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L'Unione europea e la Politica estera di Vicinato viste da sud
Silvia Colombo

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I paesi della sponda sud del Mediterraneo continuano a mostrare la propria insoddisfazione nei confronti dell’insieme delle politiche che l’Unione europea ha elaborato e messo in atto nei loro confronti a partire dai primi anni Novanta. Queste critiche, assieme ai recenti e non necessariamente positivi sviluppi economici e politici che si sono verificati nella regione del Mediterraneo, hanno portato molti a riflettere sulla Politica europea di vicinato (Pev), per valutarne difetti e potenzialità alla luce delle profonde trasformazioni che stanno avvenendo nel contesto internazionale.

A questa sfida tenta di rispondere il libro curato da Michele Comelli dello IAI e da Atila Eralp e Çiğdem Üstün del Center for European Studies della Middle East Technical University (Ces-Metu) di Ankara. Il libro si compone di sette capitoli che corrispondono ad altrettanti contributi ai quali sono state aggiunte un’introduzione e alcune considerazioni conclusive. Il volume analizza nel dettaglio il contenuto specifico e l’evoluzione della Pev nei riguardi dei paesi della sponda sud del Mediterraneo, focalizzandosi sulle percezioni dei paesi della regione e, in particolare, su tre casi studio (Algeria, Egitto e Israele).

Ulteriori informazioni vengono fornite a proposito delle esperienze di Marocco e Giordania nell’interessante analisi costi/benefici del potenziale della Pev nel promuovere riforme politiche, economiche e sociali nel Mediterraneo meridionale, presentata nel capitolo terzo. Questo insieme di contributi, sebbene non esaustivo, fornisce uno spettro abbastanza rappresentativo del complesso rapporto istituzionale esistente tra Unione europea e sponda sud del Mediterraneo. Ciò che emerge è la marcata omogeneità, e in alcuni casi ripetitività, dei punti di vista e delle valutazioni espresse nelle diverse sezioni del libro: questo contribuisce a rafforzarne l'idea centrale, e cioè il fatto che i paesi della regione mediterranea sono per lo più unanimi nel rivolgere le proprie critiche alla Pev.

Il libro riesce bene nel proprio intento di analizzare nel dettaglio i collegamenti esistenti tra l’allargamento dell’Unione europea e la dimensione mediterranea della Pev, colmando così una lacuna a livello di letteratura. Infatti, come sottolinea Michele Comelli, “mentre esistono numerosi studi che analizzano le lezioni che la Pev verso i partner orientali può trarre dall'allargamento, molto poco è stato scritto a proposito della dimensione mediterranea della Pev e sulle lezioni che essa può trarre dall'allargamento e ancora meno a proposito del ruolo che la Turchia può giocare in questo triangolo”. Questo aspetto rappresenta un significativo valore aggiunto del libro in confronto ai numerosi studi che trattano lo stesso argomento. Il collocare la Turchia al centro del dibattito sull’allargamento dell’Unione europea e sulla Pev risulta particolarmente interessante in un momento in cui il paese sta sempre più divenendo un attore chiave nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

Infine, il libro cerca di fornire una valutazione complessiva delle voci critiche che si sono levate nei confronti della dimensione mediterranea della Pev. Tra le critiche più significative viene messo in rilievo il fatto (a) che la Pev è dotata di una dimensione multilaterale alquanto limitata, (b) che essa è principalmente rivolta a difendere gli interessi dell’Unione europea e (c) che non è inserita in una prospettiva globale che tenga conto, per esempio, dei forti legami strategici esistenti tra Mediterraneo, Medio Oriente e Golfo. Tale analisi è corredata da alcune conclusioni policy-oriented e raccomandazioni, distribuite nei vari capitoli del libro, che appaiono particolarmente rilevanti tanto in ambiente accademico che nelle camere decisionali a livello europeo.

M. Comelli, A. Eralp and Ç. Üstün, The European Neighbourhood Policy and the Southern Mediterranean, Middle East Technical University Press, Ankara July 2009.

Silvia Colombo è assistente alla ricerca dell'Istituto Affari Internazionali.