Terroristi forever

17 Ott 2017 - Dal blog Segnali di fumo di Stefano Silvestri

La minaccia più sentita dagli europei sembra sia quella del terrorismo islamico. Ma in realtà questo terrorismo di islamico sembra avere solo l’etichetta, appiccicata alla meglio. Non che il terrorismo “islamico” non esista: ci sono pochi dubbi sui protagonisti di antiche guerre settarie e di nuove lotte di potere per il controllo di territori e governi in Medio Oriente, in Africa e in molti paesi dell’Asia meridionale. In queste aree l’Islam si sta lacerando in guerre civili “religiose”, costellate di attentati terroristici.

Ma in Europa? Tra i tanti attentati di questi ultimi anni, uno solo, a mia memoria, è stato diretto contro un anziano prete cattolico, nella campagna francese e pochi di più contro obiettivi genericamente identificabili come ebraici. Assenti sembrano anche le motivazioni settarie che mettono l’uno contro l’altro gli islamici asiatici ed africani, nei loro paesi. E neanche il terrorista più sciocco o sprovveduto può pensare seriamente che il suo attentato aprirà la strada per il trionfo dell’Islam in Europa.

Certamente, l’Isis o Al-Qaida sono prontissimi a rivendicarne le gesta, specie l’Isis, da quando sta subendo gravissime sconfitte in Siria ed Iraq che ridicolizzano l’idea stessa del nuovo califfato. In alcuni casi abbiamo visto all’opera degli ex-miliziani di ritorno in Europa che hanno mobilitato un po’ di mano d’opera locale tra parenti e amici, ma queste operazioni mediatiche non fanno una guerra di religione.

Recenti studi condotti sul profilo di questi terroristi, e interviste con quelli attualmente in carcere in Francia hanno evidenziato una scarsissima cultura religiosa. Alcuni, come Olivier Roy, parlano esplicitamente di nichilismo, della ricerca spasmodica di un avversario purchessia al fine di giustificare la propria esistenza politica. E’ un fenomeno ben noto in Europa, che in passato ha alimentato il nazismo e il fascismo e che ha profonde radici filosofiche.

Oggi, l’ingresso di una maggior numero di immigrati di cultura islamica nelle società europee consente ad alcuni di utilizzare questa etichetta, alla pari di quei terroristi che utilizzano etichette marxiste, suprematiste, anarchiche o altre ancora. Non è una guerra di religione ma un problema di crescita di una società multiculturale. Ma non facciamoci illusioni: per quanto si faccia, ci sarà sempre una minoranza convinta della bellezza e bontà della violenza, anche di quella suicidaria.