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MICHAEL YAHUDA Sino-Japanese Relations After the Cold War
Claudia Astarita

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Come possono due tigri condividere la stessa montagna? È questa la domanda cui Michael Yahuda cerca di rispondere con il suo interessante libro sulle relazioni tra Cina e Giappone dopo la Guerra Fredda. Quest’ultima viene identificata come un periodo chiave nell’evoluzione dei rapporti tra questi due paesi che - proprio in quella fase, da potenze “paritarie” - si ritrovarono costretti a studiare un nuovo modo per convivere in Asia.

Tra i pregi di questo libro vi sono certamente la sua visione storica, che permette di analizzare l’evoluzione dei rapporti tra Cina e Giappone da una prospettiva nuova, e il tentativo di coprire tutti i settori, dalla politica all’economia, in cui le due nazioni sono solite interagire.

Yahuda sostiene che nonostante la Cina appaia sempre più determinata a ricorrere anche alla forza per mettere in discussione l’integrità territoriale del Giappone e ridurre il suo peso regionale, le probabilità che la tensione degeneri in un vero e proprio conflitto non sono poi così elevate. Questo perché Pechino non può permettersi di pagare il prezzo altissimo di un eventuale congelamento della strettissima collaborazione commerciale che intrattiene con il Sol Levante.

Yahuda non si limita a raccontare l’evoluzione contemporanea dei rapporti tra Cina e Giappone, ma ce ne dimostra la complessità spiegando come questi rapporti siano stati influenzati negli anni da problematiche storiche, dai singoli nazionalismi, da questioni politiche, economiche, strategiche e sociali, e che questi fattori non possono essere compresi del tutto senza essere messi in relazione l’uno con l’altro.

Questo libro confuta una serie di convinzioni, sempre date per certe e che invece non descrivono in maniera accurata la realtà e gli equilibri dell’Asia del Nord. L’autore dimostra come in più di un’occasione le tensioni tra i due paesi siano derivate da problemi di governante o da un cambiamento delle priorità di uno dei due interlocutori, cambiamento non necessariamente legato a comportamenti o provocazioni dell’altro. Yahuda dimostra anche come - allo stesso tempo ma in altri contesti - reazioni negative siano emerse come conseguenza di una reciproca errata interpretazione dei comportamenti altrui.

Questa è forse la tendenza più costante che emerge dall’analisi dell’evoluzione dei rapporti tra Cina e Giappone. Entrambi i paesi sono stati tuttavia in grado di gestire la minaccia che identificavano nell’altro, e ciò anche grazie al desiderio di consolidare - per interessi personali e per motivi di equilibrio regionale - una relazione economica così conveniente.

Yahuda sottolinea come però oggi una serie di problematiche apparentemente minori rischi di far salire la tensione tra i due paesi, gettando le premesse per uno scontro diretto. Ecco perché, oggi più che mai, le pressioni dei gruppi nazionalisti andrebbero tenute sotto controllo, e i politici dovrebbero trovare strategie innovative, superando l’approccio antagonista mantenuto in passato nei confronti della potenza rivale.

Michael Yahuda, Sino-Japanese Relations After the Cold War. Two Tigers Sharing a Mountain, Routledge, 2014, x, 146 p. (Routledge Studies in Extremism and Democracy 20).

Claudia Astarita insegna Culture and Business Practice in Asia alla RMIT University di Melbourne e si occupa di India per il Centro militare di studi strategici (CeMiSS) di Roma.