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Albania: rimpasto di governo e lotta al narcotraffico
Tsai Mali
19/03/2017

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In Albania, il premier (e leader del partito socialista) Edi Rama mette mano a un rimpasto di governo in vista delle elezioni legislative del prossimo 18 giugno.

All’inizio, sembrava che si sarebbero dimessi i sette ministri che hanno incarichi di coordinamento nel partito; alla fine, sono invece finiti nella lista sacrificale in quattro: non solo il fido Saimir Tahiri (discusso titolare degli Interni fino ad allora ritenuto intoccabile), ma anche Ilir Beqaj (Sanità), Blendi Klosi (Welfare) e Blendi Cuci (Affari locali).

Nell’abituale video settimanale pubblicato sui social network per ripercorrere gli eventi salienti della settimana, Rama è stato insolitamente parco di parole e di spiegazioni, ma ha escluso qualsiasi malcontento nei confronti delle performance dei quattro ministri.

Nessuna pressione dagli alleati di governo e nessuna concessione all’opposizione, che boicotta tutti i lavori parlamentari e dalla piazza chiede ogni giorno la formazione di un esecutivo tecnico che porti il Paese al voto. I ministri che lasciano l’incarico hanno “la più positiva considerazione” del premier e sono ora chiamati ad affrontare “con rinnovate energie e presenza costante” il carico straordinario di impegni dell’imminente campagna elettorale.

Traffici di droga con l’Italia
L’improvvisa decisione del premier Rama di rivedere la squadra governativa ha lasciato perplessi non solo gli stessi protagonisti (“Non ho mai dato le dimissioni, né qualcuno me le ha mai chieste”, twittava Tahiri appena la sera prima del turnover), ma l’intera opinione pubblica.

A Tirana, però, su una sola cosa non ci sono dubbi. Estendere la manovra a quattro ministeri è parso da subito come un maldestro tentativo di coprire il fatto principale; l’unico a lasciare il governo doveva essere il titolare dell’Interno, da tempo nell’occhio del ciclone per presunti legami con la criminalità organizzata e soprattutto per l'impotenza di fronte al fiorente fenomeno della coltivazione della cannabis nel Paese.

Nell’agosto del 2014, un blitz a sorpresa della polizia di Tahiri espugnava Lazarat, portando nella famigerata “capitale albanese della cannabis” i riflettori dei media nazionali e internazionali e facendo pensare ad una prossima risoluzione dell’annoso problema delle coltivazioni nel Paese, ma evidentemente quella mossa non è bastata a frenare il fenomeno e i segnali di allarme sono diventanti sempre più frequenti.

Così, lo scorso dicembre, il procuratore antimafia di Lecce Cataldo Motta, in visita a Tirana, ha invocato una collaborazione più intensa con le autorità albanesi alla luce “dell’incrementato traffico di sostanze stupefacenti sia di provenienza albanese che di altre regioni”.

Un mese fa, anche il capo della missione Osce in Albania, Bernd Borchardt, ha affermato in un’intervista televisiva che il fenomeno della coltivazione di cannabis negli ultimi anni è aumentato e che il traffico di narcotici mette in circolo più di 2 miliardi di euro. Denaro sporco, ha sottolineato, che può essere utilizzato per la compravendita di voti e di deputati.

A inizio marzo, invece, il procuratore nazionale antimafia italiano Franco Roberti ha dichiarato, al termine di una visita, che “il traffico di sostanze stupefacenti nella rotta tra Albania e Italia negli ultimi anni è andato crescendo esponenzialmente”, ed ha annunciato la nomina di un magistrato italiano di collegamento a Tirana allo scopo di rendere più efficiente e tempestiva la collaborazione tra i due Paesi.

A fronte delle accuse di intenzionale inoperosità nel contrastare il traffico di narcotici, Saimir Tahiri ha comunque messo in atto una profonda riorganizzazione della Polizia di Stato, notoriamente inefficiente e corrotta, nel tentativo di garantire un più rigoroso rispetto delle regole e delle leggi.

Tahiri era insomma diventato una figura centrale del governo ed ha goduto in ogni circostanza del sostegno incondizionato di Rama. Anche per questo, la decisione di sospenderlo dal governo a pochi mesi dalle elezioni per affidargli compiti di partito, a Tirana non ha convinto nessuno.

Elezioni per Parlamento e capo dello Stato
Al di là della manovra, l’incertezza e il nervosismo che hanno animato di recente la capitale albanese hanno dimostrato che, da un lato, Rama non ha rivali all’interno del partito e che i socialisti sembrano disposti a seguirlo anche nelle improvvisazioni governative; ma dall’altro, i rapporti all’interno della coalizione di governo sono sempre più incerti. Proprio da questa instabilità - mettono la mano sul fuoco gli opinionisti di Tirana - originerebbero le pressioni per la rimozione di Tahiri.

Certo è che, al momento, il Movimento per l’integrazione europea di Ilir Meta, principale alleato del Ps, non ha ancora sciolto la prognosi sul futuro dell’alleanza, rimandando la decisione ad un congresso che non ha ancora una data.

Nei prossimi mesi, invece, oltre alla definizione delle alleanze e prima ancora del voto per il rinnovo del Parlamento, le parti dovranno trovare l’accordo anche per concludere la riforma elettorale avviata e, soprattutto, per eleggere il nuovo capo dello Stato.

Con l’opposizione autoreclusa nel tendone allestito in piazza, e isolata a causa della propria incapacità di rinnovarsi per diventare credibile agli occhi degli elettori, il timore è che questo rimpasto di governo sia solo il primo atto di un lungo e tormentato braccio di ferro interno alla maggioranza.

Le nuove nomine
Al ministero dell’Interno arriva Fatmir Xhafaj, attuale presidente della commissione parlamentare sulla riforma giudiziaria e figura di riferimento del processo che ha portato all’approvazione, all’unanimità, della legislazione sull’ammodernamento della giustizia albanese, nel luglio scorso. Si tratta di una delle riforme più attese dall’Unione europea (Ue) nel valutare le prospettive di integrazione dell’Albania, recentemente rilanciate dal ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano in visita a Tirana.

Agli Affari locali va invece Eduard Shalsi, già capo di gabinetto e vice-sindaco di Tirana negli anni dell’amministrazione Rama e principale autore della discussa legge sull’importazione di rifiuti. Il testo è stato rimandato al Parlamento lo scorso ottobre dal presidente della Repubblica, mentre il voto definitivo in aula è slittato più volte a causa di evidenti incomprensioni all’interno della maggioranza.

Primo incarico governativo per la deputata Olta Xhaçka, al Welfare, e per Ogerta Manastirliu, anche lei nella squadra di Rama al Comune di Tirana, alla Sanità. Con queste due nomine, per la prima volta in Albania la presenza delle donne al governo supera quella degli uomini.

Questo articolo è frutto di una collaborazione editoriale tra l'Istituto Affari Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso.

Tsai Mali collabora dall’Albania con Osservatorio Balcani e Caucaso.
 
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