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Africa
Marocco: Ua e futuro Sahara occidentale
Enzo Maria Le Fevre Cervini, Francesca Cocomero
16/02/2017

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La fiducia riaccordata a Rabat durante il ventottesimo summit dell’Unione africana (Ua), svoltosi ad Addis Abeba dal 22 al 31 gennaio scorso, apre nuovi orizzonti rispetto al futuro dell’organizzazione - con il ritorno del Marocco fra i suoi ranghi - e, in particolare, all’annosa questione del Sahara occidentale.

Colonia spagnola fino al 1975, il Sahara occidentale ha assistito da allora alla divisione e alla spartizione dei propri territori, che il Marocco ha unilateralmente annesso. Un’indipendenza negata, che tuttavia il Fronte Polisario ha rivendicato il 27 febbraio 1976, proclamando la nascita della Repubblica democratica araba dei saharawi (Rasd) e il suo diritto ad autodeterminarsi.

La nuova entità, riconosciuta principalmente da Stati africani e sudamericani, si impegnò da subito in un’intensa guerriglia contro il regno di Rabat, culminata, da un lato, con la costruzione del cosiddetto “muro della vergogna”, eretto dal Marocco a scopo di difesa; e dall’altro, con il cessate il fuoco del 1991, monitorato dalla missione Onu Minurso con l’obiettivo di indire un referendum sullo statuto definitivo della Rasd nei primi mesi dell’anno successivo.

Il ricorso alle armi è stato dunque evitato sulla base della promessa di autodeterminazione fatta al popolo saharawi, ad oggi totalmente disattesa.

Una separazione durata 32 anni
L’orientamento dell’Unione africana che, a differenza del Marocco, riconosce la Rasd come Stato de facto, assieme ad altri 87 Paesi membri dell’Onu, aveva spinto Rabat ad abbandonare unilateralmente l’organizzazione nel 1984.

A porre fine a questo allontanamento durato 32 anni è stato il voto positivo di 39 su 54 membri dell’Ua, che ha scavalcato l’opposizione di Stati come l’Algeria, storico alleato della Rasd.

Già a partire dal luglio scorso, re Mohammed VI aveva ufficialmente annunciato la propria intenzione di riprendere il suo “posto naturale” in seno all’organizzazione, per “superare ogni tipo di divisione interna”. Posto al vaglio della Commissione dell’Ua, i membri dell’Unione si sono infine espressi a favore del reintegro di Rabat, che il 20 gennaio scorso ha ratificato l’Atto costitutivo dell’organizzazione, accettandone incondizionatamente principi ed obiettivi.

Le implicazioni profonde di questa riammissione dovranno dunque essere valutate alla luce del tentativo di conciliare lo spirito anticoloniale di cui l’Ua si fa promotrice con la duratura occupazione marocchina dei territori del Sahara occidentale, ancora contesi con il Fronte Polisario.

Mano tesa dal Fronte Polisario
Nonostante la persistente frizione con Rabat, il Fronte stesso si è detto favorevole al ritorno del quarantennale avversario nell’organizzazione intergovernativa, poiché fiducioso di poter esercitare in futuro maggiori pressioni sul governo di Rabat in merito all’indizione dell’atteso referendum che dovrebbe sancire la separazione delle due entità.

Ciò dimostra che, a dispetto degli sforzi di riavvicinamento tra Marocco e Sahara occidentale, nessuno dei due ha effettivamente rinunciato alle proprie pretese politiche e territoriali. I nodi della questione sul futuro del Sahara occidentale non sono ancora venuti al pettine, e ci si aspetta che il Marocco utilizzi la nuova legittimità acquisita a livello internazionale come trampolino di lancio per riaffermare le proprie rivendicazioni sul territorio indipendentista.

Aspetto, questo, ancora più verosimile se si pensa all’influenza che Rabat, sesta economia del continente, esercita in tutta l’area subsahariana, e che potrebbe avvicinare l’Ua all’agognata autonomia finanziaria. In più, i forti legami del Marocco con l’Unione europea, Ue, specialmente in materia di immigrazione, rendono il Paese un collegamento politico ed economico indispensabile per tutti gli Stati africani che intendano espandere la propria influenza al di là del Mediterraneo.

Le relazioni con l’Ue e il ruolo nella regione
Il rientro stesso del Marocco nell’Unione africana avrà certamente molteplici effetti nelle relazioni tra il paese e l’Ue. Una fruttuosa cooperazione ultracinquantennale che sul finire del 2016 ha subito una piccola battuta d’arresto, dopo che la Corte di Giustizia dell’Ue ha pronunciato una sentenza con cui ha riconosciuto che gli accordi di associazione e di liberalizzazione siglati nel 2012 fra Marocco e Bruxelles non sono applicabili al Sahara occidentale.

La Corte, chiamata ad esprimersi proprio dal Fronte Polisario, ha sottolineato come, al momento della firma dell'intesa, Bruxelles non aveva accertato se lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occidentale sotto il controllo marocchino avvenisse a beneficio della popolazione del territorio separatista o meno. Nella stessa pronuncia, i giudici di Lussemburgo hanno esortato il Consiglio a verificare che non vi fossero prove di uno sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occidentale sotto controllo di Rabat suscettibile di avere ripercussioni negative per la popolazione del Sahara occidentale, in maniera tale da compromettere i diritti fondamentali della popolazione saharawi.

Ma oltre all’economia, un importante settore di collaborazione fra Ue e Marocco riguarda la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, un ambito che ha visto più volte l’Europa che ha però portato più volte l’Europa a richiedere a Rabat un più rigoroso rispetto dei diritti umani, specie nei confronti i migranti subsahariani che transitano per il Paese diretti verso il Vecchio continente.

Il Marocco sembra voler colmare il grande vuoto di leadership nel Mediterraneo attraverso una rinnovata politica commerciale verso l’Europa e un più solido posizionamento politico nel continente africano. Il suo ritorno nell’Ua è destinato a cambiare gli assetti di potere nel continente e a dettare una nuova linea nel conflitto con il Fronte Polisario.

Vero è che il Marocco vive da più di cinque mesi una grave crisi politica che non consente al premier incaricato, Abdelilah Benkirane, di formare un governo dopo le elezioni dello scorso ottobre. Ma il processo di apertura regionale potrebbe consentire alla classe politica del Paese di ritrovare uno spirito di cooperazione interna più propositivo. Il clima generale dà timidi segnali favorevoli, dopo che il Consiglio superiore degli Ulema, massima autorità religiosa del Paese, ha aperto all’abolizione della pena di morte per apostasia: un’importante novità per i diritti umani in Marocco.

Enzo Maria Le Fevre Cervini, direttore per la ricerca, Budapest Centre for Mass Atrocities Prevention. Francesca Cocomero, assistente alla ricerca, Budapest Centre for Mass Atrocities Prevention.
 
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