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Il Caucaso meridionale: processi politici e attori

Nel riassetto multipolare globale le “potenze minori”, caratterizzate da scarsezza di risorse ed esposte a pressioni geopolitiche costanti, costituiscono un caso di studio di grande rilevanza. È in quest’ottica che il gruppo di ricerca coordinato da Gabriele Natalizia (Link Campus) si è  concentrato sul Caucaso meridionale, analizzando i tre stati che dal 1991 compongono questa regione: l’Armenia, la Georgia e l’Azerbaigian.

Il Caucaso meridionale, descritto come un “sub-complesso di sicurezza regionale allargato”, è una regione appetibile per le potenze vicine (Russia, Iran e Turchia) oltre ad essere considerata strategica per gli Stati Uniti, che non vedono di buon occhio il desiderio russo di influenza dello spazio euroasiatico.

Dal 1991, anno dell’indipendenza degli  Stati del Caucaso meridionale, il denominatore comune delle Amministrazioni statunitensi è stata la ferma volontà di impedire alla Russia di acquisire una posizione primaria nella regione. La Russia infatti, sin dal collasso dell’Unione Sovietica, ha sempre guardato all’ “estero vicino” come a un territorio nel quale esercitare una forte influenza perché strategicamente importante per la sicurezza dei propri confini.

La fine del bipolarismo internazionale ha inoltre permesso l’erosione delle sfere di influenza esercitate ai confini dell’Unione Sovietica, inserendo nel gioco delle potenze interessate alla regione caucasica due attori che nei secoli precedenti erano stati eliminati dalla partita: l’Iran e la Turchia, Paesi in costante competizione per stabilizzare la propria egemonia regionale.

In virtù delle caratteristiche della regione, il gruppo di ricerca ha scelto di adottare un livello di analisi intermedio tra lo statale e il globale, ponendo l’accento sia sulla sfera politica interna che su quella esterna (strettamente collegate nei Paesi con una così alta pressione geopolitica) dei tre Stati in questione. Il bivio perenne tra il mantenimento della sicurezza dei propri confini e la ricerca della sovranità caratterizza la storia dell’Armenia, della Georgia e dell’Azerbaigian sin dalla loro indipendenza: tre Stati che a causa della particolare collocazione geografica – che li rende un ponte tra il mondo europeo, mediorientale e euroasiatico –  hanno imparato ad adattarsi alla realtà esterna.

Tra il pericolo di una infiltrazione del terrorismo islamico proveniente dalla zona mediorientale, le pressioni del gigante russo, la rinnovata volontà di potenza della Turchia e dell’Iran, e la posizione statunitense decisa a non abbandonare completamente l’Eurasia a Mosca, il Caucaso meridionale si trova sempre più al centro di un gioco di forza internazionale, risultando, quindi, un filone di studi fondamentale per continuare a seguire l’evoluzione delle tensioni tra gli Stati Uniti e la Russia, con un occhio aperto sul ritorno di antiche potenze regionali. Una tensione che rischia di incendiare la regione ma che al tempo stesso costituisce una possibilità di sviluppo per i tre Stati in analisi, che possono sfruttare l’appetibilità conferitagli dal possedimento di risorse energetiche e dalla loro posizione strategica per cercare alleanze vantaggiose.

Il Caucaso meridionale. Processi politici e attori di un’area strategica

Gabriele Natalizia (a cura),  Aracne, 2016 , 228 pagg, 12 euro. Con i contributi di Andrea Carteny, Daniel Pommier Vincelli, Barbara Alessandrini.