Onu e donne, empowerment e power

7 Ott 2018 - Dal blog Con-te-sto di Maria Laura Conte

Applausi e pugni battuti sui tavoli sono arrivati, in un evento istituzionale all’Onu a NYC sul ‘women empowerment’ promosso da AVSI e NPWJ, quando la first lady del Gambia ha ripetuto quasi gridando la parola ‘power‘: le donne devono decidersi a prendere il potere, ha detto. Da empowerment va estratto, come una pepita d’oro, il power e su questo va concentrata l’azione, la lotta tra chi non vuole cederlo e chi sarebbe ora che lo pretendesse. Lo sottolinea anche Emma Bonino: “Enough is enough”.

Quando la lady fricana, militante esperta, ha deciso che era ora di dare la sveglia in sala, ha premuto il tasto giusto. Il suo fascino composto di energia e rabbia ha afferrato tutti. Parola eccitante ‘potere’, che rimanda a una lista di temi: ambizione, aspirazione a libertà, sviluppo, riscatto, egemonia. E se si accompagna a questioni di sesso, sono fuochi di artificio. Non per niente l’Economist ha da poco dedicato una copertina a “Sex and Power”, affermando che il movimento #MeToo è il vero primo erede delle suffragette.

Il punto è che potere è termine multiplo, che la moglie del presidente di un Paese emergente visualizza in modo diverso dall’assistente sociale o dalla madre-casalinga di uno slum della periferia di Kampala. Dalle testimonianze delle signore del ‘field’ si evince che l’empowerment ha a che vedere con la conquista della stima di sé che rende irriducibili rispetto alle circostanze esterne; con la capacità generativa per cui quando una donna è certa del suo valore – a prescindere da quello che fa o da quello che gli altri le riconoscono – libera tutta la sua energia, la mette a disposizione della sua riuscita come persona, dei vicini, della comunità e avvia un processo che contagia e abbatte muri. Su questo poi attecchisce il resto: il lavoro, l’indipendenza economica, la volontà di avviare un’impresa o di dedicarsi alla politica.

In cooperazione, dopo decenni di promozione di corsi per sarte e parrucchiere, si comincia a rilevare che queste proposte perpetuano stereotipi patriarcali. E quindi andrebbero sostituite con corsi di finanza o di IT. Ma ecco che si affaccia il rischio di riscivolare nel mantra: “So io che cosa è bene per te”; e si dimentica il soggetto: le donne e il loro desiderio. Lungo questa china del non-più-parrucchiere, si può arrivare per assurdo a discriminare la donna che volesse invece fare proprio quel mestiere. Esistono donne così, anche se, nella sede di UN women, a Manhattan (paradossalmente nel grattacielo dove è stato girato Superman), sembra siano considerate cavernicole, culturalmente arretrate.

Meriterebbe un’indagine l’idea di donna che hanno nell’agenzia dell’Onu che per eccellenza lavora per il women empowerment, nelle cui toilette all’utente sono offerti gratis, accanto a dentifricio e salviette, i profilattici. Sex and em-power, appunto.