La Camera approva l’impeachment mentre Trump condanna le violenze

14 Gen 2021 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Con il sì di tutti i deputati democratici e di dieci dei 211 repubblicani, la Camera degli Stati Uniti ha approvato la messa in stato d’accusa di Donald Trump, che è così divenuto il primo e finora unico presidente sottoposto per due volte a una procedura d’impeachment. La discussione sul capo d’imputazione e sull’avvio della procedura è durata poche ore: mai un impeachment è stato così veloce.

In un video di pochi minuti, pubblicato poco dopo, Trump, senza fare cenno al voto della Camera, condanna le violenze dell’attacco al Congresso del 6 gennaio, prende le distanze dai rivoltosi e lancia un appello agli americani a “superare gli impeti del momento”.

In una nota, il presidente eletto Joe Biden auspica che la leadership del Senato trovi modo di gestire “le responsabilità costituzionali sull’impeachment lavorando al contempo anche sulle altre urgenze di questa nazione”. Nei giorni scorsi, Biden aveva sondato i leader del Senato chiedendo di ripartire il lavoro dell’aula tra il processo di impeachment e le priorità della sua agenda, specialmente la lotta alla pandemia e la conferma delle nomine di governo.

La Camera si è espressa con 222 sì e 197 no, su 435 deputati. A fine 2019, nel voto sull’impeachment per il Kievgate, i repubblicani erano stati compatti contro. Fra i 10 sì repubblicani registrati questa volta, c’è quello di Liz Cheney, deputata del Wyoming, numero tre della gerarchia repubblicana alla Camera e figlia dell’ex vice di George W. Bush, Dick Cheney.

Il leader della minoranza repubblicana Kevin McCarthy ha riconosciuto la responsabilità del presidente negli incidenti del 6 gennaio, opponendosi però ad una “inutile” destituzione a fine mandato.

L’accusa è di incitamento all’insurrezione per aver istigato in un comizio i suoi fan ad assaltare il Congresso e impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden, che ha contestato per settimane evocando inesistenti brogli elettorali e minacciando anche il segretario di Stato della Georgia. Un attacco violento costato cinque morti, diversi feriti, danneggiamenti e un vulnus senza precedenti alla democrazia americana.

Il voto è avvenuto “nella stesa scena del delitto”, come ha sottolineato un deputato. La mozione d’impeachment arriva dopo che la Camera ha approvato quella sul 25esimo emendamento. Mike Pence tuttavia si è rifiutato di invocarlo, ritenendo che non sia “nel miglior interesse del Paese” ed invitando ad evitare “azioni che dividerebbero e infiammerebbero ulteriormente la passione del momento”. La seconda messa in stato d’accusa di Trump ha però ricevuto un crescente consenso tra i repubblicani.

La chiave di volta potrebbe essere il potente leader repubblicano al Senato Mitch McConnell, che in privato ha detto di vedere di buon occhio l’impeachment, ritenendolo fondato e utile per aiutare il partito a voltare pagina. Se confermasse pubblicamente la sua posizione, potrebbe aprire una grande breccia tra i suoi, consentendo forse di arrivare alla maggioranza dei due terzi per la condanna.

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