Corpo solidarietà scommessa win-win

3 Ott 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

La plenaria di settembre del Parlamento europeo ha approvato i finanziamenti per la piena realizzazione del Corpo europeo di solidarietà (Esc), in fase di sperimentazione da un anno. Il progetto è stato descritto da molti come un servizio civile europeo e per certi versi ci assomiglia. Riguarda giovani europei dai 18 ai 30 che potranno fare esperienze di volontariato e apprendistato, dai due mesi a un anno, in altri Paesi dell’Unione o limitrofi. Il Parlamento ha stanziato 375,6 milioni di euro per il biennio 2018-2020, con l’obiettivo di aumentare successivamente il finanziamento. I fondi serviranno quasi esclusivamente a pagare le borse ai partecipanti.

I campi coperti dal Corpo di solidarietà vanno dall’accoglienza ai migranti a progetti di ricostruzione, da iniziative culturali a quelle dedicate all’ambiente. L’Unione finanzia già qualcosa di simile: lo Sve (Servizio volontario europeo) e in più i progetti di Erasmus+. L’obiettivo è di sostituire completamente lo Sve, mantenendo Erasmus+, di cui non verranno toccati significativamente i fondi.

La vera novità dell’Esc è la creazione di un database permanente sul Portale europeo per i giovani nel quale i futuri partecipanti si registrano caricando il proprio curriculum. Potranno così candidarsi per una particolare esperienza di volontariato, ma anche essere contattati in caso di bisogno, come emergenze e catastrofi naturali.

Le fonti per adesso riferiscono di quasi 7000 volontari che hanno già preso parte ad almeno un’attività, mentre a registrarsi sono stati in 72.000. L’Italia è capofila per numero di persone attive sul proprio territorio e seconda per numero di utenti registrati. Nel nostro Paese uno dei progetti più importanti ha riguardato Norcia, una delle città colpite dal terremoto del 2016, e uno si sta svolgendo in Piemonte, con i volontari chiamati alla manutenzione degli argini del Po.

Gli obiettivi dichiarati del Corpo di solidarietà sono garantire la crescita personale e professionale di chi partecipa, aumentare la coesione tra le diverse parti d’Europa offrendo sostegno a persone o zone vulnerabili e a progetti socialmente utili. Un tipo di strategia win-win nelle intenzioni dei promotori: ovvero che porta benefici a tutte le parti in causa. Il progetto a regime punta a raggiungere i 100.000 partecipanti in tre anni, attingendo da un bacino stimato di un milione e mezzo di giovani che fanno ogni anno volontariato all’estero.

Il tutto è molto ambizioso ed è lecito pensare che le speranze di coesione e rilancio europeo passino di qui, se non soprattutto di qui. Temere che chi vuole un’Unione dei popoli e non dell’integrazione possa averne paura altrettanto. Che piaccia o meno, dietro progetti come questo c’è ancora una certa idea di Europa che durerà almeno fino a fine maggio.

Tommaso Meo