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Obama un anno dopo. Tre libri a confronto
Adriano Metz

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A un anno dall’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, il 4 novembre, escono, o tornano di attualità, in Italia libri dedicati al primo nero alla Casa Bianca e alla ‘sua’ America: libri che rispecchiano tutti, seppure in misura diversa, le aspettative suscitate dall’irresistibile ascesa del senatore dell’Illinois e che non riflettono il calo di popolarità accusato dal presidente Obama in patria (ma non in Europa).

Gli autori sono tutti giornalisti che, come corrispondenti o inviati, raccontano agli italiani l’America di Obama e conoscono, quindi, bene il ‘continente America’ e il ‘fenomeno Obama’. Titoli e testi in cui ritroviamo la sorpresa e l’entusiasmo della campagna presidenziale e l’attesa e la speranza dell’elezione e dell’insediamento, più che le difficoltà e anche gli intoppi dei primi nove mesi trascorsi alla Casa Bianca cercando vie d’uscita alla crisi dell’economia e provando a imboccare percorsi di pace o almeno di dialogo su fronti internazionali incancreniti, l’Iraq e l’Afghanistan, l’Iran, il Medio Oriente.

Finora, il presidente Obama non ha avuto lo stesso successo del candidato Obama: non ha ancora convinto i suoi connazionali ad accettare la riforma sanitaria; e non ha vinto la guerra “dei cuori e delle menti” in Afghanistan, né ha indotto al dialogo il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, né ha sbloccato il negoziato tra israeliani e palestinesi. Ma il presidente Obama resta un simbolo di speranza come lo era il candidato Obama e un interprete e protagonista del ‘sogno americano’: l’assegnazione del Nobel per la Pace, il mese scorso, testimonia che il Mondo gli mantiene fiducia.

Il Paese di Obama di Maurizio Molinari (Laterza, 196 pp, 15 euro) racconta, fin dal sottotitolo, “com’è cambiata l’America” con l’avvento di Obama: “In una notte - ricorda Molinari - si è passati da George W. Bush a Barack H. Obama e il mondo s’è scoperto diverso”.
Il libro è un viaggio in dieci capitoli per conoscere i luoghi, incontrare le persone, vedere da vicino l’America che sta costruendo il suo nuovo sogno, che è un po’ anche il nostro nuovo sogno.
Molinari, corrispondente de La Stampa dagli Stati Uniti dal 2001, è autore prolifico (dal 2003, viaggia alla media di un libro l’anno) e giornalista attento e attivissimo: in America, ha intervistato grandi leader politici ed economici, ha raccontato la vita e la politica alla Casa Bianca e nei palazzi del potere di Washington, il disastro di Katrina, la crisi di Wall Street e le ultime campagne elettorali.

Good Morning America di Gerardo Greco (Sperling & Kupfer, 213 pp, 18,50 euro) si autodescrive nel sottotitolo come “un viaggio sulle tracce del nuovo sogno americano”.
L’autore, che nasce come cronista del GrRai, è da tempo corrispondente del Tg2 da New York: come Molinari ha sul computer, Greco ha sul microfono i nastrini delle ‘campagne’ di Afghanistan e Iraq, della presidenza Bush, dell’ascesa di Obama.
Il suo libro, Greco lo spiega così: “Dopo il ritrovamento delle carte di mio nonno decisi di mettermi a cercare, di seguire le tracce di chi mi aveva preceduto. Volevo anch’io una storia americana da raccontare e, soprattutto, volevo capire se il Sogno Americano esiste ancora. Barack Obama ha detto che gli Stati Uniti si devono riappropriare di questo sogno e io ho voluto comprendere in che cosa consiste”.

Barack Obama, l’uomo del destino di Franco Ferraro (autopubblicato, 160 pp) è un’opera più centrata sulla figura di Obama e sulla campagna che lo portò alla Casa Bianca.
Ferraro, caporedattore di SkyTg24, il giornalista che ogni week-end racconta in Seven una settimana d’attualità internazionale, seguì come inviato negli Stati Uniti la discesa in campo del senatore dell’Illinois e gestì, fra l’altro, le dirette televisive dei decisivi dibattiti col candidato repubblicano John McCain.
Il suo libro è una storia di Obama, ma è soprattutto la storia dei 600 giorni che separano l’annuncio della candidatura alla nomination, a Springfield, Illinois, il 10 febbraio 2007, e la vittoria nelle presidenziali del 4 novembre 2008: “600 giorni nei quali - scrive Ferraro - Obama, classe 1961, nato a Honolulu da padre keniota e madre bianca americana, spazza via previsioni e pregiudizi, zittisce cassandre e soloni, viaggia da solo verso Pennsylvania Avenue”.