Caso Skripal: l’agrodolce europeo

9 Apr 2018 - Dal blog Finestra sull'Europa di Studenti FiSE

L’Ue ha richiamato a Bruxelles il proprio ambasciatore a Mosca. “È altamente probabile che la Federazione russa sia responsabile”, si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo del 22 marzo 2018 sull’attacco di Salisbury contro la spia doppiogiochista russa Serghiei Skripal e sua figlia Yulia, “non vi sono spiegazioni plausibili alternative”. Dopo quelle britanniche e americane, anche nell’Ue iniziano le espulsioni. “L’Europa è militarmente inesistente, politicamente debole ed economicamente fragile. È chiaro che viva la forza di Putin come una sfida a se stessa”, ci spiega Paolo Naso, docente di Scienza politica all’Università La Sapienza di Roma. L’Unione non si poteva sottrarre ad una presa di posizione. Ma quanto è forte la decisione del Consiglio europeo?

Una forza timida
Nei documenti ufficiali troviamo la condanna alla Russia, il richiamo dell’ambasciatore europeo da Mosca e un appello al rafforzamento della sicurezza europea. L’ambasciatore russo a Bruxelles non viene espulso. È come se, non arrivando in sede di Consiglio a una scelta comune sull’espulsione dei diplomatici russi, l’Unione abbia dato l’ok a procedere a discrezione dei singoli Stati. Mandando comunque un messaggio.

Hanno risposto in 17 su 28. La maggior parte dei Paesi lo ha fatto timidamente: due espulsioni l’Italia, una Irlanda, Svezia e Belgio, ad esempio. Più decisa la reazione di Germania, Francia e Polonia: quattro espulsioni. “Solo un atto non amichevole, che non costituisce alcuna violazione di norme, sottolinea Natalino Ronzitti, docente di Diritto internazionale alla Luiss di Roma. Non c’erano, d’altronde, i presupposti legali per contromisure più drastiche.

La condanna della Russia sul caso Skripal è una delle poche scelte europee in ambito di politica estera raggiunte all’unanimità. L’atto pratico può sembrare timido, ma è stato comunque seguito dalla maggioranza. Non si è agito in anticipo, come in passato, e si è aspettato il Consiglio europeo per scegliere una linea comune, in questo caso doppia: neutralità o espulsione, ma comunque condanna. Il cuore europeo, la sinergia Germania-Francia, ha battuto all’unisono. Persino prima che la Nato rimandasse a Mosca la sua quota di diplomatici il 26 marzo.

Oltre l’Unione
Sono in tutto 154 i diplomatici espulsi tra Ue e Nato. Theresa May ha potuto saggiare e rinforzare i suoi rapporti con i Paesi europei nonostante le incrinature della Brexit. Trump ha potuto ancora una volta dimostrare che non fa sconti politici alla Russia. La Nato ritrova, se non un ruolo politico, almeno una visibilità pubblica. Nell’Est Europa, il messaggio più forte viene da fuori Ue: l’Ucraina espelle 13 diplomatici russi, terza dopo Stati Uniti (60) e Gran Bretagna (23).

Gabriele Di Donfrancesco @GabriDDC