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Myanmar
L’ex autista di Aung San Suu Kyi è presidente
Francesco Valacchi
20/03/2016

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La guida del primo governo democraticamente eletto dal 1962 in Myanmar sarà il braccio destro del Premio Nobel per la pace. Lo schivo e discreto economista Htin Kyaw che ha da sempre affiancato la leader della Lega Nazionale Democratica al punto da essere suo autista in occasione di numerosi spostamenti per la riorganizzazione del partito è stato eletto Presidente il 16 marzo.

La figlia del generale Aung San non poteva essere eletta Presidente a causa di una legge ad personam che impedisce di ricoprire tale incarico a chi sposa un cittadino straniero ed ha quindi promosso la candidatura di Htin Kyaw. La sua influenza sulle politiche governative del neo-eletto Presidente sarà quindi particolarmente forte come annunciato apertamente a seguito della vittoria alle elezioni di novembre.

Il peso della figura della campionessa di democrazia
Aung San Suu Kyi è stata determinante anche in questo inizio del complesso processo di democratizzazione del paese. Il Premio Nobel per la pace, nonostante l’ormai pluridecennale impegno nella lotta per i diritti umani e la democratizzazione del suo paese, per il quale ha pagato un altissimo prezzo sul piano personale, non ha certo perso lo smalto e le capacità del leader democratico.

Da novembre sino ad oggi la rappresentante della Lega Nazionale Democratica (Lnd) si è fatta carico di incontrare rappresentanze interne (come ad esempio l’incontro con le fazioni etniche tenuto assieme ai rappresentanti del governo uscente) per gestire al meglio il processo di avvicendamento delle istituzioni e attori internazionali (ad esempio l’incontro con Mr. Kurt Campbell, assistente del Segretario di Stato americano per l’Asia Orientale, successivo all’incontro col Segretario di Stato stesso).

Ma l’ormai enorme popolarità del personaggio, dimostrata appunto anche dalle attività nell’ambito internazionale e la figura di rilievo che è arrivata ad assumere in questi ultimi anni avrebbero avuto un peso forse eccessivo per poter coesistere con l’incarico istituzionale di capo del Governo in una fase tanto importante e delicata a prescindere dagli impedimenti legislativi.

Nell’attesa dell’insediamento delle nuove istituzioni Aung San Suu Kyi si era comunque impegnata a fondo anche nel ristrutturare la Lnd e a prepararne la dirigenza per affrontare i compiti prossimi venturi con a fianco il fedelissimo Htin Kyaw.

Democratizzazione: un processo in tre punti
Il nuovo governo avrà tre aspetti principali dei quali occuparsi: sviluppo economico, politica internazionale e integrazione etnica. Per quanto concerne lo sviluppo della propria economia Rangoon parte già da un buona base di Investimenti diretti esteri (Ide) dovuti allo sfruttamento delle ingenti risorse naturali e da un’ottima posizione strategica per il turismo internazionale (proveniente sia dall’Asia Orientale che dall’Europa).

La Cina rimane il primo investitore, insistendo con il 42% degli Ide, per un ammontare di circa 14 miliardi di dollari investiti attualmente su un totale di 33,67 (dati 2015).

Sarà importante per i futuri governanti mantenere l’attrattiva per la Cina che era tradizionalmente legata al regime militare, consolidando l’economia con riforme liberali, ma allo stesso tempo divenire appetibile anche per investitori europei (non legandosi quindi a doppio filo all’economia di Pechino).

E l’attrattiva per l’Europa, oltre alla novità del mercato potrebbe essere l’incentivo alla stabilizzazione di un’area chiave per la sicurezza dell’Oceano Indiano e il controllo delle rotte dei migranti.

Le riforme chiaramente devono evitare un eccessivo accentramento delle risorse economiche, nel momento dell’apertura al mercato e delle inevitabili ulteriori privatizzazioni, aggirando la pericolosa formazione di oligarchie.

Per quanto riguarda il turismo in particolare si dovrà evitare che un'esplosione incontrollata del settore crei flussi economici ingestibili o eccessivamente frammentari (ci sono alcune etnie, come ad esempio la Karen che hanno già sviluppato propri uffici turistici indipendenti). La svolta democratica porterà a una nuova articolazione dei rapporti internazionali.

Tra la Cina e l’India, Myanmar ripensa la sua politica estera
Myanmar è geopoliticamente in una posizione importantissima, trovandosi all’ingresso dello stretto di Malacca, è quindi fondamentale sia per l’India che per la Cina mantenere strette relazioni con Rangoon.

La politica estera di Myanmar è tradizionalmente vicina alla Repubblica Popolare Cinese. Tuttavia, a partire dalla seconda metà degli anni Duemila, si è assistito a un parziale raffreddamento dei rapporti con la Cina.

Allo stesso tempo, mentre la politica cinese di lotta all’estremismo del Presidente Hu causava il peggioramento delle relazioni con Rangoon, l’India si avvicinava a Myanmar paradossalmente proprio in virtù di accordi strategici per reprimere l’estremismo dei gruppi di etnia Chin (presenti sul confine indiano).

L’India ha da in passato appoggiato i movimenti democratici birmani causando alcuni screzi con il governo militare. L’assunzione del potere da parte di un governo democratico potrebbe porre quindi il dilemma di dover scegliere se spostare il proprio asse verso la Repubblica dell’India, rimanere sulle posizioni tradizionali di amicizia con Pechino o continuare a oscillare fra le simpatie dei due giganti dell’Area Pacifico.

A fianco di India e Cina si è assistito poi alla conferma dell’interesse statunitense per il paese e di quello inglese, come ribadito dalla visita - a gennaio - del Capo di Stato Maggiore della Difesa britannico.

Dai cinesi Han agli indiani: 135 gruppi etnici
Per quanto concerne la problematica etnica, ci si troverà a dover gestire la democratizzazione di un territorio che vede la presenza di ben 135 gruppi etnici riconosciuti, raggruppati in otto macro-gruppi, oltre ad alcune altre minoranze (tra cui Cinesi Han e Indiani che insieme formano il 3% della popolazione).

Nonostante la Birmania nella sua storia sia riuscita e gestire abbastanza bene le instabilità etniche grazie a forti meccanismi di integrazione: arrivando a coinvolgere le etnie nella redazione della Costituzione del paese, si sono avuti a varie riprese scontri di larga portata (come nel 1987).

La sfida del nuovo governo sarà quella di trattare univocamente con i vari gruppi etnici e trovare un accordo che soddisfi tutte le istanze, piuttosto che cercare di sfruttare il principio di “dividere per comandare” come avvenuto col governo militare.

Francesco Valacchi si è laureato in Scienze Strategiche nel 2004 presso l’ateneo di Torino ed in Studi Internazionali presso quello di Pisa nel 2013. È appassionato di geopolitica e strategia; è ufficiale in servizio permanente effettivo nell’esercito italiano.
 
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