Gli ulivi cresceranno su Marte con Enea

9 Giu 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

In futuro si potranno coltivare gli ulivi in ambienti estremi, perfino su Marte. Non è la trama di un film di fantascienza, ma il risultato del lavoro dei ricercatori dell’Enea, che nel Centro Ricerche di Portici (Napoli) hanno da poco ultimato il brevetto ‘Microcosmo’: un simulatore capace di riprodurre in laboratorio le condizioni di un campo coltivato, ma al chiuso, così da poter essere replicato anche in luoghi ostili come un centro commerciale, un deserto o perfino un altro pianeta. In passato sono stati già realizzati ‘orti spaziali’, capaci di fare crescere piante erbacee e ortaggi, come patate, lattuga e basilico, ma ora grazie all’Enea la lista delle specie coltivabili nello spazio si estende alle piante legnose, come gli alberi di ulivo.

Il brevetto, messo a punto in collaborazione col Gruppo Fos, è nato nell’ambito del Laboratorio pubblico-privato Tripode, un progetto finanziato dal Programma operativo nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013 per le Regioni della Convergenza, e sarà ulteriormente sviluppato all’interno del progetto ‘Isaac – Innovativo Sistema illuminotecnico per l’Allevamento di vegetali in Ambienti Chiusi e per migliorare il benessere umano’.

Il progetto Isaac, finanziato dal programma europeo Horizon 2020 per un importo complessivo di € 4.785.574,92 e nato dalla collaborazione di Enea, Gruppo Fos e Becar S.r.l, ha l’obiettivo di realizzare in tre anni, a partire dal primo ottobre 2017, un prototipo di sistema per l’allevamento sostenibile di piante al chiuso e un prototipo di sistema illuminotecnico su base Led e Oled. Ciò permetterà non solo la coltivazione di piante a scopi alimentari e farmaceutici in ambienti finora impensabili, ma anche di “chiudere quanto più possibile il ciclo della materia, minimizzando il consumo di risorse ed il ricorso a dispendiosi input energetici”. (https://sostenibilita.enea.it/)

Horizon 2020 è stato ideato per favorire la ricerca scientifica e l’innovazione nei Paesi europei. Con un fondo di 80 miliardi per sette anni (2014-2020), il programma mira a sviluppare la ricerca soprattutto in tre settori: eccellenza scientifica, leadership industriale e sfide per la società. Una parte di questi fondi andranno a finanziare quindi il lavoro di Enea, permettendo ai suoi ricercatori di lavorare per rendere possibile la coltivazione su larga scala di piante in ambienti chiusi.

Ora che Horizon 2020 sta per concludersi che cosa ci si deve aspettare per il futuro? La proposta del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 fa ben sperare: si prevede infatti di aumentare i fondi destinati alla ricerca, con un budget di 97,6 miliardi, invece degli 80 attuali. E’ ancora solo di una proposta, ma Isaac è l’esempio di come la ricerca italiana, anche con i finanziamenti Ue, possa contribuire al progresso scientifico.

Maria Teresa Gasbarrone