Patrimonio culturale: l’Europa ci punta nel 2018

3 Gen 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Tempo fa chiacchieravo con altri studenti. Una ragazza poco più che ventenne sosteneva che, dopo tanti viaggi in Europa, le sembrasse di “essere sempre a casa”, come se un fil rouge attraversasse i Paesi dell’Ue. Quella frase mi ha colpito molto: ci ho pensato e, nonostante la mia collega l’avesse espressa con un senso di noia, sono arrivata alla conclusione che per l’Unione europea fosse un commento positivo, ma, come al solito, mal comunicato.

Mi spiego. Quello che rappresenta una grande risorsa e un grande traguardo (cioè avere raggiunto un’identità culturale europea che non manca di varietà interna) non viene ancora compreso appieno dagli artefici di quel risultato, noi cittadini europei.

In onore della ‘nostra’ Europa nel 2018 celebreremo l’Anno europeo del patrimonio culturale. Quando si parla di patrimonio culturale si pensa sempre a un concetto che è quasi un’idea astratta. Eppure di astratto non hanno nulla i 300.000 impieghi offerti dal settore, senza contare i 7,8 milioni di posti di lavoro collegati al patrimonio culturale.

Tangibili sono anche gli 8 milioni di euro stanziati in dotazione aggiuntiva al budget annuale per il Programma Europa Creativa, da reinvestire progetti a breve e lungo termine e in un palinsesto di più di 8000 eventi in giro per l’Europa.

Ma non basta. La definizione europea di patrimonio culturale sta cambiando: non c’è solo cultura, si parla anche di ricerca, tecnologia, digitale, creatività, imprenditoria. L’Unione europa è ancora carente della coesione legislativa e identitaria che crea un legame solido.

Mancano delle vere e proprie politiche comunitarie sul patrimonio culturale. Non esistono ad oggi linee guida comuni per ciò che riguarda la tutela, la documentazione, la legislazione e la ricerca sulla valorizzazione del patrimonio culturale, e non c’è un riconoscimento per le figure professionali ad esso correlato. Scarseggia un dialogo sulla salvaguardia: cambiamenti climatici, conflitti sociali e traffici illegali minacciano ogni giorno il nostro patrimonio.

Da questo 2018 mi aspetto, io come molti altri, interventi più armonici sul patrimonio, insieme a tanto impegno da parte di tutti per la sua valorizzazione. Perché di eventi e iniziative ce ne sarà bisogno nel 2018 e negli anni che verranno, per ricordare al resto del mondo (e a noi stessi) che di ricchezza, sia materiale che immateriale, l’Europa è piena. Va tutelata, tramandata, ereditata dal passato e vissuta nel quotidiano; e soprattutto celebrata.
Sara Corrieri