Informazione e violenza sulle donne: il Manifesto di Venezia

10 Nov 2017 - Dal blog WIIS di Women In International Security

È nato prima dell’esplosione del caso Weinstein e delle sue code, quando sulle pagine dei nostri giornali e sugli schermi delle nostre televisioni abbiamo sentito parlare di donne vittime di violenza con l’ormai consueto linguaggio intriso di stereotipi e pregiudizi. Il Manifesto di Venezia, ultima carta deontologica dedicata a giornalisti e giornaliste, vuole evitare l’uso di un linguaggio che, più o meno inconsapevolmente, diventa veicolo di disparità e asimmetria di genere.

La lotta contro le violenze sulle donne passa anche dalle parole, quelle usate contro di noi o per parlare di noi. La stessa convenzione di Istanbul, condannando la violenza domestica e ogni forma di violenza sulle donne, insisteva sulla prevenzione e sull’educazione. Ecco perché l’associazione GIULIA Giornaliste si è fatta promotrice, su proposta del sindacato giornalisti veneto, della redazione di questo Manifesto per il rispetto e la parità di genere nell’Informazione.

Rispetto della deontologia, no al sensazionalismo, a cronache morbose, a divulgare i dettagli della violenza, no all’uso di termini fuorvianti come “amore”, “raptus”, “gelosia” per crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento. No alle strumentalizzazioni con la distinzione di “violenze di serie A e di serie B” in relazione a chi sia la vittima e chi il carnefice. Questi alcuni degli impegni che si assumono firmatari e firmatarie del Manifesto che verrà ufficialmente presentato a Venezia, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne.

Tra gli obiettivi della Carta, anche uno particolarmente caro a noi di WIIS Italy: il raggiungimento della “par condicio di genere” nei talk show e nei programmi di informazione. E, aggiungiamo noi, la parità di penna quando si scrive di politica internazionale. Un obiettivo ancora molto lontano, anzi lontanissimo, visto che le firme femminili sulle prime pagine dei giornali e dei siti che monitoriamo quotidianamente sono decisamente minoritarie. I nomi delle donne interpellate con costanza a commentare eventi internazionali sono così pochi che potrebbero stare nelle dita di una mano.

Questa quasi assenza delle donne nel dibattito che i media mainstream dedicano alla politica internazionale contribuisce a rafforzare quel pregiudizio secondo cui le donne sono estranee a questo settore. Un pregiudizio da combattere non solo per raggiungere la parità di genere, ma soprattutto per sostenere attivamente il contributo delle donne nel settore della pace e della sicurezza internazionale.

Per chi, come noi, osservando la Storia ha notato che il maggior peso conquistato dalle donne negli ultimi secoli è stato uno dei più importanti fattori di progresso e di crescita per le società che hanno conosciuto e promosso tale evoluzione, questo è un ulteriore passo in avanti da compiere, lungo un percorso tutt’altro che completato.

Azzurra Meringolo Scarfoglio