’anni sul ‘Colle più alto’.

La carrellata offerta da Pacelli e Giovannetti mostra come il ruolo di presidente non sia mai stato interpretato due volte allo stesso modo, ma come anzi esso sia cambiato di presidente in presidente. E questo forse spiega la sequenza di personaggi molto diversi tra loro come Luigi Einaudi, raccontato attraverso la penna di Ennio Flaiano e l’episodio della pera dimezzata, o Oscar Luigi Scalfaro, che guidò il Paese attraverso uno dei suoi periodi più bui, dovendo gestire due scioglimenti anticipati delle Camere e nominare sei presidenti del Consiglio.

Il volume si conclude alla fine del settennato Ciampi, perché, per il periodo in cui il Quirinale è stato dimora di Giorgio Napolitano (2006-2014), i due autori non hanno avuto modo di trovare sufficienti riferimenti documentali e perché, nelle loro parole, “gli eventi più recenti appartengono ancora più alla cronaca che alla storia delle istituzioni repubblicane”.

Segnalazione a cura di Francesca Capitelli