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“Wall Street: la stangata” e “Il bene comune. Economia per un pianeta affollato”
Adriano Metz

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Domande sulla crisi, ma soprattutto risposte sulla crisi: ne offre, a bizzeffe, lo svelto libro intervista “Wall Street: la stangata”. Fabio Tamburini, il giornalista che fa le domande, e Gianfilippo Cuneo, il consulente e investitore che dà le risposte, ci spiegano, come indica il sottotitolo, “che cosa abbiamo imparato per non perdere più soldi” (e, magari, per farne degli altri), partendo dall’aforisma, che oggi suona un po’ postulato: “L’industria del risparmio è finita a pezzi”, mostrando quel che era, “cioè un’industria per lo sfruttamento del risparmio”.

Quello di Cuneo e Tamburini è un libro che, se fosse uscito prima dell’autunno 2008, nessuno gli avrebbe badato, anche perché, forse, le domande e le risposte non sarebbero state le stesse. Agile da leggere, quasi scritto per essere consultato alla bisogna, un po’ manuale e un po’ prontuario, il volume ha una prefazione di Lorenzo Pellicioli ed è diviso in sette capitoli, gli ultimi due dedicati al ‘che fare’ dopo la crisi, per raccontare le opportunità, ma anche i rischi, che la buriana finanziaria ci ha lasciato.

Gianfilippo Cuneo, 67 anni, una lunga esperienza alla McKinsey e dagli anni novanta protagonista di molte ‘success stories’ dell’imprenditoria italiana, si occupa ora del fondo di investimento Sinergia con Imprenditori, che ha fondato e che ha già investito 400 milioni in aziende condotte da imprenditori italiani. Fabio Tamburini, 55 anni, è un giornalista economico serio e competente, direttore dell’agenzia di stampa economico/finanziaria IlSole24Ore Radiocor. Sia Cuneo che Tamburini avevano già esperienza di autori di libri: Cuneo ne ha scritti su temi di management, Tamburini sui grandi protagonisti degli affari italiani. La serrata intervista non vuole essere pessimista, ma la lucidità di Tamburini e il realismo di Cuneo non lasciano grande spazio al facile ottimismo. Neppure la bacchetta magica, che a un certo punto il giornalista gli offre, accende l’entusiasmo del consulente. Quali i cambiamenti da imporre, anche senza consenso? “I cambiamenti arrivano, a malincuore, quando il sistema non può farne a meno, cioè quando va a sbattere contro qualche vincolo di ordine superiore. Poi, però, il comportamento virtuoso non dura molto … Non credo che sarebbe difficile stabilire in Italia una regola di efficienza e virtuosa, ma l’imposizione dovrebbe venire dall’Europa, per esempio collegando gli aumenti di stipendio complessivi dei dipendenti pubblici alla riduzione del loro numero” o, in senso più lato, all’aumento della produttività, come avviene nel settore privato. “Ovviamente, tali miglioramenti non capitano per caso. Occorrono studi, tecnologia e determinazione”.

Insomma, a banchieri, finanzieri, investitori, imprenditori del ‘dopo crisi’ ancora s’attaglia la battuta di Winston Churchill evocata da Cuneo: “L’abilità politica è la capacità di prevedere cosa accadrà domani, la settimana prossima, il mese prossimo e l’anno prossimo. E, in seguito, avere la capacità di spiegare perché non è accaduto.

Wall Street: la stangata, di Gianfilippo Cuneo e Fabio Tamburini, Baldini Castoldi Dalai, 149 pagg.


Sempre di economia, ma di respiro verde e d’orizzonte planetario, si parla ne ‘Il bene comune’, libro di Jeffrey D. Sachs: il sottotitolo, “Economia per un pianeta affollato” la dice lunga sulle intenzioni dell’autore, direttore dello Earth Institute della Columbia University e consigliere del segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon per gli obiettivi di sviluppo del Millennio, già consulente economico di capi di Stato e di organizzazioni internazionali, oltre che autore di saggi e manuali, fra cui l’ultimo, nel 2005, il purtroppo non preveggente “La Fine della povertà”.

Il libro di Sachs concede poco all’attualità della crisi, ma punta molto di più sugli aspetti, meno contingenti, ambientali, climatici, demografici e sociali (“prosperità per tutti”), interpretando la globalizzazione in chiave di soluzione dei problemi (e non di problema). Molto americana la chiusura consacrata al “potere del singolo” supposto capace di perseguire “il bene comune” del titolo.

Il bene comune, di Jeffrey D. Sachs, Mondadori, 400 pagg., 20 euro.