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“Obama, un anno di sfide” e “Il caratteraccio, come (non) si diventa italiani”
Adriano Metz

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Due corrispondenti di grosso nome della stampa italiana dagli Stati Uniti, Claudio Angelini e Vittorio Zucconi, dalla A alla Z degli inviati all’estero, ci mandano dall’America, questa volta, non un servizio televisivo o un racconto reportage, ma due libri.

“Obama, un anno di sfide” è quello di Angelini, che, dopo avere condotto per circa vent’anni il Tg1 ed avere diretto il Giornale Radio Rai, è a New York da 13 anni: corrispondente di varie testate Rai, direttore dell’Istituto di Cultura italiano e ora presidente della Dante Alighieri, oltre che opinionista per la Rai e Il Messaggero.

“Il caratteraccio, come non si diventa italiani” è quello di Zucconi, affabulatore straordinario di storie americane per la Repubblica, oltre che narratore vulcanico, autore di libri poliedrico e docente universitario negli Stati Uniti, cittadino italiano e americano .

Il libro di Angelini racconta, in modo svelto e capitoli brevi, l’ideale per una lettura in viaggio o la sera, il primo anno da presidente del primo nero alla Casa Bianca. E premette all’introduzione un detto americano, che l’autore definisce “aristotelico” nella sua logica semplice e stringente, “walk the talk”, “fai quel che dici”, realizza le tue promesse.

Quello di Angelini è l’Obama delle tante sfide, di tutte le sfide aperte dopo un anno da comandante in capo concluso senza averne vinta una. E avendo, anzi, perso per strada, tra la crisi economica e le crisi internazionali, un po’ di carisma e di credibilità.

Ma sfogliare il libro adesso, subito dopo l’approvazione della riforma della sanità, il grande scoglio in politica interna che il presidente doveva superare, restituisce aspettative alle speranze suscitate dall’Obama candidato nella campagna elettorale e dai primi discorsi alla Casa Bianca: l’uomo che, per il solo fatto della sua elezione, ridà sostanza al sogno americano è dunque capace di fare le cose che dice, usando il pragmatismo e ricorrendo al compromesso dove l’evocazione della giustizia e l’affermazione dei principi non basta.

Raccontando Obama, Angelini racconta l’America, una nazione “che non è una parte del Mondo, ma uno stato d’animo”. E ci racconta, dentro l’America, la sua stampa, il ‘cane da guardia’ del potere che s’era un po’ messo a cuccia nell’esaltazione patriottica del ‘dopo 11 Settembre’, della sicurezza nazionale e della Presidenza Bush, e che s’è ora risvegliata nel contrasto fra ‘odio ed amore’ che il presidente suscita e in un momento di snodo tra media tradizionali che attraversano una crisi forse agonica e nuovi media che cercano linguaggio e legittimazione giornalistici.

Diverso il registro, più italiano che americano, de “Il caratteraccio” di Zucconi: quello del titolo è, per sua stessa ammissione, il suo e tutto il volume nasce da un ciclo di lezioni tenuto agli studenti di un’Università del Vermont, il Middlebury College, per cercare di spiegare a giovanotti che non ci conoscono se non per stereotipi chi siamo noi italiani e perché siamo diventati così, “rissosi, astiosi, perennemente ‘incazzati’ contro gli altri e sfacciatamente ipocriti”, al punto che “cominciamo” noi stessi “a trovarci antipatici”: un popolo ‘anti’, che esiste perché è contro qualcosa.

E così raccontando molto se stesso e, di conseguenza, quegli italiani che gli assomigliano, e sono tanti, Zucconi arriva a spiegare ad americani perplessi, con una similitudine icastica, la democrazia italiana “sempre più simile alla rana di Galvani, che ha bisogno di periodiche scosse per muovere le zampette e sembrare viva, restando morta”. Alcuni allievi del professor Zucconi stanno ancora cercando su Wikipedia chi diavolo sia questo Galvani e che cosa mai facesse alle rane.

Obama, un anno di sfide di Claudio Angelini, Rizzoli, 203 pagg, 17 euro.

Il caratteraccio, come (non) si diventa italiani di Vittorio Zucconi, Mondadori, 244 pagg, 18,50 euro.