L’Italia come un film, ma senza premi

9 Ago 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Quest’anno, il cinema all’italiana non è stato apprezzato da tutti. De gustibus… La Francia ha gradito: al Festival di Cannes, i film nostrani in gara erano ben tre, Dogman di Matteo Garrone, Lazzaro felice di Alice Rohrwacher ed Euphoria di Valeria Golino. Meno bene per il Premio Lux dell’Ue, riconoscimento cinematografico che dal 2007 viene assegnato al miglior film di produzione europea. Quest’anno l’Italia è assente fin dal principio, fin dalla proposta dei dieci film da valutare e poi premiare. Come mai? Forse è l’annata a essere un po’ sfortunata.

La selezione dei film è stata fatta, come ogni anno, da un gruppo di 17 persone del settore, scelte a loro volta dalla Commissione per la cultura e l’educazione del Parlamento europeo. Ciò che colpisce è l’occhio di riguardo per la figura femminile e il voler trovare la novità e la profondità nell’affrontare determinati temi di attualità degni di attenzione. Il primo film è Styx di Wolfgang Fischer, prodotto dalla società berlinese Schiwago Film in coproduzione con l’azienda viennese Amour Fou. Styx è la storia di una donna, un medico, da sola in mezzo all’oceano. È l’esatta fotografia dell’incubo odierno, quello dei morti in mare, dei migranti privati di soccorso e respinti. Lei salva una ragazzina africana che si era gettata in mare dal gommone sul quale viaggiava.

Il secondo candidato è The other side of everything della regista serba Mila Turajlić. Una vera e propria documentazione storica dell’ex Jugoslavia degli Anni ’90: la regista ha scelto di girare tutte le scene nella casa di sua madre a Belgrado, inserendo, inoltre, filmati di repertorio unici. Anche in questo caso, la protagonista è una donna, una madre, un’attivista serba che lotta in nome dei diritti civili.

Terzo finalista è Woman at war, l’action movie del regista irlandese Benedikt Erlingsson. Il titolo parla da solo, ci dice che c’è una donna in guerra. Ancora una volta. Una combattente clandestina, che viene accusata di terrorismo per il fatto di voler difendere la sua terra contro le multinazionali che devastano l’ambiente. Ecco un altro tema attualissimo. E non solo questo. A sconvolgere la scena e a spezzare il ritmo già incalzante della narrazione c’è una bambina ucraina: la richiesta di adozione di quattro anni prima della donna è stata accettata. La piccola aspetta la sua ‘nuova’ mamma.

Il vincitore sarà scelto da una giuria composta da tutti i membri del Parlamento europeo e verrà annunciato il prossimo 14 novembre a Strasburgo.

Vedere questi film è necessario, nonostante questa volta non si tratti di made in Italy, perché potrebbero aprire gli occhi al Bel Paese che proprio negli ultimi mesi – non più soltanto giorni o settimane – è protagonista di situazioni che fanno paura. Allora perché la maggioranza non trema? Ah, già. Non è un film e non riceverà mai nessun premio.

Carmen Baffi