Europa 2020: verso Ue ‘rinnovabile’

12 Feb 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

Con ben quattro anni di anticipo l’Italia e altri dieci Stati Ue hanno raggiunto l’obiettivo nazionale previsto per il 2020: è questo il dato più interessante (e positivo) emerso dalle statistiche sulle energie rinnovabili pubblicate da Eurostat a gennaio. Nel 2016 è raddoppiato il consumo di energia da fonti rinnovabili rispetto al 2004 (primo anno di cui sono disponibili dati), arrivando al 17% del consumo finale lordo, a fronte dell’obiettivo del 20% entro il 2020 e del 27% entro il 2030).

Buone nuove, senza dubbio, ma da qui a dire che l’Unione europea possa considerarsi ‘arrivata’ sull’ambiente ce ne vuole. E l’impegno parte da una lettura più critica dei dati Eurostat, che va oltre gli importanti ma relativi risultati.

Nonostante la sensibile crescita delle rinnovabili solare ed eolica, buona parte dell’aumento della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili è ancora imputabile alle biomasse, fonti ampiamente discusse e  criticate in termini di sostenibilità e impatto ambientale. Scarseggiano inoltre risultati evidenti nel processo di riduzione dell’uso di fonti fossili che, nonostante un importante calo dall’83% nel 1990 al 73% nel 2015, continuano a fornire quasi i tre quarti dell’energia consumata in Europa.

Non possono sfuggirci neanche le percentuali dei Paesi in fondo alla classifica, che mostrano risultati ben distanti dal target da raggiungere in meno di due anni. Tra i ‘cattivi della classe’ la Germania, che è al 14,6%  (e deve arrivare al 18%), Francia (15,2% su 23%), Spagna (16,2 su 20%), Belgio (7,9 su 13%) e Olanda (5,8 su 14%).

Neanche l’Italia è al sicuro da una pesante ‘nota in condotta’. Nonostante i buoni risultati sulle rinnovabili, il 30 gennaio è stato convocato a Bruxelles dal commissario all’ambiente Karmenu Vella il vertice sulla qualità dell’aria con i nove Paesi, tra cui l’Italia, in infrazione per i livelli eccessivi di smog.

Nonostante il pacchetto di misure definite negli ultimi mesi, presentato dal ministro Galletti al tavolo europeo, l’Italia avrebbe sforato di gran lunga, sia nei tempi che nei limiti ambientali. Alla luce di quanto accaduto la probabilità che la Commissione porti l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per le insufficienti risposte all’emergenza smog è concreta. E l’ultimatum di Vella pure.

Non basta convincersi di stare facendo bene per ottenere risultati concreti. Dal 2008 l’Ue ha definito su ambiente ed inquinamento misure ambiziose, ma non abbastanza; e il 2020 da traguardo si sta trasformando, anno dopo anno, in un punto di partenza.

Sara Corrieri